Archivio storico dell'arte — 5.1892

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d'organismo, i più arditi di modellazione, a sostegno delle grandi finestre della crociera del duomo
di Bari. Altri ne troveremo a Ruvo, a Bitonto, a Rutigliano, a Muterà : e volendo arrivare fino al
trecento, troveremo leoni stilofori nel portico angioino della cattedrale di Altamura, e sono tra
i più grecizzanti e mansueti, come quelli di Bitetto e di Conversano. Nelle Puglie, più che in altra
regione d'Italia, perdurò l'uso di fiancheggiare con leoni le porte delle chiese, ed un bell'esempio,
nel pieno secolo xvi, lo offre Acqua vi va delle Fonti; in tutti predomina la forma tipica e tradizio-
nale della criniera a ciocche ondulate ed uncinate dei leoni normanni e del leone veneziano che
appartiene alla stessa epoca. Sorprendente perfino nell'atteggiamento è la somiglianza del leone
veneziano coi piccoli leoni d'argento che formano piede ai candelieri di cristallo di monte,
opus Veneciarum, conservati nel tesoro di San Nicola di Bari. Solo che i leoni, o le sfingi, o i
grifi normanni hanno le ali racchiuse ovvero sono apteri, servendo per lo più a sostegno di qual-

BASSORILIEVO GRECO NELLA CHIESA DELLA MINERVA A ROMA.

che cosa; il leone di Venezia invece, collocato in cima della colonna della Piazzetta di San Marco
sulla fine del secolo xn o sul principio del XIII, quando le galere veneziane guidate da Enrico
Dandolo salpavano alla conquista di Costantinopoli, aveva le ali ben libere, e guardava lontano
all'Oriente.

Disgraziatamente il bronzo, benché usato ad perpetuitatem monumentorum, fu troppo spesso
fatto venir meno a questo suo ufficio, rifondendolo sotto nuova forma. Cosi perirono chissà quanti
bronzi artistici veneziani del secolo xn e del secolo xm. Supponiamo però esservi stati fonditori
a Venezia anche nei secoli antecedenti, quando la Repubblica mandava in dono le campane al-
ali'imperatore di Costantinopoli; sappiamo che gli stessi cavalli greci, portati a Venezia nel 1204
corsero pericolo di essere fusi nel mentre giacevano all'arsenale, e furono perciò collocati sopra
l'arcata centrale della basilica di San Marco. Ora, se si voleva fondere tanta massa di bronzo,
ò certo che si sapeva di poter farne qualche cosa. La fama che i Veneziani godevano di esper-
tissimi nell'arte di fondere i metalli se l'erano, giova ripeterlo, in.qualche modo guadagnata.

Nelle Puglie invece abbiamo parecchi bronzi medioevali; e senza annoverare le porte bisantine,
intarsiate d'argento, del secolo XI, nel santuario di San Michele sul Gargano, (consorelle di quelle
della basilica di San Marco di Venezia, del duomo di Amalfi, dall'abbazia di Montecassino, della
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