Archivio storico dell'arte — 5.1892

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LA CANCELLERIA ED ALTRI PALAZZI DI ROMA

ATTRIBUITI A BRAMANTE

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ingoiare fortuna è che le leggi inesorabili della crono-
logia si abbiano tolto esse l'assunto di ritogliere a Bra-
mante quel gruppo di fabbriche che altrimenti conver-
rebbe, a mio avviso, ritorgliergli per ragioni intrinseche,
destinate sempre ad aprirsi lentamente la strada quando
contrastino ad opinioni accettate generalmente. Ma d'altra
parte, quel gruppo di fabbriche sta dentro l'opera di Bra-
mante come un corpo estraneo che ne rompe la continuità
e impedisce d'intenderne lo svolgimento.

Delle molte fabbriche che si credono erette da lira-
mante a Milano e in Lombardia nel soggiorno che vi fece
per ventitré anni, pochissime disgraziatamente sono quelle
che gli si debbano con certezza attribuire; ma quelle
poche bastano a darci un giusto concetto dell'ingegno e dell'arte del grande maestro, e a ritro-
vare più o meno la sua influenza pressoché in tutta l'architettura lombarda di quell'età. L'arte
appresa alla scuola del Laurana, in quel gioiello del Rinascimento che è il palazzo ducale di
Libino, egli innestava in Lombardia sul tronco dell'architettura locale. Ignaro ancora delle
regole di Yitruvio e non legato dai modelli, da lui non visti, dei monumenti romani, egli usava
liberamente gli elementi dell'architettura antica, componendoli in nuove strutture coi diversi ele-
menti di varie età, e opponendo alla purezza del nuovo stile fiorentino dalle grandi linee, dalle
nudità severe, la libera festività di un'arte piena di movimento, ricca d'invenzione, attraente
per combinazioni pittoriche, lussureggiante di decorazione, (dogante di profili, e dove la molti-
pi icità e varietà dei particolari era, da un senso squisito delle proporzioni e dei passaggi e dal
chiaro concetto dell'insieme, legata in unità leggera e grandiosa. Dalla sacrestia di Santa Maria
presso San Satiro al chiostro di Sant'Ambrogio e al grande arco della cattedrale di Abbiate-
grasso, dappertutto la ricorca di combinazioni nuove di linee e di effetti di chiaroscuro, e la
pienezza di un'arte matura, e la libertà dei movimenti e della decorazione, fino a coprire la
metà inferiore dei pilastri con fogliame d'acanto, o formare colonne, ardimento berninesco, dei
tronconi d'albero, impresa di Lodovico il Moro, e tentare i raccorciamenti prospettici usati poi
dal Bernini stesso.

Costretto dalla caduta del suo protettore ad esular da Milano, egli si trasferì a Roma a
cercarvi nuovo campo alla sua attività, ed ivi trovò un'architettura, esercitata da architetti-scul-

1 v. a p. iti;.

Archivio xfor'co dell'Arte - Anno V, Fase. V.

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