Archivio storico dell'arte — 5.1892

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Nonostante i precedenti tentativi di altri architetti, e specialmente del Brunelleschi e di
Lenii Battista Alberti, a Bramante è dovuta la intera e sistematica restituzione degli ordini
architettonici, cosi nelle leggi di ciascuno, come nella relazioni! tra loro: Vitruvio era il suo
codice, e suo precipuo esemplare, tra gli antichi monumenti, il teatro di Marcello. Da esso ap-
prese il dorico grandioso coi triglifi o le metope, che, appena e mal conosciuto fino a lui,
trionfa nel tempietto del Gianicolo, nel palazzotto dei Caprini, nei portici di Belvedere e di
Loreto, nei progetti dell'esterno di San Pietro, e divenne, per cosi dire, la sua nota caratteri-
stica. Bandì dall'architettura tutti i caratteri del Quattrocento, separandola, in primo luogo, dalla
scoltura ornamentale, che le si era sovrapposta colle sue minuzie eleganti; e, sollecito solo
dell'effetto della massa, della bellezza delle proporzioni, dell'armonia delle linee, rimise in onore
il travertino, sostituendolo quasi sempre al marmo, anche negli stipiti, nello cornici, nei capitelli.
Le sue opere romane si distinguono, quale più, quale meno, per esecuzione trascurata, frettolosa.
Bisognava creare la grande architettura, e non c'era tempo da perdere in minuzie: Giuliano
Leno, il grandi; costruttore, s'incaricava di tradurre in realtà i suoi concetti colla rapidità della
improvvisazione, 'l'ale è l'opera del Bramante romano, che apparisce chiara e precisa, nel con-
cetto e nei mezzi, quando si studi solo nelle opere che a lui sicuramente appartengono.

Sazi dell'uso e dell'alluso degli ordini architettonici e del perpetuo predominio dell'anti-
chità classica, noi non siamo in grado, se non riportandoci a stento a condizioni storiche di
spirito assai diverse dalle presenti, di comprendere dilla l'ammirazione che il rivolgimento bra-
mantesco produsse al suo tempo. A noi forse, più che il tempietto di San Pietro in .Molitorio,
condotto con tutte le regole di Vitruvio, ma quasi un modello, un giocattolo in cui la piccolezza
delle misure contrasta colla grandiosità delle linee, a noi piacerebbe un'edicola frastagliata ili
statuette e fogliami e candeliere e intagli eleganti nell' ingenua freschezza dell' arte del Quattro-
cento; ma allora, e in tutti i rami dell'arte, non c'era che una meta, l'antico; non c'era che
un'aspirazione, spogliarsi della barbarie! succeduta allo splendore di Roma, per riattaccare alla
sua vita e alla sua civiltà i tempi nuovi. Però nella relazione a Leone X intorno agli antichi
edilìzi, credula di Raffaello, dopo gli antichi noti si nomina che un solo architetto, Bramante;

e il Serlio lo dice « Intimili ili Imito ingegno nell'architettura che---- si può dire ch'ei suscitasse

In lumini architettura, che dagli antichi funi a quel tentpo ini slitta seimila ».1

Questo fu il giudizio de' contemporanei e gli architetti già famosi dovettero anch'essi piegare
alla nuova scuola, rifare la loro arte e piantare anch'essi sul dorico i loro edifizi. Così Giuliano
da Sangalli! nel disegno per la facciata di San Lorenzo; così Antonio da Sangalli) il vecchio
nel San Biagio di Montepulciano, che tanto ricorda nella facciata, il progetto di Bramante per
San Pietro; ma più d'ogni altro Antonio il giovine, allievo e continuatore di Bramante e apo-
stolo dell'arti! nuova, ne'palazzi Farnese, Regis, Baldassini e in. infinite sue opere. Solo Firenze,
che aveva, fatto da maestra fino a, quel giorno, non volle andare a scuola; ed ivi si mantenne
a lungo una scuola architettonica fedele alla tradizione e che parve non accorgersi dell'arte
rinnovata.

Torniamo ora alla Cancelleria. Questo palazzo non ha quasi nulla di comune con quanti
se n'erano fabbricati a Roma lino a quo! giorno; ma chi da, questo volesse trarre argomento
a credere che l'autore dovesse esserne un forestiero, non soggetto perciò all'influenza dell'arte
locale, s'ingannerebbe. Egli è che si è trascurata, io credo, una considerazione importante: la
Cancelleria non è principalmente un palazzo, ma una chiesa. L'iscrizione stessa lo dice: Temili uni
divo Laurentio martyri dicatum et aedes. Forse a quel tempo in Roma sarebbe parso disdicevole
che l'abitazione del cardinale, contigua alla chiesa, si coprisse di pietra e si adornasse di ordini
architettonici, nobile decorazione riservata alla chiesa stessa; ma il cardinal Riario, ad eludere
quella legge di convenienza, incorporò la chiesa, nel palazzo, e fece dell'una e dell'altra una
cosa sola. Veramente, curiosa manifestazione del tempo, è la chiesa che ci perde, quasi nascosta

1 Bsujo Seu. L'Aichitelluiu. Lib. 3°, pftg. xxxvi. Venezia, per Pietro ile Kieeolini de Sabbio, 1551.
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