Archivio storico dell'arte — 5.1892

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D. GNOLI

facciate di (incile chiese, in quelle di Sant'Agostino, di San Giacomo degli Spagnuoli, di Sant'Aurea
in Ostia, e altre simili, ritroviamo, quantunque con minor ricchezza d'ornato, gli stessi elementi
del palazzo Riario ; la stessa superficialità di decorazione architettonica, la stessa timidezza di
aggetti, le stesse cornici, lo stesso stilobate lungo tutta la fabbrica, lo stesso ordine corintio,
delicato, leggero. Evidentemente ha servito di modello al corintio l'ultimo piano del Colosseo,
anche nel cornicione finale, comune al palazzo di Pienza e ad altri, ma il capitello resiste ad
ogni sforzo d'imitazione: esso è il capitello timido e grazioso dei monumenti sepolcrali, delle
chiese, di tutta l'architettura romana dell'ultimo periodo del Quattrocento. Da architetti stabiliti
in Roma era già usato l'accoppiamento de' pilastri, come attestano la cattedrale di Torino e
quella di Bolsena.

Troviamo nel pian terreno e sotto al cornicione le finestre ad arco, e nel secondo piano
le rettangolari sormontate da sottile cornice, in quella forma appunto che erano usate negli
edifici romani di quell'età. La finestra invece del primo piano, forma composta delle due pre-
cedenti, nell'interno ad arco e nell'esterno rettangolare, è ritenuta caratteristica della Cancel-
leria e delle fabbriche derivate da quella. Ma anche questo tipo, del quale inutilmente si cer-
cherebbe esempio nelle opere certe di Eramante, sia del periodo lombardo sia del romano, era
già molto usato in Roma a quel tempo. Lo troviamo infatti nell'interno dell'Ospedale della
Consolazione (I486, Nucciolo di Domenico, fiorentino); al secondo piano del palazzo del cardi-
nale Ascanio, incontro alla chiesa dell'Anima e sulla piazza Navona (si vede ancora, benché
l'arco sia stato poi tagliato a rettangolo); in via della Stelletta al n. 27; in via de'Coronari
ai n. 27, 40, 192, GÌ e 08 (non ci comprendo la casa al n. 148, che è posteriore); in piazza
della Rotonda al n. 63; nei portoni in via della Scrofa e di San Venanzio, e in altre fabbriche
anteriori o contemporanee alla costruzione della Cancelleria. La finestra di questo palazzo non è
che lo svolgimento elegante di un tipo già comune in Roma, colle modificazioni richieste dalla
straordinaria sontuosità e grandezza dell'edificio.

Infine, tutta l'ornamentazione rivela la presenza degli scultori decorativi che lavorarono
in Roma negli ultimi pontificati di quel secolo. Gl'intagli fini, minuti, entro i pilastrini delle
finestre e nelle cornici, il balcone verso Campo di Fiori, un gioiello di finezza e d'armonia, le
porte sul primo ripiano delle scale, i capitelli delle colonne nel cortile appartengono alla stessa
arte della porta di Sant'Agostino, del coro della cappella Sistina, di San Giacomo, dell'Anima,
degli altari, dei monumenti sepolcrali, di tutta la scultura decorativa della seconda metà del
Quattrocento in Roma. 0 che si guardi l'insieme, o che si considerino le parti, il palazzo della
Cancelleria è opera puramente quattrocentistica e d'arte toscana, quale si era venuta determi-
nando in Roma nell'ultimo quarto del secolo.

Che se invece si raccogliessero insieme lo fotografie di tutte le opere certe eseguite da
Bramante in Lombardia, cioè della sua arte quattrocentistica, e vi si mettesse in mezzo quella
del palazzo del cardinale Riario, un giudice che non fosse prevenuto da alcun preconcetto pen-
serebbe certamente che vi fosse caduta in mezzo per errore. Nulla degli effetti pittorici, dei
rilievi arditi, dei profili eleganti ma forti, delle ingegnose invenzioni, del movimento che anima
l'architettura bramantesca in Lombardia, nessuno dei motivi prediletti del grande architetto,
ma un'eleganza timida, una quiete piana, una minuzia di ricami scolpiti. Che se, tolta di là
quella fotografia, si volesse ficcarla in mezzo a quelle delle opere certe di Bramante eseguite
in Roma, cioè della sua arte cinquecentistica, peggio ancora! Che figura farebbe quel femminile
corintio del più bel Quattrocento accanto al maschio dorico del tempietto del Gianicolo e del
cortile di Belvedere, e quel bugnato piano accanto alle bugne colossali del palazzo di via Giulia
e a quelle del palazzo Caprini! Che relazione corre fra la grazia verginale della Cancelleria,
ornata di minuzie decorative, e la grandiosità romana del suo progetto per la chiesa di San Pietro
o della prospettiva per la scuola d'Atene di Raffaello, grandiosità che domina tutte, anche le
minori sue opere, quale, ad esempio, l'abside della Madonna del Popolo? E quella superficie
piana, timidamente coperta e quasi velata d' una leggera decorazione, non è in aperto contrasto
col movimento organico delle fabbriche bramantesche, quale si nota, per esempio, anche in un
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