Archivio storico dell'arte — 5.1892

Seite: 362
DOI Heft: 10.11588/diglit.18091.30
DOI Heft: 10.11588/diglit.18091.37
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18091.43
DOI Seite: 10.11588/diglit.18091#0408
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1892/0408
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
0.5
1 cm
facsimile
MISCL'LLAXKA

Sacro Monte di Varallo. Sostituzione di un
Crocefisso moderno all'antico. — Gli ammini-
stratori del Santuario del Sacro Monte di Varallo
hanno sostituito al Cristo in plastica esistente nella
cappella della Crocifissione frescata da Gaudenzio
Ferrari un altro in legno intagliato dal Della Ve-
dova, di Torino. 11 Bordiga dissi; antichissimo quel
Crocefisso, e Pellegrino Tibaldi lo descrisse verso
la fine del secolo svi. La sostituzione ha fatto gri-
dare allo scandalo : il Butler ha chiamato Vandal-
lesi i Varallesi, e il prof. d'Ovidio ha detto che il
nuovo Cristo sta come un canto di un poeta mo-
derno nella Divina Commedia di Dante. Speriamo
che sarà prontamente riparato all'opera inconsulta,
tanto più che la cappella (n. 38) del Sacro Monte
di Varallo è dichiarata monumento nazionale, oche
due articoli dello statuto organico del Santuario
impongono all'Amministrazione di esso di non ap-
portare al monumento e alle opere d'arte di cui è
arricchito modificazione alcuna senza la superiore
autorizzazione.

Ricollocainento del coro di Domenico da
San Severino india chiesa superiore di San
Francesco d'Assisi. — Altre volte in questo pe-
riodici,- si è discorso della, questione del ricolloca-
mento del coro di Domenico da San Severino, in-
vocato dal Boito, dal D'Andrade, dal Calderini e
dal Del Moro, combattuto dal Cavalcasene, dal
Sacconi, dal Cantalamessa e dal compianto Bal-
doria. La Commissione permanente di Delle Arti
accolse le ragioni dei primi, e il coro si sta ricol-
locando al suo posto. Anche per gli oppositori del
ricollocamento non tornerà poi, alla fin fine, sgra-
devole che gl'intagli e le tarsie di Domenico da
San Severino facciano mostra di se nel luogo ori-
ginario, piuttosto che avessero a restare in un
salone scomposti e abbandonati. Sono opera del
nostro bel Rinascimento, una pagina della storia
artistica della basilica di Assisi ! Tornino pure al
loro posto; e gli amatori delle gl'alidi e pure linee
monumentali si consolino osservando la cura dili-
gente dell'intagliatore di San Severino.

(Juadri del Perugino e di Pier Della Fran-
cesca in Santa Maria delle Grazie presso Se-
nigallia. — Nel celebre ex-convento, detto di Santa
Maria delle Grazie, esiste una grande tavola di

Pietro Perugino, simile a quella che si vede in
l'ano. Anni fa gì'intonachi di essa erano cadenti,
e si provvide d' urgenza all'apposizione di veli per
impedirne la caduta. Ora il Ministero della pub-
blica istruzione ha ordinata la definitiva ripara-
zione del dipinto al riparatore signor Luigi I5ar-
tolucci, ed è quindi sperabile di rivedere fra qualche
tempo sull'ili tur maggiore della chiesa la preziosa
tavola in buone condizioni. Sarebbe opportuno ad
un tempo che si studiasse qualche rimedio al ri-
fiorire di alcuna parte della tavoletta attribuita a
Fra Carnevale, e si togliesse da un'incorniciatura
propria di una cromolitografia. A ìiostro parere
la- preziosa tavoletta è opera finissima di Pier della
Francesca, tutta simile nella esecuzione al grande
quadro della galleria di Brera; e merita il più alto
rigua rilo.

Quadro di Giovanni Santi presso il muni-
cipio di Gradara. — Presso il municipio di Gra-
dara, nella sala consigliare, si trova una grande
ancona d'altare di Giovanni Santi. Da parecchi
anni essa fu oggetto di cure speciali, e nonostante
le tavole si spaccavano e gì'intonachi si gonfia-
vano e minacciavano caduta.

Si indicava quale causa del pericolo il fatto
che il quadro sta esposto in una sala ove si ag-
glomerano persone ne'giorni di adunanza del Con-
siglio comunale. V'era qualcosa di vero in questa
spiegazione del male; ma è fantastico il parlare di
agglomeramelo di persone in quel piccolo comune.
11 signor Venceslao Bigoni ha messo il dito nella
piaga: ha capito, cioè, che la tavola doveva facil-
mente spaccarsi, essendo stata tolta da un luogo
umido e messa in uno asciutto, ed essendo ogni
movimento di essa impedito da spranghe di legno
fìsse dietro alla tavola stessa. 11 riparatore ha posto
la tavola su di un telaio mobile, onde possa libe-
ramente scorrere a seconda dei mutamenti della
temperatura; ha ravvicinato i labbri delle assi di
cui si compone l'ancona, ed assicurato il colore
cadente. Grazie a quest'opera, la pala dell'altare
di Giovanni Santi ha ripreso la sua splendidezza.
Resta ora di togliere la piccole cause del male,
di esporla là ove possa essere opportunamente ven-
tilata.
loading ...