Archivio storico dell'arte — 5.1892

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GUSTAVO FRIZZORI

ideata il suo autore originale e la trasformazione che aveva avuto a subire per ordine di una
fabbriceria di campagna.

Privato per essa il trono della Vergine della sua graziosa cimasa a testa di cherubino, alla
spalliera, di ricca stoffa a fondo alternativamente rosso e verdone con rabescatura in oro di scelto
gusto, era stata sostituita con torbidi colori una dozzinale arcata, senza parlare dell'arbitrario
ingrandimento della testa della Madonna, per cui era venuta a nascondersi buona parte del car-
tello recante il nome dell'autore.

Anche alcuni cambi eseguiti nella Pinacoteca fin da 1818 non furono vantaggiosi alla mede-
sima, almeno a seconda dei concetti prevalenti al giorno d'oggi. E massimamente da deplorare
che sia stata privata della importante tavola del Boltraffio, ora esposta al Louvre e proveniente
dalla chiesa della Misericordia di Bologna, nella quale si manifestano le sue qualità di egregio
ritrattista e di degno allievo del sommo Leonardo. E in vero la lacuna che si avverte tuttora
nella grande raccolta del palazzo di Brera per la mancanza assoluta di opere del rammentato
gentiluomo milanese, è fra le più sensibili in quelle sale, dove l'arte lombarda è pur riccamente
rappresentata.

Infausto parimenti fu il cambio fatto con un negoziante di quadri nel 1832, per cui la Pina-
coteca venne impoverita fra altro di una tavola di Carlo Crivelli, altamente caratteristica. Questa
poi successivamente andò venduta alla Galleria Nazionale di Londra, dove figura fra i molti
tesori artistici, che formano il vanto di quella insigne raccolta. Valga l'unita tavola in fototipia
a richiamare alla mente dell'amatore la varietà dei motivi che contiene e l'estremo amore con
cui fu eseguita, certamente nella fresca età dell'autore, precedente la sua nomina a cavaliere
(eques), di che egli suole fregiare di poi le opere sue.

Il Carotti rende conto degli acquisti fatti man mano sotto le Direzioni che si succedettero.
Fra esse vogliono essere rammentati in ispecie quelli degli affreschi che si trovano raccolti nei
primi locali della Pinacoteca, quello della grande pala di Gaudenzio Ferrari col Martirio di
Santa Caterina, i tre ritratti di Lorenzo Lotto, e in epoca recente le due scelte Madonne del
suddetto Ferrari e del Sodoma e il ritratto di Tiziano, già illustrati in questo periodico. 1

.Molte sono le date nuove fornite dal Catalogo rispetto alla vita e all'attività dei pittori;
esse sono ricavate dalle più svariate fonti. Se siano tutte pienamente attendibili è cosa che
andrebbe ulteriormente vagliata. Vorremmo sapere fra altro da dove si sia ricavato che Marco
d'Oggiono avesse protratto i suoi giorni fino al 1540, Bernardino de'Conti operasse precisa-
mente fino al 1522, il ritrattista Moroni avesse incominciato ad operare nel 1549, Michele da
Verona dipingesse dal 1501 al 1523 e- via dicendo. Quanto alla data della nascita di Gaud. Fer-
rari, che a p. 9 viene indicata coll'anno 1471, si può essere certi che questa cifra va presa per
uno sbaglio di stampa, essendo noto per le ricerche dei più recenti biografi ch'egli deve avere
veduto la luce del giorno ben dieci anni più tardi, come del resto viene ripetutamente accen-
nato più oltre dal Catalogo medesimo.

Crediamo pure vi sia errore nell' indicare Ferrara come luogo di nascita di Timoteo Viti,
mentre non avvi ragione per mettere in dubbio la versione ch'egli fosse nato ad Prbino. Vero
è bensì che il suo avo materno Antonio, che fu egualmente pittore, era di Ferrara, benché pare
ch'egli si fosse poi trasferito ad Urbino.

Nè sapremmo maggiormente accordarci col Catalogo là dove viene osservato a proposito
del ritratto detto del Cieco d'Adria, attribuito a Tiziano (p. 81), ch'esso sia lo stesso devoto effi-
giato nella Deposizione dalla Croce del Garofalo, nella Galleria Borghese a Roma.2 Noi mettiamo

1 Vedi i miei articoli : « Il Sodoma, Gaudenzio Fer-
rari, Andrea Solari illustrati in tre opere in Milano re-
centemente ricuperate», nel 4° fase, dell'a. 1891 e «Serie
di capolavori dell'arte italiana nuovamente illustrati »,
nel fase. 1" dell'a. 1892.

2 La tavola del Garofalo, a vero dire, non è munita
del suii cartellino, come crede il cav. Carotti, ma viene

a lui attribuita in base all'opinione tradizionale, raffor-
zata dal giudizio del senatore Morelli.

Il soggetto di un quadro che andrà, crediamo, me-
glio precisato si è quello del valente allievo di Rem-
brandt, Gerbrando van den Keckhont (p. 118, Sala X,
n. 454) dov'è indicato genericamente come Appari-
zione ili un angelo a un contadino (quadro segnata e
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