Archivio storico dell'arte — 5.1892

Seite: 409
DOI Heft: 10.11588/diglit.18091.45
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18091.49
DOI Seite: 10.11588/diglit.18091#0459
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1892/0459
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
0.5
1 cm
facsimile
LA BASILICA DI SAN MICHELE IN FORÒ IN LUCCA 409

Ma al Barsocchini avvenne questo : l'accogliere come documento certo della erezione di
San Michele in Foro il documento del 764, che ne fa autori Teutprando e sua moglie, lo trasse
di necessità a doverne ritenere come spettanti a quella altri tre susseguenti, che evidentemente
parlano della medesima chiesa fondata da Teutprando (non mai però indicandone il luogo), i
due ultimi dei quali già erano stati anteriormente da lui stesso riferiti alla chiesa di San Michele
di Cipriano. Per tali documenti Austrifonso diacono (figliuolo del fondatore) nell'anno 811 lasciava
la chiesa di San Michele ad una monaca chiamata Eldroda, perchè potesse riunirvi un monastero
di donne ed esserne abbadessa. 1 Trovasi poi nell' 838 essere in quello succeduta ad Eldroda
nella qualità di abbadessa la monaca Pertilda 2 ed ivi ricevere in tale anno offerte pel suo
monastero ; e similmente nell'anno 848, nel quale viveva tuttavia nel monastero stesso e in quello
conservava la dignità d'abbadessa. :! Ma da altro strumento ci apparisce come il vescovo Am-
brogio concedesse nell'anno 845 in commenda per cinque anni ad Agano, già conte di Lucca e di
Lisa, la chiesa di San Michele situata nel luogo che vien detto in Foro (sita infra civitate ista lucerne
itili dicitur Foro) di potestà del vescovato, ed i beni ad essa attinenti, perchè fosser goduti da
lui e da sua moglie Teutperga; con patto che, ottenendo in cotal quinquennio dal re Clotario
un benefizio a quello superiore, la chiesa e i beni di San Michele tornassero immediatamente
in potestà del vescovato di San Martino.4

Ora un tal fatto che involge contradizione, non sapeva il eh. Barsocchini come meglio spie-
gare, che supponendo avere il vescovo Ambrogio ristrette d'assai Pertilda e le sue monache, al
fine di poter dare ad Agano in commenda vari beni della chiesa di San Michele in Foro.5

Ma tale supposizione non trova nei documenti veruno appoggio, perchè la concessione fatta
ad Agano parla della detta chiesa di San Michele e di tutte le case e beni, mobili e immobili,
servi ed ancelle ad essa pertinenti, dati al conte in usufrutto dal vescovo Ambrogio che ne
disponeva come di beni spettanti al vescovato, e solo eccettuando alcune case nel luogo Coscio;
nò minimamente accenna a monastero che fosse unito alla chiesa; dall'altro lato il documento
dell'anno 848 ci mostra l'abbadessa Pertilda ricevere offerte per sè e pel suo proprio monastero
e quindi esercitar sopra quello intero dominio. Di più, nell'aprile dell'anno 848 il vescovo Am-
brogio allivellava a tale Godiprando prete e ad un Andrea, abitanti in Pomario, vari beni nel
detto luogo, pertinenti alla chiesa di San Michele, e il Barsocchini medesimo osserva che per
accadere tal fatto doveva essersi verificata la condizione posta dal vescovo ed esser cessato già
in quell'anno il benefizio conceduto ad Agano. 0 Ala dunque il vescovo Ambrogio non aveva
ristretto le monache per poter dare temporariamentc in commenda ad Agano alcuni beni della
chiesa di San Michele, e continuava anche dopo ad allivellarli ad altri.

Laonde in presenza di queste contradizioni che portano a dei supposti non appoggiati da
alcuna memoria, a noi sembra evidente che i quattro documenti fra loro connessi degli anni 764,
811, 838, 848, voluti attribuire alla chiesa di San Michele in Foro, non spettino affatto ad essa,
ma bensì ad alcun'altra delle chiese di San Michele sussistenti nella città;' e che la chiesa di
San Michele in Foro non solo non avesse allora unito un monastero di donne, ma che nessun

1 Meni, e iloc. eit., t. V, parto II, doc. 374.
8 Mrm. v itnv. eit., 1. cit., doc. 545.
:l Meni, e doc. eit., 1. cit, doc. 6.r>5.

4 Meni, e (loc. cit., 1. cit., doc. 628.

5 Mei», e doc. cit., t. V, parte I, dissert. VI, p. 74.
i: Mem. e doc. cit., t. V, dissert. VI, p. 73, nota.

' La pergamena dell'811, assai difficile a decifrare
por la sua consunzione, fu sorgente di errori essendo
stata da alcuni dogli scrittori lucchesi ritenuta anch'ossa
quale documento di fondazione della chiesa di San Mi-
chele in Foro. Come però fosso variamento interpretata
lo mostrano lo diverse indicazioni olio porta scritto noi

tergo. Una di esse ci dico: Edificatio Ecclesie S. Mi-
chaelis in Foro, ma le parole in Foro sono scritte di
carattere più moderno, cassando quello che prima vi
si leggeva. In un'altra indicazione mezzo cancellata si

legge:.....et dons <l." cecia sei Angeli, ulti habitat

Vuinizellus, dal che si rileva che veniva riferita alla
chiosa di San Michele dei Ouinizinghi. Anche il dotto
accademico Cianelli, trascrivendo quella pergamena noi
suoi numerosissimi spogli de' vari archivi lucchesi, che
si conservano nella Biblioteca pubblica, notava : si esa-
mini però se appartenga alla chiesa iti San Miela te in
Funi; segno evidente che forte no dubitava.
loading ...