Archivio storico dell'arte — 5.1892

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stesso, la causa del lascito di Benzio alla chiesa di San Michele, ed il vescovo Giovanni difen-
dendolo contro Rainerio figliuolo di Cuniraondo, i fratelli di lui ed altri congiunti, ne riportò fa-
vorevole sentenza. '

La fabbrica eretta presso la chiesa ad uso d'abitazione dei preti e chierici che l'ufficiavano,
non prese però mai il nome di monastero, ma conservò sempre quello di canonica; ed in essa
tutte le posteriori memorie ci dimostrano aver menata quei preti vita regolare sotto la condotta
di un priore e talora di un aliate. 2

Ma non solo al vescovo Giovanni si dà merito di avere fondato quella canonica al fine di
ridurre a vita comune e claustrale i preti della chiesa di San .Michele, come fece per quelli della
cattedrale e di altre chiese della sua diocesi onde venissero in essi a cessare gli abusi lamentati e
conducessero santamente la vita a edificazione dei fedeli; ma gli si attribuisce pur anche dagli sto-
rici lucchesi dei passati secoli quello di aver riedificata la chiesa. E su questo punto capitalis-
simo per la storia del monumento conviene ina che si portino le nostre considerazioni.

Il conte Corderò, ritenendo come indubitata l'erezione del tempio poco prima del 7(i4 per
opera dei coniugi Teutprando e Gumpranda, riteneva ancora che « non abbia punto mutata la
sua forma nò i suoi caratteri nel venir lino a noi » :1 non essendovi — egli dice — « documento o
tradizione o indizio veruno che possa indurre a sospettare, nonché a credere, che il nostro tempio,
dopo l'accennata sua fondazione, sia stato in alcun tempo rifabbricato o ridotto in altra forma ».
Anzi aggiunge che se già non fosse stata tal chiesa nell'anno S45 una delle primarie della città,
come è di presente, non par probabile che sarebbe stata conceduta in benefizio ad Agano già
conte, e forse conte di Lucca tnedesinia. E nemmeno poteva supporre « che una chiesa meno
nobilmente fabbricata sarebbe stata innalzata in mezzo al Poro, ossia alla piazza maggiore della
città, dove gli antichi solevano collocare appunto la basilica, il più frequentato e cospicuo luogo
delle loro colonie e municipi ». 4

Ma invero degli argomenti tratti innanzi da chiaro archeologo a sostegno de' suoi asserti,
nessuno regge ad un savio esame; e mostrandone la fallacia, avremo replicato anche ai seguitatori
di lui, giacche nessuno di questi produsse nuovi argomenti derivati da studi propri, attenendosi
con piena fiducia a quelli stessi del Corderò. 1

(lià vedemmo come, sebbene la chiesa di San Michele in Foro sussistesse già da assai tempo
prima del 795, essa non è però quella edificata nel 764, o poco innanzi, dai coniugi Teutprando
e (iumpranda, e che il vero anno della sua fondazione ed i fondatori rimangono ignoti. Vedemmo
ancora come si possa ritenere con molta ragione che questa chiesa al pari di assai altre di quel
tempo non avesse grande importanza nella sua prima edificazione; nò nulla prova, quanto alla
ricchezza e vastità della costruzione sua, l'essere stata dal vescovo Ambrogio data in commenda
o in benefizio o in livello ad Agano già conte, poiché ciò ha relazione con le rendite di quella
chiesa e non con la sua ampiezza e nobiltà architettonica, e poteva benissimo, anche in con-
dizioni molto più umili delle presenti, esser dotata di assai vistoso patrimonio pei lasciti dei
primi edificatori e per successive offerte. Ma nemmeno poi sarebbe invero necessario che se al
vescovo Ambrogio piacque di provvedere precariamente alle necessità di un cortigiano caduto in
disfavore e privato del suo comitato, dandogli a livello per cinque anni una chiesa e le facoltà
di quella (secondo permettevano gli usi del tempo) avesse dovuto assegnargli la più ricca e la

1 Arch. arciv. di Lucca, *F. lìfi, vedi Meni, e doc.
cit., t. V, parte I, p. 225.

2 Perg. del Decanato, e di Santa Maria Corteorlandini
nell'Arch. di Stato in Lucca.

■ Op. cit., p. 81.

4 Op. oit., p. 209 o seg.

1 Anche l'illustre architetto e archeologo francese
V. de Dabteik, nella sua grandiosa opera Etude sur
l'architecture lombarde (Dunod, l'nris, 1865-82), affidan-
doci al San Quintino annoverava la basilica di San .Mi-

chele in Lucca fra i pochi edifici rimasti della metà del
secolo vili e facenti prova della persistenza del tipo della
basilica romana in varie parti d'Italia, mentre in altre
l'architettura religiosa era prossima a considerevoli in-
novamenti. Ma, recatosi poi in Lucca ed esaminate le
basiliche di San Frediano e di San Michele, conveniva
con noi pienamente che esse erano posteriori al secolo xi,
e nell'Appendice al suo dotto volume rettificava quanto
aveva detto di esse. V. op. cit., Appendice, Notes addi-
timiiirlle*, etc. Note A, p. 518.
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