Archivio storico dell'arte — 5.1892

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E. IUDOLFI

Ciò farebbe cader di per sè l'asserzione del Corderò che il rivestimento di arcate che cir-
conda tutto il tempio gli sia stato aggiunto parecchi secoli dipoi; ma gli si aggiunge l'osser-
vare come chiaramente si manifesti che le pareti del tempio e l'ornamento loro sien nati ad
un tempo medesimo, e le arcate siano in tal guisa congiunte a quelle, da escludere affatto l'idea
di un rivestimento posteriore. Ma se il rivestimento esterno è coetaneo alla fabbrica, se il di-
segno ed il taglio degli esteriori ornamenti dimostransi del tempo degli interni, e con essi coin-
cidono, converrà dire che tutto è sorto al tempo medesimo. Ora il San Quintino ed il Ricci
dichiarano pur essi che l'ornato esteriore del tempio è posteriore al mille (uè vi ha occhio eser-
citato alle fabbriche medioevali che ciò non veda); dunque si fa chiaro che l'intera fabbrica fu
il risultato di un unico concetto, e frutto dell' ingegno di un artefice posteriore all' undecime
secolo.

Ma il Corderò, nel suo concetto di esser dinanzi ad una fabbrica della seconda parte del
secolo vili, notava come qui per la prima volta presentasi lina nuora qualità di costruzione
non più veduta per Vinnanzi nelle chiese italiane di romana architettura, cioè che gli archi non
sono più tutti impostati sulla colonna secondo l'uso costante di prima, ma nel giungere alla
tribuna invece della settima colonna sorge un pilone di forma <tli]tm iitu gotica, fiancheggiato da
ante o parastate, o pilastri incassati, i quali, oltrepassando i capitelli e le cornici, s'alzano poi
alla sommità dell'edilizio. 1 Ed il Ricci, commentandolo, aggiunge che questa particolarità uli
fece a colpo d'occhio giudicare la chiesa di San Michele qual primo saggio delle molte riprodu-
zioni del secolo dei Carolingi e dell' importanza che davasi a rendere possibilmente ampio e
maestoso l'arco di trionfo che introduceva al Sacrario.a E noi, non negando lo scopo di tali
piloni, riguarderemo in quella nuova costruzione il pilone composto, caratteristico della maniera
lombarda, della quale altri non incerti indizi ritroviamo nella nostra chiesa, senza però risalire
all' epoca dei Carolingi coi due citati archeologi. E constateremo come la medesima forma e dispo-
sizione di tal pilone nel punto stesso della fabbrica vedasi nelle altre due chiese lucchesi di
San Giovanni e di Santa Maria Forisportam, le quali pure (e lo mostreremo) tengono posto fra
gli edilìzi posteriori al mille.

Ma un fatto che potentemente appoggia esso pure gli argomenti e le osservazioni che addu-
cevamo (riserbandoci a esporne più sotto un altro che mette a quelle il suggello) è questo clic
ora accenniamo. Nel tergo della fabbrica di San Michele si trovano impiegati come materiali
da costruzione alcuni marmi sui quali sono scolpiti degli ornamenti, residui di qualche opera che
andò distrutta; ed il carattere di essi ed il modo della scultura li dichiarano di tempo affatto
diverso degli altri marmi scolpiti che veggonsi nella chiesa presente, e cioè molto piii antico;
giacche tali sculture non hanno nessuna rotondità, nessun modellato, ma le parti ornamentali
si distaccano piatte dal fondo, che è stato alquanto abbassato per dare a quelle un qualche ri-
lievo, e le membrature interne ne sono accennate solo con leggieri solohi. Ora questi caratteri di
scultura ci riportano indubbiamente ai secoli VII] e ix, e quei marmi appartennero quindi ad
una più antica chiesa, della quale i materiali che potevano servire ancora vennero utilizzati
nella costruzione della nuova fabbrica. Abbiamo pertanto nell' edificio che ci sta dinanzi ve-
stigi di altro che lo precedeva, e i cui caratteri perfettamente si accordano coi tempi cui risal-
gono le prime memorie della chiesa di San Michele in Foro; mentre i caratteri della presente si
accordano con quelli ai quali la tradizione raccolta dagli antichi scrittori delle cose lucchesi l'at-
tribuisce. E se non ci inganniamo, non ci rimarrebbero a desiderare prove maggiori del suo
rinnovamento.

Le conseguenze pertanto che il San Quintino ed il Ricci derivavano per la storia dell'ar-
chitettura italiana del secolo vili dall'esame della basilica di San Michele in Foro, rimangono cam-
pate in aria, mancando loro ogni sostegno ; ma molto naturalmente si spiega invece per questa

elicsi e pisani. In Lucca vedesi nelle facciate delle
chiese di Santa Maria Forisportam e di San Cristoforo,
e nel territorio nelle due pievi di Santa Maria del Giu-

dice, in quella di Villa Basilica, ecc.
1 Op. cit., p. 263 e seg.
* Ricci, Storia dell'architettura, t. I, 254.
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