Archivio storico dell'arte — 5.1892

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guisa l'analogia che il Ricci osservava fra le due chiese di San Frediano e di San Michele in
Lucca, e molte altre delle toscane costruite dopo il mille. « Da Fiesole a San .Miniato (è il Ricci
che parla), 1 volgendo lo sguardo da un lato all'altro della Toscana, non fu a noi dato ritrovare una
chiesa di qualche rinomanza, che rimontando al primo periodo del secolo xi non sia analoga
alle principali chiese di Lucca; oppure se fondata nel successivo periodo non seguiti a presentare
le medesime forme più o meno perfezionate». Ma attribuendo, com'egli ed il San Quintino, le
principali chiese di Lucca al secolo Vili, essi le facevano antecedere alle altre in un migliora-
mento o in un cangiamento essenziale dello stile architettonico, di quasi tre secoli; e nella storia
dell'arte questi esempi isolati di un diverso avviamento che per secoli si arrestò in una città, non
operando sulle vicine i suoi effetti benefici o dannosi, noi non sapevamo vederlo, e massime in
Toscana. E meno ce lo rendeva credibile il vedere come dopo il mille da un lato all'altro di essa
si propaghi celeremente il nuovo stile, e per tutta quanta, non solo nelle città, ma presto nelle
villate sorgano templi che se non tutti tengono dell'identico modo d'architettare, tutti accennano
a un generale e unanime risorgimento, con quelle varietà che denotano il vario gusto degli ar-
tefici, o la maggiore o minor tendenza delle popolazioni ad accogliere quei nuovi elementi architet-
tonici che vennero a modificare gli antichi. Ma ogni maraviglia di quella relazione scompare,
riportando le chiese lucchesi alla lor vera età, cioè a' primi tempi dopo il mille. 5

*

* *

Provato così che la chiesa di San Michele in Foro è posteriore al secolo xi, resta ora
ad esaminare! quand'essa veramente t'osse costrutta, e ad indagare se sia possibile di designarne
l'artefice.

Non lia per fermo nulla di inverosimile che il vescovo Giovanni II, incuorato dalla conferma
imperiale del pingue lascito di Beraldo e dal privilegio concedutole dell'imperiai protezione,
volesse che una parte degli acquistati possedimenti o de' loro redditi servisse a riedificare la
chiesa di San Michele più vasta e più nobile che prima non fosse ; e ad opera consimile vediamo
ne'medesimi tempi aver dato mano i vescovi suoi vicini Ildebrando e Jacopo Bavaro, edificando
rimo San Miniato al Monte, l'altro la cattedrale di Fiesole, e 1'un d'essi aiutato dall'imperatore
nel pio divisamente. Senonchè, esaminando il diploma dell' imperator Corrado del 1027 col
quale si confermava alla chiesa di San Michele la donazione di Beraldo, vediamo come in esso
si parli bensì dell'edificazione di un monastero, ma non si accenni affatto a un rieditìcamento
della chiesa; e siccome a noi non è noto nessun altro documento del 1027 che espressamente
parli di quella, così ci vien fatto di dubitare, come già osservammo per San Frediano, 3 se gli
storici e cronisti lucchesi non abbiano pure in questo caso riferito anche alla chiesa ciò che il
documento dice pel monastero ; e che le cure del santo prelato, prima che all'ampliamento ed
abbellimento di quella, fossero veramente rivolte ad approntare quel monastero che abbisognava
per poter dar mano alla desiderata riforma dei preti che ufficiavano il tempio.

E che tale riforma egli operasse veramente, e che il clero di San Michele mediante lo zelo
suo accettasse di condurre vita regolare nel monastero o canonica da lui edificata presso la chiesa,
non vediamo ragione perchè se ne debba dubitare. Scrisse è vero il eh. abate Barsocchini, sem-
brare che il pio desiderio del vescovo Giovanni di erigere un monastero presso la chiesa non fosse
poi mandato ad effetto, perchè nel 1075 si trova che la chiesa era tuttavia governata da preti; 4
ma tal fatto nulla prova in contrario, poiché il vescovo Giovanni voleva ivi erigere un monastero,
non per chiamarvi dei monaci, ma perchè vi si riducessero a vita comune e regolare i preti di

1 linci, Storia dell'architettura, t. I, p. 421.

2 Anche il march. Selvatico, nella sua opera Li' urli
del disegno in Italia - Storia e critica, e il Cattaneo, nel
suo bel lavoro L'architettura in Italia dui secolo vi al
mìV* rim\ i*«»nv6 uvnno interamente *n ta'e nostro con-

vincimento, esposto nello studiare che facemmo osso
basiliche, quantunque in modo sommario, nella Guida di
Lucca del 1877.

Nel capitolo cioè che riguarda quella basilica.
1 Mem. e dm: eli., t. V, parte I, p. 223.
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