Archivio storico dell'arte — 5.1892

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E. RIDOLFI

Il Trenta, nella sua Guida di Lucca dell'anno 1820 (che più propriamente deve dirsi la
Guida del Corderò, dimostrando le lettere di lui che egli ne fu il principale autore, compia-
cendosi di far passare per archeologo il gentile amico che l'ospitava) assegnava all'anno 1377 la
costruzione della marmorea galleria che forma il secondo ordine della nave minore dal lato di
mezzodì. Non ci dice egli da qual memoria ciò gli risultasse, ma non andò lontano dal vero,
giacché i documenti rintracciati da noi ci assicurano che tal lavoro fu eseguito intorno a quel
tempo, e che al 1379 l'Opera di San Michele vi aveva esaurito le sue sostanze.

Una supplica dell'operaro di San Michele in Foro al vescovo di Lucca Paolo Gabrielli di
Gubbio, esistente nella cancelleria arcivescovile dell'anno 1379, ci mostra l'Opera di San Michele
rifinita di mezzi per un imponente lavoro di rialzamento dei muri di-ila chiesa da essa Opera e dai
vicini di recente eseguito con fortissima spesa, e per compiere il pagamento del quale era costretta
a far vendita di beni dell'Opera, del che imploravasi la concessione dal vescovo, come di cosa già
stabilita di piena concordia de' cooperari, vicini, e parrocchiani della chiesa. 1

Il secondo documento che rafforza il primo è una riformagione del Comune di Lucca del-
l'anno 1383, dalla quale veniamo a conoscere un'istanza rivolta al Comune dall'operaro di San Mi-
chele, perchè volesse provvedere al rifacimento di una campana, che si suonava per adunare il
Consiglio quando questo risiedeva nel palazzo di San Michele, e che trovavasi rotta da tal tempo;
dicendosi come non potesse venir rifatta dall'Opera, attese le gravissime spese cui aveva dovuto
sottostare. 2

Ora siccome nessun'altra memoria dopo quella del 1379 apparisce fino al secolo xvi, che mo-
stri essersi condotti lavori intorno a quel tempio, risulta indubitato che al rialzamento delle navi
fu data opera non molti anni prima del 1379, e che in quest'anno si dovette sospendere il lavoro
per l'esaurimento dello sostanze dell'Opera, rimanendo così compiuto solamente per la navata mi-
nore dal lato di mezzodì.

E qui ci piace di alquanto soffermarci per chiarire esattamente il concetto di tal lavoro.

Esaminando la fabbrica, noi vediamo che, discoperto il tetto della piccola nave di mezzodì, ne
venne rialzato il muro per tutta la lunghezza, incrostandolo con un filo di marmi bianchi, poi con
una lista di verdi ; e quell'alzamento essersi poi coronato di una scolpita cornice, la quale venisse
a riunirsi a quella che orna il primo ordine della facciata.

Con ciò si ò rotta la colleganza di linee che sussisteva prima fra il fianco e la crociera, pel ri-
correre che faceva anche intorno a questa la primitiva cornice della nave; segno evidente che dalla
facciata si prende ora il punto di partenza, e si mira a collegarsi ed armonizzare con essa nel lavoro
intrapreso. Elevasi poi la navatella per modo che giunga all'altezza del secondo ordine della fronte,
costruendone il muro di marmi bianchi listati da fasce di verde di prato, appunto come nella facciata,
nel qual muro si aprono sette finestre oblunghe ad arco acuto, non semplice o a sezione di barca
come quello delle finestre sottoposte, ma rotto in archetti. Se ne adorna poi la parte esteriore
con una galleria di poca profondità ad archi giranti sopra esili colonnette, che riprendendo in modo

abbastanza armonico la galleria della facciata, ha com'essa i cunei degli archi alternati di bian......

di verde, e come in quella la congiunzione degli archi è ornata da una testa umana scolpita di tutto
rilievo, modo di ornamentazione che, principiato due secoli innanzi, vediamo ancora adoperato in
tutti gli edifici lucchesi di questo tempo. Sulla sommità di tal galleria si ricolloca il tetto, la cui

1 « Corani vobis, reverendo in Christo l'atre et donino
domino Paulo, Dei et apostolico sedia gratin lucano
Episcopo. Franciscu8 Magieter Ture Operarius Operae
Ecclesiao S. Miehaelis in Foro prò dieta Opera et prò
aliis quooperaris et vicinis ac parochianis dictao operae
et Ecolesiae cum debita reverentia exponit, quoti propter
noni ih opus, et laborerium nuper factum in dieta Eo-
riesia per dictos operarios et ricini* in elevatione muri
dictiie ecehniae, noriter ronxtrnrti mnyiios expenxu* in-

cursi, adeo quod ultra introitimi dietae operae saporosi
debiturn trecentorum iorenorum et ultra, qua propter
providerunt dicti operari et vicini unanimi voluntate,
vendere de bonis dietae operae petiam unam terrae, etc.».
(Cancelleria arcivescov. in Lucca, lib. delle Collazioni,
n. 33, c. 101'").

■ Ardi, di Stato in Lucca; Consiglio generale, 31 di-
cembre 1383.
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