Archivio storico dell'arte — 5.1892

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minarle; allargare, tagliandole, le finestre dell'abside; chiudere con un gran muraglione le due
altissime arcate sorreggenti il campanile, lasciandone solo tanto di aperto da fornire due basse
cappelle alla base di esso ; riempire queste e le navi con grandiosi altari : ecco il concetto del
.Marti, o almeno quella prima parte de' suoi concetti che in quei primi tempi si condusse ad
effetto. Troviamo difatti che il 1512 si lavorava tuttavia intorno alle vòlte, cui gli altri lavori
tennero dietro. Poi, soppresso il priorato da Leone X ad istanza del vescovo Gigli e de' suoi
fratelli Giovanpaolo e Matteo, ed eretta la chiesa in secolare e collegiata con un decano e
nove canonici, il vescovo Silvestro disponeva perchè nella chiesa fossevi una cappella gentilizia
spettante alla sua famiglia, e contenente il suo sepolcro. E, lui morto, fu infatti « abbellita (con-
tinua lo storico Civitali) per la cappella del Corpo di Cristo, nella quale è, in un bellissimo se-
polcro, il corpo del venerando Silvestro Gigli, vescovo vigorniense, la cui opera, a spese di detta
famiglia Gigli, fu sontuosamente edificata». Il sepolcro fu scolpito da Raffaello da Montelupo,
e distrutto poi nei seguenti secoli dal gusto ognor più disviato dei posteriori tempi e degli ar-
tefici posteriori, rimanendone or solo un frammento scampato alla distruzione.

Porse fu allora che, per meglio illuminarla, si aprì nella cappella medesima, che è il
braccio destro della crociera, l'immane finestrone, sbranandone il muro dal lato di tramon-
tana, che doveva aver prima una finestrella conforme a quella che vedesi nel lato opposto. E
«per maggior ornamento e comodità e ampliamento di detta chiesa», il 30 di maggio del 1579 il
decano Orazio Gigli faceva levar via il coro dinanzi al maggiore altare, trasportando questo in
avanti, per fare il coro dietro l'altare grande, secondo 1' uso moderno. E allora dovettero andare
distrutti l'ambone antico e l'intagliata cinta, o parapetti, o cancelli del coro stesso. Se pure ciò
non fu nel 1592, nel qual anno apparisce da altra memoria che si ridusse « tutta ad un pari
la chiesa, facendo serrare le due porte che riescivano verso la chiesa di Santa Lucia». Ecco
dunque il tempo in che venne interrata la confessione o cappella sotterranea sotto il maggiore
altare, alla quale davano scarsa luce le ornate finestrelle che tuttora vedonsi otturate alla base
esterna dell'abside ; ed ecco il tempo in cui furono chiuse con muramento le due porte nel tergo
della chiesa. Opera del secolo dipoi furono gli altari, più grandiosi ancora, sostituiti a quelli del
cinquecento per opera dei decani Provenzali e Gigli, nel 1052 e 1659.

Poi cominciò il deturpamento dell'esteriore della basilica, iniziato fin dal 1649 coll'appoggio
;id essa di alcune baracche di rivenditori permesso dal decano Provenzali e dall'operaro Bottini; e
nel 1698 si era giunti a tale da permettere di erigere nel tergo della chiesa vere botteghe in mu-
ramento. Nò valsero a farlo togliere le rimostranze del Consiglio della Repubblica all'operaro, e
il rumore levatosene nella parrocchia; tanto è frequente il caso in tutti i tempi, che l'ignoranza
e la caparbietà la vincano sui migliori concetti; e quelle botteghe vi perdurarono fin quasi alla
metà del presente secolo.

Le mura dell'abside furono poi internamente sbranate per la costruzione di un'edicola ove
riporre una statua di San Michele scolpita in pietra del monte Gargano e data in dono alla Re-
pubblica lucchese dall'arcivescovo Puccinelli; nò mancò il barbarismo dell'intonaoamento dei
marmi e della coloritura con calce, nò quello di volere ingentilita la severa semplicità dell' ab-
sida con ornamenti di stucco.

Tutto ciò conduceva a tale deturpamento della insigne basilica, che i molti lavori eseguiti
nel secolo presente pel suo ripristinamento non hanno ancora riparato in totalità ai guasti da
essa sofferti. Ma nemmeno tali lavori, se tutti furono dettati da desiderio di ben fare, furono
tutti condotti col più savio consiglio ; e massimamente poi è da deplorare la dispersione di grande
quantità di ornate colonne, quali scolpite, quali ornate con opera di commesso, e degli scolpiti
loro capitelli, avvenuta allorché si condusse, non una scrupolosa riparazione, come si sarebbe
dovuto, ma un totale rinnovamento della facciata, sostituendone ogni parte con marmi foggiati
a imitazione degli antichi. Nò potremmo non lodare altamente il regio Ministero dell'istruzione
pubblica, che si preoccupò di recente di ricuperare quei venerandi frammenti dell'opera di Gui-
detto che esistessero tuttavia, e potesse conoscersi presso chi si trovassero, per riunirli a quei
pochi che erano pervenuti al regio Istituto di belle arti, disponendo che tutti vengono raccolti
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