Archivio storico dell'arte — 5.1892

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CRONACA ARTISTICA CONTEMPORANEA

Diamo qui per esteso il disegno di leggo pre-
sentato al Parlamento dal Ministro dell'istruzione
pubblica, onorevole Martini, nella seduta del 2(i no-
vembre prossimo passato, poiché crediamo che esso
segni un notevole miglioramento su tutti quelli
che lo hanno preceduto intorno al problema, ora
più grave e urgente che mai, della conservazione
dei monumenti e degli oggetti d'arte e di antichità :

« Oitobevoli Signori. —Il primo disegno di legge
sulla conservazione de' monumenti e degli oggetti
di belle arti e di antichità fu presentato al Par-
lamento nel 1868, l'ultimo nel 1892; nei venti-
quattr'anni che intercedono i Ministri della pubblica
istruzione, la Camera e il Senato, archeologi e
cultori dell'arte, la stampa, si occuparono di tale
argomento. Ciascuno vi portò il contributo delle
sue speciali cognizioni; tutte le teorie furono messe
in campo; tutti gl'interessi si fecero valere; pa-
recchi disegni di legge si compilarono e si discus-
sero, ma la legge non fu fatta. Più volte ho do-
mandato a me stesso se fosse vano oramai il pre-
sumere di comporre con un atto legislativo tanto
contrasto di opinioni, di diritti, d'interessi; e se,
fatta la legge, questa avrebbe rimosso gì' inconve-
nienti che si lamentano e prodotto i benefici che
se ne aspettano.

Necessità di governo da una parte, difesa di
proprietà private dall'altra impongono che ai de-
creti, agli editti, alle ordinanze di tempi in cui
prevaleva un esagerato concetto dei poteri pub-
blici, si sostituisca una legge la quale corrisponda
alle nuove condizioni politiche e sociali del tempo
nostro. A questo intesero i miei predecessori ; que-
sto si chiede da coloro a cui, per fini diversi,
preme distruggere i vieti ordinamenti.

Le successive proposte legislative rappresen-
tano il cammino fatto verso la meta; cammino
lento, ma fecondo di esperienza e che ha con-
dotto a distinguere ciò che può essere giusto
precetto di legge da ciò che sarebbe ingiusto gra-
vame.

Il disegno che io vi presento è, in gran parte
quello preparato dalla Commissione della Camera
nella precedente legislatura. Lo esaminai di nuovo
con animo risoluto a rispettare la libertà e la pro-
prietà dei privati sino all'estremo limite, oltre il
quale ogni concessione tornerebbe a grave danno
della scienza e dell'arte.

Certo, presceglieremmo tutti che i monumenti
fossero guarentiti dal costume più che dalla legge;
e fosse comune il sentimento di quei cittadini della
repubblica di Firenze, i quali dopo di avere atter-
rato gran parte della chiesa e del convento di
San Salvi, quando giunsero al refettorio ov'è il
Cenacolo di Andrea del Sarto, ristettero: tanta
vergogna temerono dal rompere il pezzo di muro
sul quale sta dipinta l'opera meravigliosa.

Siamo oggi lontani da quella idealità, e con-
viene che la legge aiuti a formare il costume. Ma
affinchè ciò avvenga, è necessario serbare il senso
della misura ; ripudiare il vecchio ed erroneo con-
cetto del dominio dello Stato su tutte le opere
d'arte e di antichità, e riconoscere che il mezzo
più efficace per trattenere in Italia oggetti di pro-
prietà privata, necessari alla nostra cottura storica
ed artistica, ò quello di comprarli. Solo a queste
condizioni la legge non avrà carattere odioso; le
stesse sanzioni penali costituiranno, per la grande
maggioranza dei cittadini, una guarentigia contro
il malvolere o la frode di pochi, e le entrate che
il Governo dovrà procurarsi per l'acquisto di opere
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