Archivio storico dell'arte — 6.1893

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FRANCESCO MALAGUZZE VALERI

firmo et non podere me astringiti (sic), non altro al presente, sempre sono vostro, me re-
comando per milia volte a le vostre specta.te dato adi 1" de zenaro 1518.

«Il vostro in tato magistro Donato di Gaio taiapreda
da Cernobio ».

(Fuori:) «Ali prestantissimi et honorandi operarij de Sancta Maria de Galiera sia pre-
sentata questa presente soi intimi amici. In Bologna ». 1

Mandarono i frati al nostro artista il danaro dovutogli da tanto tempo? I documenti
sono muti a questo riguardo, come su tutto ciò che possa anche indirettamente riguardare
più oltre l'artista di Cernobbio. A me, nonostante accurate ricerche, non fu dato trovare
altre notizie su questo artista, apparso improvvisamente, come una meteora, nel campo
dell'arte del Binascimento, per un lavoro così geniale, che forse fu il coronamento di altre
opere che agli studiosi degli archivi ed alla critica restano a ricercarsi.

Certamente la facciata della chiesa di Santa Maria di Galliera non fu condotta a ter-
mine da Donato di Gaio. Ma, e perchè le parti piìi caratteristiche furono opera del suo
scalpello, e perchè delle restanti lasciò il principio e il modello (e si rileva dai preventivi
degli artisti chiamati a finire il monumento, che ricorrono sempre nelle varie parti a quanto
è già in opera), può senz'altro dirsi che la ricca facciata della chiesa di via Manzoni è da
attribuirsi al nostro artista.

Questa è per certo una delle più splendide cose che l'arte di quel tempo abbia lasciato
in Bologna. L'eleganza, la finezza dei fregi che circondano la porta, salgono per le cande-
liere, e girano attorno alle finestre e ai cornicioni fin sotto il tetto, fanno di questa facciata,
cui il tempo coprì quasi di uno strato di veli, un vero gioiello.

Scomparsa del tutto è la banca, o gradino della base, ricordata dall'artista nella sua
lettera, come quella che era più alla portata delle mani vandaliche: ma possiamo di leggeri
figurarcela, pensando all'altra del palazzo Bevilacqua, che (sia detto di passaggio) tanti punti
di contatto nella tecnica ha col monumento fin qui esaminato.

Il tempo danneggiò non poco le parti sporgenti dell'edilizio, le quali, di fragile calcare,
poco potevano resistere alle intemperie e alla corrosione dell'aria: l'aspetto severo ed elegante
dell'insieme fu poi alterato, quando si alzò la chiesa, e, per darle un aspetto adatto ai gusti
depravati della decadenza, si chiusero le finestre e l'occhio sulla porta, coli'attuale strato di
mattoni sporgenti, per servire di attacco alle nuove costruzioni. Per fortuna, il progetto
rimase tale, ed i restauri e i lavori si limitarono all'interno, che nulla conserva dell'antico.

Rimasta incompleta, per la malattia di maestro Donato, la facciata dell'oratorio, i frati
pensarono a farla ultimare secondo il disegno della parte compiuta, e invitarono parecchi
artisti a presentare un preventivo. A ciò corrisposero: Battista Francesco di Simone, fio-
rentino, Bernardino da Milano, Paolo Fiorini e Giacomo Ulma.

Il nome di Bernardino da Milano non s'incontra qui per la prima volta nei documenti
bolognesi. Esso nel 1523 s'impegnava di costruire, insieme con Giacomo da Firenze, la porta
della chiesa di San Michele in Bosco, nella quale è notevole il fregio in marmo che le ò
sovrapposto. Ciò rilevo dai registri della chiesa stessa.2

Fra questi artisti non può dirsi con sicurezza qual fosse il prescelto per proseguire la
facciata dell'oratorio dei padri Filippini. Oltreché mancano i dati dei preventivi loro (per
cui non può stabilirsi se il compimento dell'opera di Donato da Cernobbio avvenisse con
ritardo o no), questi non partono nemmeno da un unico punto di vista nei loro progetti. 3
Yi sono alcune parti che maestro Donato aveva lasciate incompiute, che vengono ricordate
solo in qualcuno dei preventivi, non negli altri; oltreché qualche volta, accanto alle misure

2 Archivio di Stato di Bologna - Fabbrica, 1522,
c. 61, r.

a V. doc. II, III, IV, V, VI.

Archivio di Stato di Bologna - Demaniale - Padri

I ìlippmi ——.

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