Archivio storico dell'arte — 6.1893

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RECENSIONI

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rirsi alla gioventù di quell'artista per il modo con
cui maneggia la penna. Il Wickhoff seguì pure
la mia opinione nell'attribuire alcuni schizzi a
Gr. F. Penni, lasciando a me di provare scientifica-
mente la giustezza di questa attribuzione in un la-
voro che pubblicherò in avvenire.

Non ci resta ora che a considerare quei disegni
che il "Wickhoff ha riconosciuto come schizzi origi-
nali di Raffaello, e che sono i seguenti:

N. 230. Maria ai piedi delia Croce (Passavant,
II, pag. 443, n. 10); altri tre schizzi della Vergine
in piedi, e accanto il torso del Crocifisso. Il Wickhoff
crede che questo studio sia stato eseguito per il
quadro di Dudley.

N. 238. La Madonna delia melagrana (Passa-
vant, II, pag. 434, n. 183).

N. 245. Il celebre disegno della Madonna se-
duta in mezzo ad un paesaggio, leggendo un libro
che il Bambino tenta di afferrare ; sul rovescio la
figura di Sant'Ambrogio e quella del cosi detto
Pietro Lombardo della Disputa (Passavant, II,
pag. 434, n. 187, e pag. 437, n. 200).

N. 246. Schizzo per la Madonna di casa Co-
lonna (Passavant, II, pag. 434, n. 188) e due altri
schizzi di Madonna; sul rovescio tre uomini nudi
armati di lancie (Passavant, II, pag. 223, n. 223).
L'intera composizione per la quale erano destinati
questi tre uomini, e che rappresenta VAssalto di
Perugia, si trova anche in un'antica copia esistente
nel Louvre (n. 274); solo che qui i guerrieri di
sinistra sono ancora a capo scoperto, laddove nel
disegno del Louvre hanno già l'elmo.

N. 247. Gruppo principale della Madonna di
casa Canigiani.

N. 248. Schizzi per la Madonna in mezzo al
verde.

N. 262 e 263. Due Muse del Parnasso, sulla cui
autenticità ho però dei dubbi; invece anche il
Wickhoff ritiene genuino il disegno con i due ca-
pitani della Battaglia d'Ostia (n. 282).

N. 301. Una Carità che, a prima vista, po-
trebbe sembrare uno schizzo per la predella del
Vaticano, ma che il Wickhoff ascrive ragione-
volmente agli ultimi anni della vita di Raffaello.
Abbiamo quindi il caso, non meno raro che in-
teressante, di un artista che copia una sua opera
giovanile.

Aggiungendo il foglio con gli Amori di Filo-
strato, che porta nel rovescio la nota composizione
detta la Morte di Adone, e inoltre il disegno raf-
figurante due giovani su di una collina (nn. 302,

308), si hanno dodici schizzi originali del grande
Urbinate.

Soddisfatto con questo esame al nostro interesse
scientifico, per quanto vi si opponga il desiderio di
tornar sempre a consultare i disegni originali, se
sfogliamo ancora una volta il libro per poterci fer-
mare a nostro bell'agio ad esaminare le illustra-
zioni che lo adornano, dobbiamo, quanto alla loro
scelta, ammirare l'acume e il gusto del AVickhoff
non meno di quanto ne abbiamo teste ammirata
la dottrina leggendo le sue osservazioni critiche.
Imperocché non tutte le illustrazioni sono, a rigor
di termine, indispensabili alla dimostrazione; bensì
l'autore, spinto da amorevole venerazione, ha ap-
profittato dell'occasione che gli si offriva per pre-
sentarci, splendidamente riprodotto, qualche disegno
di questo o quel maestro a lui specialmente caro.
| Così, per esempio, mi sembra che dobbiamo al suo
gusto individuale la riproduzione del bellissimo di-
segno della Vergine al tempio, della mano di un
ignoto maestro lombardo del 1500 circa; così pure
lo studio di testa in creta colorata del Baroccio ri-
prodotto nella tavola Vili, e quello di Stefanino
Della Bella rappresentante la Morte che cavalca sul
campo di battaglia (tavola X). Come contrapposto
allegro a questo disegno d'argomento triste, tro-
viamo nella tavola seguente lo schizzo di Ciro Ferri
per un quadro destinato ad ornare un soffitto, in
cui si vede il cocchio di Venere tirato nell'aria da
colombe e occupato da amorini, parte dei quali
scagliano i loro dardi, parte spargono sulla terra
profumi e fiori. Così pure è stata una spiritosa tro-
vata quella di presentarci nella tavola VII la ve-
nerabile Società degli antiquari romani riunita in
casa del barone Stosch, una graziosa caricatura,
nella quale le parrucche che quegli illustri signori
portano con tanta dignità sono con buon umore
rialzate, e le venerabili code stanno leggermente
dondolando.

Tutto ciò però serve appunto a mostrare, nel
miglior modo, come l'autore formi, per così dire,

! tutta una cosa con l'opera sua, come egli conosca
da vicino i lavori d'arte dell' Albertina, di questa
collezione finora più celebrata che conosciuta, e
come egli possa giudicarli meglio e più esatta-
mente di chiunque altro. Egli era perciò l'unico

1 che fosse chiamato a far conoscere al mondo degli
eruditi gl'immensi tesori ch'essa racchiude.

Hermann Dollmayr.
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