Archivio storico dell'arte — 6.1893

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WILHELM BOBE

l'esaminarlo accuratamente e lo sottraevano all'attenzione della maggior parte di coloro che
si recavano a visitare la chiesa. Anch'io non l'avevo riveduto da parecchi anni e appena
ora mi sono fatta una precisa opinione intorno al tempo in cui fu eseguito e intorno al suo
autore.

La Deposizione è rappresentata in una tavola di bronzo alta quasi 80 centimetri. Sul
davanti, a sinistra, Maria e un'altra donna vestita da vedova sono affaccendate intorno al
cadavere del Signore, al quale volge lo sguardo San Giovanni seduto a destra e immerso
nel dolore. Queste figure sono eseguite ad altorilievo, mentre invece quelle che stanno in
mezzo fra quelle del davanti e il fondo sono lavorate in un misurato mezzo rilievo e diventano
tanto meno rilevate, quanto più s'avvicinano al l'ondo. Dietro il gruppo col corpo di Cristo
trovasi Giuseppe d'Arimatea, Nicodemo e un-giovane vòlto verso Maddalena, la quale, stando
presso la croce, piange con movimenti agitati e con alte grida la morte del Salvatore;
alquanto più indietro di lei sta un'altra donna, che si china verso le donne che stanno a
sinistra. A destra, al di dietro di Giovanni stanno devotamente inginocchiati due uomini
e un ragazzo visti di profilo, ritratti di quell'epoca, come è provato dal costume. Intorno
alla croce volano sci angeli, due per parte, riccamente vestiti e lamentando anch'essi con
vivacità di mosse la morte del Signore.

Per giudicare della data dell'esecuzione di questo rilievo abbiamo una guida sicura nelle
figure dei committenti inginocchiati dietro San Giovanni. Osservando nell' unita riproduzione
il profilo del più vecchio dei tre, che è quello che sta nel mezzo, vi si scorgono distinta-
mente le fattezze del duca Federigo d'Urbino, quali si vedono nei ritratti del medesimo
dipinti da Pier della Francesca, conservati nella galleria degli Uffizi e in quella di Brera,
nel ritratto dipinto su tavola da Giusto di Ghent in Urbino, nonché in molti altri ritratti
dipinti o scolpiti. Confrontando poi uno di questi ritratti, e cioè la tavola di Melozzo da
Forlì nel palazzo Barberini in Roma, rappresentante il duca Federigo su di un inginoc-
chiatoio, si può anche determinare chi sia il fanciullo che nel rilievo è inginocchiato innanzi
a lui: è il piccolo Guidobaldo, suo figlio e successore. Quanto al giovane genuflesso dietro
al duca, giudicando dalla sua somiglianza con quest'ultimo e dalla sua età, dobbiamo pro-
babilmente vedere in lui il bastardo Antonio, che era molto somigliante a suo padre.

Dall'età di questi personaggi, e segnatamente da quella del piccolo Guidobaldo, possiamo
determinare con gran sicurezza il tempo in cui il rilievo fu eseguito: Guidobaldo mostra
dai due ai tre anni oppure tre anni giusti; siccome però egli nacque nel gennaio del 1472,
il rilievo fu lavorato nel 1474 o al più tardi nel 1475. Ora chi mai poteva eseguire in
Yenezia a quel tempo un lavoro simile? Il Eiccio non aveva che pochi anni; il Leopardi
era anch'egli giovanissimo. Non si potrebbe prendere in considerazione altri che il Bellano,
il quale infatti a quest'epoca godeva di gran fama in Venezia. Senonchè le sue figure dure,
la sua povertà di concezione, la sua composizione difettosa non hanno nulla a che fare con
un lavoro che mostra tanta bellezza e tanta profondità di sentimento, e che non può pro-
venire se non da un fiorentino. Anche in Firenze però il numero degli scultori in bronzo fra
i quali deve cercarsi l'autore della Deposizione nella chiesa del Carmine, è molto limitato: gli
artisti che verso il 1475 avevano in Firenze officina di lavori in bronzo e potevano fornire
lavori di qualche dimensione erano Bertoldo, i due Poliamolo e Andrea del Yerrocchio. Nel
caso nostro Bertoldo è da escludersi, poiché nel bronzo di cui parliamo non si ritrovano uè
la sua maniera di scolpire a rilievo, nò le eleganti pieghe parallele, nò gli scorci" affatto par-
ticolari che si vedono nei suoi rilievi conservati al Bargello. Però anche le figure slanciate
con teste piccole e le lunghe estremità, quali ci si mostrano nei lavori autentici dei fra-
telli Poliamolo, sono molto diverse dalle figure del nostro rilievo. Non resta dunque che An-
drea del Yerrocchio, con le cui opere la Deposizione presenta infatti tali analogie da poter
essere considerata veramente come un lavoro di questo maestro.

La Deposizione occupa però un posto affatto speciale fra le opere di quest'artista e
quindi vuol essere giudicata con speciali criteri; imperocché i bronzi del Yerrocchio che
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