Archivio storico dell'arte — 6.1893

Seite: 154
DOI Heft: 10.11588/diglit.18092.20
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18092.21
DOI Seite: 10.11588/diglit.18092#0192
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1893/0192
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
0.5
1 cm
facsimile
154

Cominciamo quindi da lui, come dal maggioro e più autorevole, per stabilire la verità circa
alle notizie ch'egli sull'argomento ci ha lasciate.

Nella vita di Giuliano da Maiano scrive egli, che questi « con Giusto e Minore, maestri
di tarsie, lavorò i banchi della sagrestia della Nunziata, e similmente quelli del coro che è
allato alla cappella, e molte cose nella, Badia di Fiesole ed in San Marco; e che perciò, acqui-
statosi nome, fu chiamato a Pisa, dove lavorò in Duomo la sedia che è accanto all'aitar
maggiore, dove stanno a sedere il sacerdote e diacono e suddiacono, quando si canta la messa;
nella spalliera del hi quale fece di tarsia, con legni tinti e ombrati, i tre Profeti che vi si
veggiono. Nel che fare, servendosi di Guido del Servellino e di maestro Domenico di Ma-
riotto, legnaiuoli pisani, insegnò loro di maniera l'arte, che poi feciono così d'intaglio come
di tarsie la maggior parte di quel coro: il quale ai dì nostri è stato finito, ma con assai
miglior maniera, da Batista del Cerve]liera Pisano, uomo veramente ingegnoso e sofìstico ». 1

Ne questa è la sola notizia che ci dia in proposito il Vasari, perchè nella vita di Giu-
liano e Antonio da San Gallo scrive egli che « Giuliano imparò in modo bene tutto quello
che il Prancione gì1 insegnò, che gl'intagli e le bellissime prospettive, che poi da se lavorò
nel coro del duomo di Pisa, sono ancor oggi fra molte prospettive nuove non senza mera-
viglia guardate ». Ma invano si cercherebbero nel nostro coro i lavori di Giuliano da San
Gallo, che i libri di amministrazione, come bene osserva il Milanesi, non ci ricordano nem-
meno il suo nome. 2 II Rondoni nelle sue Istorie Pisane ci dice il coro cominciato da Pietro
Seravallino pisano e finito da Giovanni Batlista Cervelliera della medesima patria; dove
al vivo sono intarsiate nel legno 1(3 imagini dei Profeti e degli Apostoli con tanta vaghezza
e bellezza, che a queste figure non pare che manchi altro (così sono ben fatte e composte!)
che lo spirito vivo per mandar fuori la voce umana. Vi si veggono ancora diversi animali,
che tutti sono lavorali con la medesima intarsiatura: così la sedia dell'arcivescovo, fatta
dal Cervelliera, nella (piale rimirasi l'adorazione dei Magi; cosa bella e rara, Certamente
l'opere di costoro paiono miracoli di natura.3 11 Martini nel suo Teatro attribuisce invece
e i postergali delle pareti laterali della chiesa e le figure dei Profeti e dei Santi e gli altri
ornamenti che son nel coro, a Domenico di Mariotto e ad altri maestri. 4 II Da Morrona,
inline, poiché questa volta ha parafrasato il Vasari, nel trovar di non spregevole fattura i
seggi de'canonici e di tutto il coro per gli intagli e per i lavori di tarsia, li attribuisce

1 Vasari. Ediz. Sansoni, Firenze, voi. II, pag. 468-69.

2 Ora diremo... (scrive il chiarissimo Milanesi in nota
a questo passo) che dai detti libri apparisce chiaro che
Giuliano da San Gallo non lavorò in quel coro, ma Fran-
cesco di Giovanni detto il Francione, il ([naie dal 14G7
vi fece quattro sedie, cioè quelle dell'Operaio di S. Gio-
vanni e dell'Operaio del Duomo, e due altre ai iati di
contro al pervio (pergamo) e due spalliere e sedie grandi
in coro rasente le scale si monta sul Duomo ; ehe al
Da Maiano fu pagata nel 1477 una sedia lavorata di
fusaggine, e che finalmente Guido di Filippo da Sera-
vallino pisano dal 1490 al 1495 fece pel coro della sa-
grestia piìi di quindici quadri di prospettiva. (Vasari,
Ed. Sansoni, voi. IV, pag. 268).

z Ardì. Storico Italiano, voi. VI, parte 1", libro 111,
pag. 112.

4 «____Hoc etiam opilicio omnia sedilia per totani

Ecclesiam prope parietem decurrontia in suis posterga-
libus exhornantur ; nani ibi cernuntur variae Prophe-
tarum ac Sanctorum fìgurae, aliaque ornamenta, per
Dominicum Mariottum, et alios artifiees affabre com-
pacta. >> (Martini, Theatrum Basilicae Pi sana e, pag. 27).

Il Tromci, india Descrizione delle chiese ili Pisa, ma-
noscritto che si conserva nell'archivio del Capitolo, a
proposito di questi lavori, scrive: « Entrati in choro,
lasceremo a basso li sedili delli Canonici e Cappellani
lavorati con bellissime tarsie da Guido da Seravallino
e Domenico di Mariotto Pisani, ma le più esquisite sono
di mano di Giovambattista del Cervelliere. Opera di cui
è parimente la Sedia dell'Arcivescovo dove sta a sen-
tire la Predica, che fa meravigliare chi la rimira, di
questo son pure le tarsie vecchie nelli sedili attorno la
Chiesa ». (Pag. V).

11 Grassi nella Descrizione storica e artistica eli Pisa,
ripete, che tutti i lavori di tarsia nei seggi del coro si
devono a Giuliano da Maiano, a Giuliano da San Gallo,
al Seravallino, a Domenico di Mariotto ed a Giovanni
Battista Cervelliere, architetto pisano, e aggiunge in
nota: « a quest'ultimo artista debbonsi ancora i sedili
annessi alle pareti e la bella cattedra arcivescovile, che
dopo il restauro dev'essere posta in faccia al pulpito,
verso la metà della chiesa. » (Voi. I, Pisa, Prosperi,
1827, p. 58).
loading ...