Archivio storico dell'arte — 6.1893

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IGINO BENVENUTO SUPINO

In un volume di Ricordanze che si trova nell'archivio del Capitolo, 1 si legge a pag. 30 t:
« a di 22 aprile 1477. Richordo chome questo di' 23 d'aprile venne la sedia lavorata di
fusaggine di Giuliano da Maiano: deesi pagliare la ghabella lire 12, soldi 7 ». « E più si die
a detto Giuliano soldi 20, gli die a' facchini arechòno detta sedia di doana in duomo ».

Da queste notizie, le sole che abbiamo potuto raccogliere intorno ai lavori di questo
artefice a Pisa, si può facilmente concludere, che Giuliano, oltre aver fatto la sedia per il
diacono e suddiacono in duomo, coi tre profeti, di tarsia, ne ha fatta un'altra la quale fu
posta nella nave grande, tra due colonne, ove seggono le donne: ma che nei lavori del coro
non solo non ha preso parte alcuna, ma non deve nemmeno essere stato per lungo tempo
a Pisa, dal momento che il Pontelli ha l'incarico di metter su la sedia ch'egli mandò da
Firenze: « E a dì 27 di detto (aprile) lire 3, soldi x, dati a Baccio Puntelli perchè misse su
la sedia venne da Firenze di Giuliano da Maiano ». 2

Ma ammesso anche, che Giuliano sia stato a Pisa, par certo, sempre per le notizie che
si hanno, che le sedie da lui eseauite per il nostro duomo sian state lavorate a Firenze, e
che a. Pisa, dopo aver fatta hi locazione della prima, in presenza di messer Filippo de' Medici,
arcivescovo, non sia più tornato; e ciò, non tanto per l'indicazione in Firenze che va unita
sempre al suo nome, mentre per gli altri artisti fiorentini, che lavoravano a Pisa l'operaio
scrive dì Firenze, quanto perchè per aver denari si rivolge all'operaio servendosi dei buoni
uffici di altra persona: «e si paghò per sua lettera a Ridolfo Paganelli».3

Detto questo, è facile stabilire, come il Vasari abbia corso, tanto ned'afférmazione che
egli si servisse dell'opera di Guido del Seravallino e di Domenico di Mariotto, legnaiuoli
pisani, quanto nel dirci che insegnò loro quell'arte. Domenico di Mariotto, che il Milanesi
ci dice nato a Firenze, può aver appreso da Giuliano l'arte della tarsia, e può aver magari
aiutato il maestro, se tale egli è proprio stato, nel lavoro delle sedie che doveva eseguire
per la nostra Primaziale; infatti Domenico di Mariotto comincia a lavorare a Pisa per l'Opera
solo nel 1489, ma il Seravallino, perchè di Pisa e figlio e nipote di legnaiuoli pisani, 4 non
può ammettersi abbia appreso la maniera da chi a Pisa non è stato o, se pur vi è stato, non
v'ha esercitato l'arie sua in modo da aver potuto, non clic fargli da maestro, iniziarlo nel
nuovo e difficile lavoro. Non eran poi questi di Giuliano nemmeno i primi saggi, che di tal
genere si avessero, perchè avanti di lui Francesco di Giovanni, detto il Francione, aveva
già fatto per il nostro duomo molte sedie con prospettive, e avanti che il Seravallino comin-
ciasse a lavorar di tarsia, era venuta a Pisa la sedia ilei Pontelli, i cui lavori (insieme
con quelli del Francione, e per non dir che dei maggiori) si ammiravano nella chiesa già da
parecchi anni.

II.

Domenico di Mariotto dimorò lungo tempo a Pisa esercitandovi l'arte sua di legnaiuolo
e di maestro di tarsie. La prima memoria che si abbia dei suoi lavori risale al 1489, quando
a dì 11 di novembre riceve dall'operaio lire 482 e soldi 15 per fattura « del coro e Ila sedia
di Camposanto », per cui s'ebbe « fiorini due d'oro inn oro soprapiù, come appare per una
scritta fece messer Antonio, a ogni sua spesa ».b Ai primi del 1490 (stile pisano) prende a
fare una sedia per il duomo che doveva andare rasente il pergamo, verso la porta reale;6
nel 1492 lavora a quella « tra le colonne di sotto il pervio »;7 nel 1499 poi ne consegna

1 Filza D. Primatialis Ecclcsiae Pisanae Immunitates
ac privilegia.

- Àrch. del Capitolo, filza D. Ricordanze, p. 30*.

3 Arch. del Capitolo, filza A. Entrata e Uscita, p. 83.

4 II padre si chiamava Filippo e il padre di Filippo
Piero. Così in un registro dell1 Opera.

5 Arch. dell1 Opera. Debitori e Creditori. Rosso B,
pag. 2.

G Arch. dell' Opera. Debitori e Creditori. Rosso B,
pag. 45.

7 Arch. dell'Opera. Debitori e Creditori. Rosso B,
pag. 87.
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