Archivio storico dell'arte — 6.1893

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IGINO BENVENUTO SUPINO

accomodala contestazione, perchè il 12 maggio 1495, nello stesso libro di Ricordanze si legge:
« e de' avere lire 5 e soldi 10, e sono per accrescimento di detto fregio, che ci acrescemmo
soldi 5 per lira, che s'era fatto a lire tre e soldi 10 il braccio; e perchè non voleva istare
chontentò, se li accresce detti soldi 5, che tutto fa la somma di lire 82, soldi 10, cholle lire 77
di sopra ». 1

111.

Ma ne'libri di amministrazione dell'opera s'incontrano] nomi di due altri artistiche
hanno lavorato a questo coro: Giuliano di Salvatore taulaio o legnaiuolo di cui non si ha
che questa notizia: che gli sono pagate dall'operaio lire 40 e soldi uno in più partite
per vari quadri di prospettiva pei' il coro della sagrestia, 3 e m.° Michele Spagnuolo, che
nel 1491 comprò legnami di noce per fare i cornicioni a (incile sedie. 3 Padre di Lorenzo
che, come abbiam detto più sopra, troveremo insieme con Domenico di Mariotto e con Guido
da Seravallino a lavorare all'ornamento del coro del duomo dal lòll al 1513, questo maestro
Michele, sin dal 1478, e precisamente il 2 giugno, aveva preso a fare due fodere alle spal-
liere delle sedie delle donne in duomo, le (piali doveva fare « a tutte spese dell'Opera e
lini à esser pagliato del maistero: e denne avere », seguita la partita, « lire Lini cioè lire 54 »,
le quali spalliere furono messe allo sedie delle donne, cioè alla prima lavorata da Jacopo da
Volterra e alla seconda di Giuliano da Maiano. 4 Ma avanti di procedere nella ricerca dei
lavori che maestro .Michele eseguisce per il duomo, non pochi uè di poca importanza, ci
sembra opportuno dir subito, che questo -Iacopo lino dal maggio del 1463 aveva fatto una
predella doppia intarsiata col segno dell'Opera, « la quale s'è missa all'altare di san Ranieri
in duomo ». 5 Nel maggio poi del 14U7, insieme col figliuolo suo chiamato Giuliano, col
(piale da ora innanzi lo vedremo sempre lavorare, prese a fare una sedia in duomo sotto
Tolgano, attaccata alla murella, la (piale, scrive l'operaio, « denno lavorare a boro lengniame,
noci lini e netti e altro lengniame che v'andasse, e chosf ongni altra spesa; e ch'ella sia
lavorata meglo (die quella ch'è fatta dicontra al pervio, la (piale fece maestro Francesco di Gio-
vanni da Firenza ; a mizura venghi a ppari della murella e a manganelle di noce e netto;
de' lavorare le teste per lo modo s'ànno a llavorare quest'altre sono alloghate a maestro
Francesco e dene avere lire cento vinti ». G La (piai sedia fu finita nell'aprile del 1468 e fu
posta in duomo « alle prime colonne di verso la cupida ». 7

Il 21 agosto del 1467, ne presero a fare un'altra che si chiamava la sedia delle donne,
« cioè la prima alla colonna dov'è la sedia dell'operaio di s. Giovanni et nel modo che
stia bene perchè se ne ha fare n.° !) ». Ma poiché pare che questa non piacesse a messer
Antonio Operaio, fu giudicala da Francesco di Pietro Mastiani, il quale la stimò lire 196; 8
ma a, questi artisti non si fece proseguire il lavoro.

1 Arch. dell'Opera. Ricordanze, 6, p. 112'.

2 Arch. dell'Opera. Entrata e Uscita, 72, p. 99*.
:! Ricordanze, 1490, 91, 92, p. 74 f.

4 Arch. del Capitolo, filza />.

5 Entrata e Uscita. 59, p. 99 e Creditori e Debitori.
Rosso A, p. 65 f.

6 Ardi. dell'Opera. Ricordanze, 1, 1467, p. 93.

7 Arch. dell'Opera. Ricordanze, 1, 1 467, p. 115.

8 Arch. del Capitolo, filza M, libro rosso, segnato A.
Nel libro del Debitori e Creditori, segnato A, nell'ar-
chivio dell'Opera si legge invece: «Iacopo di Vittorio
da Volterra e Guliano suo figliuolo donno avere, a dì
d'aghosto lire centovinti, sono per una sedia anno fatto
in duomo coninissa di silio in noce, con vasi tre.

« E più à preso a ffare questo dì 21 d'ogosto 1467,
una sedia in duomo la quale si chiama la sedia delle
donne, cioè la prima alla colonna dov'è la sedia dell'o-
peraio di San Giovanni, e de' la fare lavorata per quello
modo, che a loro parrà stia bene, el pregio do' essere
secondo farano nel lavoro e facendo per modo piaccia a
messer Antonio, aranno a ffare il resto delle altro della
nave, che sono numero sedie nove.

« Ano fatto una la quale non so, disse a messer An-
tonio rimessesi il pregio in Francescho di Piero Ma-
schiani il quale giudichi), questo dì 15 giugno 1468, che
detto Iacopo dovesse avere di detta sedia lire centono-
vantasei, e di tanto si fa creditore ». (Pag. 145*).
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