Archivio storico dell'arte — 6.1893

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166 ICxTNO BENVENUTO SUPINO

per ima iscritta di mano d'Antonio di Ducajo, e da detto messer Antonio ebbe tntt'i len-
gniami li bisongniavano per detta sedia, e noi abbiamo seguito l'ordine di detta iscritta
d'acchorddo »,! (così l'operaio nel suo libro di Ricordanze). Nel 1491 s'ebbe lire 260 « per
manifattura et magisterio di più lavori fatti per l'ornamento del l'orali ano del duomo cioè:
eliolonne basi e chapitelli, cholonnelli, architravi et chornicioni di sopra alle volte e l'or-
namento del pie del l'orali ano e il parapetto del pervio elio' suoi inbasamenti e cliolonneli
e chornicioni a'lati e suoi fornimenti, d'achordo chon lui».2 Nel 1494 rifa il cantone e
pilastro di fianco alla sedia dove stanno i magistrati, accomoda e fa nuova la cornice della
sedia che fece maestro Cristofano da Lendinara;3 e finalmente nello stesso anno, al 20 di
novembre, l'operaio gli alloga il lavoro di quadro e di scorniciatura del nuovo coro di
duomo, che maestro Michele dovrà fare « bene e diligentemente a uso di buono maestro »
con spalliere grandi, «chon cholonnelli achanalati, baso e chapitelli» con fregio di lettere
antiche, e a ogni quadro un quadro di noce « buono e giemtile e polito » e grosso
perchè l'operaio lo dovrà fare intagliare a modo suo.4

Vili.

Il lavoro d'intaglio per questo coro, per cui l'operaio, si riserva il diritto di affidarlo a
chi meglio creda, fu allogato prima a Checcho di Toledo, legnaiuolo, poi a Giovanni di Bar-
tolomeo d'Antonio di Vanni, maestro di legname: al primo nel 1495, al secondo nel 1499.

Cliecco di Toledo di Spagna, come si legge nelle Ricordanze « de' avere a di' 23 d'oghosto
ducati quattro (Toro larghi in tutto, e ssono per suo magisterio e fattura di quattro quadri
intagliati di noce ci fa per lo ehoro di duomo » e lire 33, per fattura di altri 5 che fa il
14 d'ottobre dello stesso anno.5 Di lui non si possono dare altre notizie, e parrebbe quindi
che egli avesse interrotto il lavoro, che fu poi completamente affidato a Giovanni d'An-
tonio di Vanni.

« Richordo, scrive l'operaio, chome oggi, questo di 26 di settembre (1499), s'è al logli ato
a fare i quadri che vanno innel ehoro del duomo, a Giovanni di Bartolomeo d'Antonio
di Vanni, maestro di legniame, i (piali quadri anno a esser traforati e ben lavorati come una
mostra che ci à data et de' avere dell'uno lire (i, cioè quadri picehuli lire 0 l'uno e di certi
quadri lunghi, lire sette l'uno ».6

Il 15 di ottobre dello stesso anno portò all'operaio due quadri traforati, il 28 d'ottobre
un altro, e così via di seguito sino al 20 luglio 1500, nel qual giorno per 4 piccoli e per
vari quadri grandi, riscuote lire 180: in tutto circa una sessantina di quadri traforati, per
quel che si può giudicare approssimativamente dalle varie partite. Di questo maestro di
Vanni non si hanno poi altre notizie: cioè, sappiamo che il 28 luglio del 1495, ebbe lire 20
in presto dall'operaio infino a dì 17 agosto « disse voleva far le ispese della cena quando menò
la moglie »,7 e a dì 15 d'ottobre, lire ventidue « disse voleva risquotere la cintula della
moglie che D'aveva in pegnio Michele del Porcho, in scudi d'oro, e l'avansi voleva per
suo bisogno ».8

Il lavoro del coro procedeva alacremente, ma tanto doveva interessare che fosse con
sollecitudine terminato, che i maestri vi lavoravano pur di notte, e nei libri di Ricordanze,
fra le molteplici partite di spese fatte e da farsi, si trovano quelle delle candele comprate
« per lavorare la sera un pesso li maestri ».'J

1 Arch. dell'Opera. Ricordanze, 6, p. 82. 0 Ricordanze, 7, p. 104'.

2 Arch. dell'Opera. Ricordanze, 1490-91-92, p. 72*. 7 Loc. cit.

3 Arch. dell'Opera. Ricordanze, 6, p. 81*. s Loc. cit.

4 Vedi Documento n. 1. 9 Ricordanze, 8, p. 68, 87.

5 Ricordanze, 7, p. 21* e Entrata e Uscita, 1495, p. 82.
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