Archivio storico dell'arte — 6.1893

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I MAESTRI D'INTAGLIO E DI TARSIA IN LEGNO 167

Per le panche dei canonici, cominciate, come abbiam visto, da maestro Michele, e per
quelle dei cappellani « che hanno a ire in el choro » seguita a fare i disegni Leonardo del
Troncia, dipintore, ma il lavoro, per la morte di maestro Michele, è proseguito dai figli Gio-
vanni e Lorenzo che già si trovavano a lavorare insieme col padre: anzi Lorenzo fa per i
bisogni del coro ventisei quadri traforati, tra grandi e piccoli, i quali trafori dovevano avere
per fondo una tavola bianca.1 A dì ultimo di settembre del 1500 ebbe Lorenzo lire quattro
e soldi 10, « ne chomprò uno sacho di grano, perchè fornisse il lavoro del coro del duomo »;
e a dì 19 dello stesso mese altre lire quattro e soldi 10 per il solito sacco di grano « si li
die perchè lavorava al fornimento del coro»; così l'operaio nel suo libro di Ricordanze.2

Sino al 1510 non si hanno di loro più notizie: di Giovanni, nemmeno dopo; di Lo-
renzo si sa invece che il 24 settembre di quell'anno lavorava alla fonte del battesimo
« cioè alla fonte grande ».3 Dal 1511 al 1513 poi insieme con Domenico di Mariotto e Guido
di Filippo da Saravallino riprende i lavori per l'ornamento del coro, dei (piali, per la morte

TRAFORI E INTAGLI PER IL CORO ha attribuirsi a Giovanni di Bartolomeo d'Antonio hi Vanni.

avvenuta di maestro Michele, la direzione è passata nelle mani del Seravallino, a cui il 17 maggio
del 1515 messer Pulidoro di Giov. Yannucci, operaio del duomo, paga lire 14 perche « ni esser
Giovanni Agliata, operaio, che fu di duomo, li promise clic Unito il lavoro del choro, (die lui li
farebbe qualche vantaggio per esser lui chapo maestro sopra '1 lavoro del choro, e di questo
messer Pulidoro ne à uto fede da messer Ghuido di Puccio e da prete Francesco Aiutamicristo,
chome in loro presensia l'operaio ditto li promise darlli qualche chosa soprapiù di soldi xx,
che non à fatto agli altri, e per avere auto ditta informassione, si glie pagliato detti denari ».4

IX.

Ed eccoci finalmente a parlare di quell'artista che, secondo il Vasari, avrebbe dovuto
terminare con assai miglior maniera che non facessero il Mariotto e il Seravallino, quel coro
da essi per la maggior parte lavorato: di Giovan Battista del Cervelliera,maestro d'intaglio
c di tarsia ed architetto pisano.

Nacque egli in l3isa nel giugno del 1489 da Pietro del Cervelliera, il quale teneva una
bottega di legnaiuolo in San Martino alla Pietra di Lungarno, e datosi al mestiere dei padre,
imparando i principi dell'arte e in questa perfezionandosi, riesci ben presto a levare con le

1 15 ottobre 1499. « Si comprò pozzi tre di tarile d'ar-
baro per fare i quadri bianchi sotto i trafori del coro ».
Ardi. dell'Opera. Ricordanze, 7, p. 113.

2 Arch. dell'Opera. Ricordanze, 7, p. 130'.
:i Arch. dell' Opera. Ricordanze, 8, p. 4G, 47.
4 Arch. dell' Opera. Entrata e Uscita, 78, p. 85'.
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