Archivio storico dell'arte — 6.1893

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I MAESTRI D'INTAGLIO E DI TARSIA IN LEGNO

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poi fa una spalliera a due facce « chon le spallette, posta rasente al choro della Nonsiata
e l'altare di San Clemente, eccetto i trafori che erano dell'Opera».

Nel 1539 muta la campana della predica, fa la cornice di legname a due Evangeli,
mette le tavole sopra le sedie allato al pergamo e fa un armadio per lo scrittorio, e nel
maggio del 1541 gli son pagate lire 770 « per rifare la porta di bronzo inela faciata a lato
alla porta reale, di verso l'ospedale e la porta di verso el champanile, che erano vecchie ».

È in questo tempo ch'egli fece due sedie grandi che dovevano andare tra gli altari di
San Gamaliele e Sant'Andrea e quelli di San Ranieri e San Simone, le quali sedie furono
stimate 35 scudi e mezzo da Paolino lucchese e da maestro Gabriello Sordo, legnaiuoli, e
così pure otto sedie d'albero con balaustri e un armadio con lavori di traforo per l'altare
di San Bernardo. 1 Ma poiché certi conti relativi a qualcuno di questi lavori e di altri fatti
al tempo di messer Antonio restarono pendenti, per non trovarsi d'accordo, e l'operaio decise
di farne fare una stima, e poiché questo disaccordo divenne in seguito più grave dal fatto,
che maestro Battista, il quale avrebbe dovuto eseguire « un ordine di sedia in duomo intorno
al pilastro di verso al bateximo, di chonmissi », non seppe mai decidersi a portar a line
il lavoro, con grave danno dell'Opera, ne nacque da ultimo un vero e propro dissidio fra
l'artista e l'operaio, dissidio che così vien narrato dall'operaio stesso nel suo Memoriale:

«Nota chome de l'anno 1543 si dete a fare a m." Batista di Cervelero uno ordine di
sedia in Duomo, intorno il pilastro di verso el bateximo, di chonmissi e questo si fe per orna-
mento de la chiesa e per servire delle due sedie, che sono al dito pilastro infondo de la nave
presso a le porte, et a'preghi di ditto maestro Batista rachomandandosi all'operaio li dessi
qualche lavoro per sustentarsi cholle sue fatiche, e' promise fare una belisima storia del ligliuol
prodicho e presto che così misse mano in ditto lavoro e taglò dimolto legname e chor-
nice per ditti lavori de'maghaxini del'Opera, e andovi lavorando sino a l'anno 1546 ogni mese
qualche gornata ma podio, e si li andò dando denari alla gornata et soliscitandolo quanto
si potò per condure a line ditto lavoro; di che seghili, che avendo in mano sino a l'anno 1547
di circha scudi 180, levò mano dal ditto lavoro in troncho, et non chapitava più a bo-
tegha, atendendo a altre sue fatiche, di che l'operaio molte e molte volte lo stimulò a finire
dito lavoro, e dipoi dando sempre parole di 15 gorni in 15 gorni di tornare a lavorare
nè mai ne fece nulla, l'operaio da molte persone glie lo fece dire, che non finendo dito lavoro,
si li dimanderebbe tutto quello aveva auto di denari per dito chonto, e lui pigiava la chiave
di botigha et chornice morte et altro per ditti lavori, prometendo tornare a lavoro, e apriva
la botegha, e stava un'ora, e poi stava 15 dì che non si vedeva, di modo che si chonduse
chon parole sino a l'anno 1550. E veduto l'operaio non avere più rimedio che chon parole
finisse ditto lavoro, et recitandosi a charico de l'anima e d'onore che lui avessi tanta somma
di denari in mano del'Opera et tanti legnami chomprati per ditto lavoro, e che l'Opera non
si serviva di lavoro e inoltre e ditti lavori principiati s'invechiavano e ghuastavano in la
botegha, si li fece un protesto per la chorte del Signor Chomisario di Pisa, del mese di gugno
di ditto anno 1550, asegnandoli un termine che dovessi finire diti lavori, altrimenti li pro-
testavamo, che pasato ditto tempo non intendevamo esere più tenuti a pigiare ditto lavoro,
ma che si li dimanderebe la valuta de legname e tutto quello eh'è debitore a l'Opera e
tutto si fece per muoverllo a finire. Lui di tal chosa non fece nulla se non dare le mede-
xime parole chome prima. Pasato dito tempo del protesto si misse alla chorte per 25 scudi
per parte lui si sentì ghravato, e di nuovo si li fece una dimandita di 100 scudi per parte di più
somme ordinariamente alla ditta chorte lui rispuose e andosi difendendo ala ditta chorte, alun-

ghando tenpo quanto potò; pure seghuì che dopo molte spese.....e più mesi chorsi, fu chon-

danato in ditti scudi 100 e inelle spese, nò per questo mancho si misse a volere finire ditto
lavoro e per venirne a qualche eletto si dete al chavaliere per li ditti scudi 100 il sedici
d'aprile 1551 per parte di più somme fu ghravato in persona per ditta somma, e ne seghili che

1 Tanfani, loc. cit.

Archivio storico dell'Arte

- Anno VI, Fase. III.

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