Archivio storico dell'arte — 6.1893

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gli assistenti è logico supporre che fossero per loro anche in origine i sedili laterali. Ma pur
con queste deplorevoli modificazioni e restauri, l'ultimo de'quali è del 1830, il lavoro si
fa sempre ammirare per l'eleganza e la bellezza delle varie parti die lo compongono.

Ed ecco così illustrata la maggior parte delle (mere d'intaglio e di tarsia della Prima-
ziale pisana, nonché messi in nuova luce i maestri già noti, e gli altri, i cui nomi dimen-
ticati, meritavano di ritrovarsi in compagnia degli antichi colleglli.

Non dunque, per concludere, il Cervelliera ha lavorato al coro, cui han preso parte Do-
menico di Mariotto e Guido da Seravallino e in principal modo quel maestro Michele da
tutti dimenticato. Non il Cervelliera ha ornato le pareti laterali della chiesa, perche abbiamo
visto come quelle sedie ch'egli avrebbe dovuto eseguire per il duomo non lini, e furono
terminate invece dall'altro Michele di Lorenzo, nipote di maestro Michele spagnuolo, e da
maestro Vincenti da Ruosina; e perchè le prospettive che attualmente alle spalliere laterali
della chiesa si veggono, possono, senza tema d'andar errati, attribuirsi a Giuliano da Maiano,
Laccio e Pietro Pontelli e a Francesco di Giovanni.

E tutti questi lavori, sebbene così incompiuti, ci danno pur sempre l'idea di come
avevano ad essere quelle sedie appena uscite dalle mani degli artisti clic le lavorarono, e
ci fanno, come scrivemmo in principio, più che mai deplorare lo stato in cui furono ridotte;
ma quel che il Vasari dice per Giuliano da San (fallo si può senza esitazione ripetere per
gli altri, poiché la maggior parte di queste tarsie sono ancor oggi da tutti, non senza mara-
viglia, guardate. Le (piali ora, non certo in buona condizione, e per il tempo e per l'incuria
degli uomini, saranno salvate da maggiore rovina, provvedendo, come è sperabile si prov-
veda, alla loro conservazione. E ci piace por termine a questo studio osservando (die nei
registri dell'Opera annualmente s'incontrano partite di spese « pei' due birri, o due famigli
del capitano », come gli chiamano qualche volta, « che istessono a guardare le sedie in
duomo, che i fanciulli non le rompessino alle tenebre ». La (piai cosa se sta a dimostrare
che i ragazzi sono stati sempre gli stessi, ci dice altresì (pianta più cura si avesse allora
delle nostre preziose opere d'arte.

Igino Benvenuto Supino.
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