Archivio storico dell'arte — 6.1893

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La pittura in Ispagna prima del secolo XVII.

Benché vi siano nella Pinacoteca de] Prado diverse sale destinate alle singole scuole,
pure i rappresentanti principali delle medesime hanno le opere loro sparse anche in ambienti
dove si accomunano fra loro, producendo certe sensazioni di contrasti, per lo più nocevoli
al reciproco loro effetto.

È cosa risaputa che il fiore della pittura- spagnuola va cercato in epoca posteriore a
quello manifestatosi nell'arte nostra.

Invano vi si cercherebbero nel xiv e nel xv secolo degli artisti indigeni di vaglia da
potersi paragonare coi nostri ed anche il Cinquecento non è segnalato dall'apparizione di
alcun astro di particolare splendore.

Un fenomeno analogo a quello clic si riscontra fra noi nelle provincie napoletane è
quello della sensibile dipendenza dell'arte locale dalle importazioni straniere, dove si veri-
ficano due correnti diverse, provenienti Tuna dalle Fiandre, l'altra dalle regioni d'Italia
dotate di maggiore espansione in questo campo.

Se la dimora in [spagna di due pittori fiorentini, Gherardo Stamina e Dello Delli,
della fine del xiv secolo e del principio del seguente, non ha lasciato impronte tali della
loro influenza da potersi oggidì verificare, merita, maggiore attenzione invece il fatto che
il nostro Bernardino Pinturicchio ebbe a prestare l'opera sua a favore di un potente car-
dinale, il noto Rodrigo Borgia, che divenne di poi papa Alessandro VI. Per verità l'unica
opera di lui ch'io mi sappia rimasta in Ispagna, è una tavola rappresentante la Vergine
col Putto, davanti ai quali si prostra inginocchiato il cardinale sunnominato, la (piale è
tuttodì conservata nella pubblica Galleria di Valenza.1 Se non che una trasmissione, starei
per dire del suo stile e del suo gusto mi parve scorgerla in certe pitture murali onde vanno
coperte in molti scomparti le pareti della bellissima sala del Capitolo annessa alla catte-
drale di Toledo, opera di un tal Giovanni da Borgogna. Dov'ebbi a notare che massima-
mente la delicata finitezza nei particolari degli sfondi a paesaggio richiamano il Pinturic-
chio, mentre non saprei vedere nelle figure uno speciale nesso colla scuola veneta, come da
altri viene opinato.

Altri indizi poi sussistono per affermare che la rammentata città di Valenza insieme
ad alcuni luoghi circonvicini fosse stata un focolare d'arte italiana nel Cinquecento. Se non
è la presenza di una singola opera del Pinturicchio quella (die ce ne dà la chiave lo è
certamente quella dell'influenza esercitata dalle aderenze della famiglia Borgia, in ispecie
di Alessandro VI. Tali circostanze sono state viemeglio chiarite in questi giorni dalle notizie
degli Archivi trovati da un erudito canonico di Valenza,2 Si ricava dalle medesime che

1 Secondo l1 opinione di Don Fedro de Madrazo an-
drebbero considerate quali opere di mano del Pintu-
ricchio due tavole da cassoni nel Musco del Prado, nelle
quali vedonsi rappresentati con molte piccole figure due
fatti di storia romana, vale a dire quelli del Ratto delle
Sabine e della Continenza di Scipione. (Vedi in propo-
sito il Catalogo de los cuadros del Museo del Prado de
Madrid, del 1889, nn. 573 e 574). Sono per lo meno
opere che si accostano al suo stile, quanti1 anco non ab-
bastanza specificate per produzioni del suo pennello
istesso; ne sapremmo trovare giustificati i giudizi di
altri conoscitori, che vollero scorgervi a vicenda la

mano del bolognese Amico Aspertini e del senese Bal-
dassare Peruzzi.

2 Vuoisi in proposito richiamare l'attenzione degli
studiosi sulle rivelazioni contenute nella monografia in-
titolata: IjOs pinti!ras del aliar mai/or de la Catedral
de Valencia, por ci Dr. I). Roque Chabàs, canonigo de
la misma ; Valencia, Impronta de Francesco Vives Mora,
Calle de Lauria, n. 20. (Questa monografia venne da
prima pubblicata nel periodico valcnciano E! Archivio,
t. V, dicembre 1891).

Nuovi ragguagli poi concernenti l'arte italiana in
Ispagna si leggono nell'interessante articolo del profes-
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