Archivio storico dell'arte — 6.1893

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G. FRIZZORI

colare carattere. Dov'è da notare che vogliono essere noverati fra i ritratti da persone vive
anche un paio di figure di personaggi dell'antica Grecia, così qualificati dai nomi di Esopo
e di Menippo che vi stanno segnati. Che se quei nomi non apparissero, nessuno per eerto
vi scorgerebbe altro se non dei modelli d'uomini del popolo quali tuttodì dall'artista pote-
vano essere scelti là dov'egli si trovava, tanto vi manca ogni qualsiasi traccia d'una ispira-
zione dall'antichità da giustificare gli appellativi. Conveniamo bensì che queste figure dal
tipo affatto ordinario (quella di Menippo anzi un vero ceffo da usuraio) come pitture sono
di un lavoro meraviglioso per larghezza e giustezza di tocco.

Del pari i suoi soggetti mitologici non hanno nulla della venustà dell'arte classica-, il
suo dio .Marte, Ira altro, non è (die un bifolco divinizzato in modo affatto realistico ; i nudi
di certa officina di fabbri, intesa rappresentare l'officina di Vulcano, null'altro che degli
studi di volgari figure ricavate dal vero in Roma nel suo secondo viaggio in Italia. Gli
argomenti gli servono di pretesto, più (die altro, per comporre abilmente e trattare il nudo
con sicuri colpi di pennello, modellatori per eccellenza.

L'opera più importante in questa categoria è quella del suo gruppo di bevitori « los
borrachos » col loro protagonista, il giovane e ben pasciuto Bacco seduto sopra una botte.
Appartiene alla, sua prima maniera, dall'intonazione cupa, e si direbbe fatta sotto !' influenza
del Ribera, benché lo superi di gran lunga indio studio schietto del vero e nella sicurezza
con cui vi è reso. Sarebbe interessante un confronto diretto fra questa tela e la sua ripeti-
zione (eseguita con una specie di colori a tempera), (die vedesi in una sala alquanto segre-
gata della Pinacoteca nel Museo di Napoli. 11 -Insti, come (die scorga in quest'ultima un
enimma tuttora insoluto, è inclinato a considerarlo come opera nou priva di tocchi originali,
soggiungendo che anche colla fotografia dell'esemplare del Prado alla mano non vi si sapreb-
bero scorgere gl'indizi di una copia, «(die anzi, egli dice, l'intonazione più chiara, propria
del Velazquez, sembrerebbe più genuina di quella dell'originale annerito di Madrid, le cui
parti offuscate, massime nel paese, possono essere reintegrate mediante questa ripetizione.
Insomma non pare «die questo curioso quadro abbia potuto essere fatto senza il concorso
del maestro ».

A (dii desiderasse confrontare da se i due dipinti si potrebbe suggerire oggidì di pro-
curarsi le due fotografie rispettive; «picila cioè a dire della ditta Brami fatta a Madrid, e
quella eseguita recentemente a Napoli dai fratelli Alinari col processo isocromatico.

Ne'suoi quadri di argomenti sacri non si ricerchi l'unzione religiosa, a meno che si
voglia, fare una eccezione, come in vero è conveniente, per la sua prodigiosa tela dov'è
rappresentato il Redentore crocifisso. Segna i principi della sua carriera d'artista una Ado-
razione de' Magi, ch'essendo datata dal 1619 viene determinata come un'opera da fui ese-
guita nell'età di venti anni. Le qualità sue caratteristiche nella pittura, la lucentezza eia
larghezza del tocco non vi sono peranco sviluppate: i contorni sono duri, le tinti nerastre,
ma la serietà dell'indole già si palesa, india, bene equilibrata gravità delle figure, franca-
mente scenate.

E tale invece da, soddisfare tutte le esigenze il suo Cristo in croce dipinto in Madrid
nel 1638 pel convento delle monache di San Placido. Portato via dai Francesi nell'inva-
sione del 1808, a Parigi venne messo all'asta e riscattato ad alto prezzo dai duchi di San Fer-
nando per regalarlo al re Ferdinando VII, il quale, alla sua volta, lo destinò al Museo. Così
esso ha riacquistato stabile e degna sede in luogo da poter essere apprezzato e gustato da
quanti hanno senso per le sublimi creazioni del genio umano. Che cosa vi potrebbe essere
di più sublime infatti di questa figura pur tanto umana nello stesso tempo ? Preso da solo
sopra un fondo completamente nero, il suo corpo mostra ancora, tutta la morbidezza di un
organismo vivo, ina il chinar del capo col l'occhio chiuso esprime la morte in modo solenne
e grandioso oltre ogni dire. Il pensiero ch'ebbe l'artista d'immaginare una metà del viso
coperta dalla massa dei capelli rovesciati in giù contribuisce pure sensibilmente a produrre
nell'insieme quell'effetto tragicamente pittoresco. Facendo astrazione da quest'ultimo parti-
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