Archivio storico dell'arte — 6.1893

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superiore ad arco rotondo; che i muri all'esterno erano perfettamente lisci e costituiti da
pietre quadrilatere sovrapposte alternativamente le une alle altre, 1 che il tetto veniva for-
mato da tanti pezzi di legno essi pure uniformi o quadrilateri, che sul sommo vertice del
frontone o facciata che voglia chiamarsi sorgeva una colonna di forma rotonda sormontata
da una croce di sasso ».

Tale era la chiesa, prima della riedificazione subita sul finire del secolo xv: affatto
diversa come organismo da quella che sorse in suo luogo: prodotto più o meno completo,
più o meno puro, dell'arte lombarda, mentre l'altra del 500 dovette essere senz'altro espres-
sione, più o meno completa anch'essa, più o meno pura, delle forme classiche rinnovellato.
Non che ci sia dato formarci della chiesa medioevale un'idea perfettamente adeguata: ma
quel poco che ne dice il Cavalli è abbastanza chiaro perchè ci possiamo fare un'idea delle
linee generali dell'edifizio.

Ma dobbiamo ritenere poi che il tempio descritto dallo storico vigezzino fosse il primi-
tivo tempio di Santa Maria, o mantenesse almeno in se le forme organiche di una prima
e più antica chiesa costruita al suo posto? La domanda è tale acni none dato rispondere.
Se confrontiamo la chiesa del secolo xv, quale è descritta più sopra, con certe chiese an-
tiche del x o del xi secolo esistenti anche oggi nell' Ossola, per esempio, colla povera chie-
suola di Sant'Abbondio a Masera, troviamo la chiesa di Santa Maria tanto superiore, come
complessità di organismo costruttivo, da farci credere fuor d'ogni dubbio ch'essa sia sorta
solo nel secolo xn, e che al suo posto altra più semplice ne esistesse prima; ma se la
confrontiamo colla monumentale chiesa di Baceno, che, malgrado i grandi mutamenti subiti,
pur nella sua forma attuale sembra rivelare in più luoghi il forte organismo della sua
primitiva costruzione del secolo ix o del x, siamo tratti a dubitare clic anche la chiesa me-
dioevale di Santa Maria potesse rimontare nelle sue forme organiche, salvo mutamenti este-
riori, al secolo ix. Troppo incerta è adunque la risposta, perchè possiamo dire ora a quale
epoca risalisse la costruzione del sacro edilizio dipinto nella tavola della Madonna de/ bren-
ciolo. Nè al di là di questo punto la storia della chiesa può andare, priva di ogni lume che
Ja soccorra.

Ed ora passiamo rapidamente in esame le reliquie che dell'edilizio medioevale ancora
permangono. È facile trovarle nel breve giro del paese, quantunque siano state disperse in
parte lontane dalla chiesa: sono una colonna che sorge fuori del paese sulla strada di
Grana, il rosone posto sulla facciata della chiesa, una scultura murata in una delle pareti
esterne della chiesa stessa, una scultura incastrata a mezzo nell'opera muraria d'una rozza
cappella sorgente a sud del sacro edilizio.

Invero il Cavalli registra anche diversi grotteschi e « una lunga cornice o balaustrata
ad archi», sculture tutte che, secondo lui, appartennero alla chiesa medioevale; ma noi
non possiamo attribuire i grotteschi se non all'edilizio sorto sul finire del secolo xv, e per
la cornice ad archi dobbiamo limitarci ad una conclusione dubitativa.

Quelli che lo storico chiama grotteschi non sono altro che frammenti di una cornice
ricorrente in basso e al sommo del muro perimetrale esterno dell' abside, frammenti che
appaiono chiaramente essere di una costruzione anteriore all'attuale, ma che per il loro la-
voro sembrano assai più opera del 500 che dei secoli precedenti.2

Quello poi che il Cavalli chiama « balaustrata ad archi » è un largo fregio di corona-
mento che corre per tutta la larghezza della facciata, e che forma colla sua massa di scuro
macigno uno strano contrasto colla nuda facciata tutta imbiancata a calce al disopra e al

1 Questa frase di colore oscuro non significa altro,
se non che queste pietre erano disposte e connesse fra
loro come si sogliono disporre e connettere i mattoni.

- Anche la base dell'abside, rivestita di macigni
squadrati, è della chiesa del 500; e l'arte del Rina-

scimento si rivela pure evidente nelle due finestre che
terminano le navate minori, e che sono di puro disegno
classico. La ricostruzione del 1733 non ha dunque toc-
cata la parte posteriore della chiesa, se non forse con
darle una maggiore elevazione.
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