Archivio storico dell'arte — 6.1893

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A. SCHMARSOW

s'accorda col carattere dell'opera e con lo stile delle figure. Nei fogliami un po' troppo ricchi
si sente ancora il gusto gotico, come nelle sculture del palazzo Ducale di Venezia o nei
monumenti sepolcrali e nel portone di qualche chiesa di Napoli, dove si vede conservata
la tradizione appunto nell'esuberanza del fogliame, quando nelle Provincie centrali dell'Italia
l'imitazione classica, frutto del Rinascimento, aveva già riportato completa vittoria. A mio
giudizio, se si osserva l'originale, l'atteggiamento delle figure e il lavoro scrupolosamente
traforato, per esempio nella lunga barba di Esculapio, accennano, con molto maggior cer-
tezza di quanto risulti dalla riproduzione pubblicatane dal Gelcich, 1 all'epoca precisa del-
l'Onosiforo Napoletano, mentre delle sue sculture alla fontana di porta Pile non rimasero
che delle rozze teste d'animali dalle quali scaturisce l'acqua, quindi lavori da tagliapietra
e da scalpellino ornamentista.

Ma per quanto sia naturale che un rilievo di questo genere, siccome memoria storica
e gloria patria celebrata nell'iscrizione del cancelliere di Stato, si conservasse come era stato
salvato dall'incendio, non si può far nessun'altra concessione all'opinione che tutto il portico
« sotto i volti » con le colonne, compresi gli altri capitelli e le mensole corrispondenti, sia
rimasto tutto intero come avanzo dell'edilizio di Onofrio Napoletano. Osservando il capitello
di Esculapio si vede, al di sopra della testa del vecchio e nell'angolo opposto, l'orlatura
dell'altorilievo che si stacca distintamente dalla parte superiore che fu aggiunta e sovrap-
posta per completare una forma architettonica che il capitello istoriato non aveva dapprima;
si tratta dunque di un riempitivo introdotto per adattare quella reliquia agli altri capitelli
e agli archi del portico quale esso è al presente. Proprio nel punto dove si ritrae la cur-
vatura per far vedere La concavità della forma architettonica, quasi nascosta da figure e
fogliami, si vede in mozzo alla cornice sovrapposta una rosetta che spicca sotto l'abaco ric-
camente scolpito a imitazione di architravi romani, e che ci rivela un artista più avanzato
negli studi dell'arte antica, più classico di certo di quanto si possa ritenere Onofrio Napo-
letano o qualche suo aiutante di scuola veneta o dalmata. Quella rosetta in mezzo ad un
ornato classico è la marca particolare di un artista toscano del Quattrocento, d'un restau-
ratore dello stile classico quale Filippo Brunelleschi o un suo seguace. E proprio il segno
caratteristico di Michelozzo, impresso sulla linea di divisione che separa il suo lavoro « nel
bello stile moderno », come direbbe il Vasari, dal resto dell'architettura precedente, che
quantunque anteriore soltanto di pochi anni, pure nel gusto ne è tanto differente.

Esaminando con un po'd'attenzione l'edificio quale ci si presenta oggidì, si può dimo-
strare che i sei archi della facciata, una gran parte dei capitelli e alcune mensole della
parete interna furono eseguiti appunto sotto la direzione di Michelozzo; la parte esterna
del portico è adunque da attribuirsi unicamente all'artista fiorentino, e appunto essa diffe-
risce dal sistema seguito nel resto dell'edificio. Ad eccezione di alcune particolarità, F unico
pezzo rimasto dell'antico fabbricato di Onofrio, ma che forse fu più tardi rafforzato per
sostenere un piano superiore, nel quale non si ripeteva nel mezzo la loggia aperta, sarebbe
la serie di colonne che, essendo gotiche, potrebbero essere più alte e più svelte, e forse
sembravano tali quando erano sormontate dagli archi acuti. Ora, con la loro base classica
che poggia su di uno zoccolo scanalato, col loro tronco corto e forte e col capitello molto
sporgente, appaiono alquanto pesauti e schiacciate, e richiamano quelle del palazzo ducale
di Venezia, che probabilmente fu preso a modello in tutta la costruzione. Il portico di Ono-
frio aveva certamente gli archi acuti, come li hanno ancor oggi i portali che vi danno
accesso e le finestre del pianterreno, che è la parte conservata dell'antico palazzo. Ora,
invece, le arcate della facciata sono semicircolari, e i loro archivolti, che all'estremità si
appoggiano al muro (massiccio) della facciata occupando ciascuno la metà dei capitelli che Ji
sostengono, racchiudono un segmento minore della metà di un cerchio, e sulla loro sommità
sono sormontati da una cornice. E' architettura e l'ornato plastico di questa serie d'archi, così

1 Op. cit., p. 64.
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