Archivio storico dell'arte — 6.1893

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liberamente licentia e si riinete in me detto signore
operaio, che tuto quelo eh' io farò e giudicarò per
la parte sua sia ben fato e be' giudicata e stimata
detta lumiera, e detto maiestro Vincendo per la
parte sua à giamato messere Baldasari Morovile,
orefice in Lucha, e li à datto liberamente licentia
e utorità, che di tuto quelo che lui giudicherà e
stimerà sia ben fato, e deto signore operaio e chosì
dette mastro Vincentio sono contenti tuta dna
d'acordo, clic detto Messere Baldasari e io Jachopo
sopradetto lodiamo e stimiamo detta lumiera, e così
sono contenti le dette parte, che tuto quello che
noi loderemo e stimeremo di stare contenti e ta-
citti per la stima c(h)e noi ubiamo fata, che qui
sotto si narerà. In prima abiamo visto e calchulato
detta lumiera a pezo per pezo a prezo e tale e quale
a peso, secondo e prozi futi in ditto lavoro, e così
detto m° Vincentio à detto che la detta lumiera è
di peso libbre 700, e per tanto abiamo valutato
detto metulo e calo e radoto, e d'acordo tutu dua
insieme lodiamo e stimiamo detta lumiera asendere
a la soma di scudi cinquecento setanta di moneta,
computandovi ogni chosa chome di sopra dicho
scudi 570 ; e detto Messer Baldassari si sottoschri-
verà di sua propa mano per la parte di detto mae-
stro Vincentio, e jo Jachopo sopraschritto ò fata
la presente di mia propia mano per fede della ve-
rità ogi questo di infraschrito in Pisa.

Io Baldassaro Merovijlle, orefice, afermo quanto
si contiene nella presenta, et in fede de la verità
ho fatto e sotescritta di mia propria mano questo
di 9 di Giugnio 1587 in Pisa.

A tergo: Stima schritta de la lumiera fatta da
maestro Vincentio Posanti di Pisa.

A dì.....di Ombre 1587 f. 00

ìsoi Jacopo Giorgi orefice in Firenze et Bal-
dassarj Morovilo orefice in Lucca, avendo, come
stimattori stati chiamati d'acordio dalle partte, sti-
mato et aprezato una lumiera d'ottone e di bronzo
co' figure et lavori fatta per m:° Vinc:" Possanti, fon-
datore di campane del Duomo di Pisa, et quella
vista e considerata con ungni diligenzia stimato in
tuto scudi 570, come appare per la stima da noi
fatta e sottoscritta e perchè ditto m:° Vinc:0 di più
a detta lumiera aveva fatto trenta sei treanguli di
catenelle di ottone, che regiano le lampane, le
qualle noi non abiamo visto nò auto considerazione
di quelle come di cossa ispartata, inperò per levare
via ungni dubbio faciamo fede et dichiaramo per
la verità di noi i' ditta stima no' ci abiamo com-
preso le dette catenelle ma quelle si intendino fora

di ditta stima, et in fede abiamo sottoschritto la
presente di nostra mano questo dì et ano sopradetto.

Jo Baldasso Moroville, orefice in Lucca, uno
de' chiamati da una dele soprascritte parte ad esti-
mare una lumiera di oton fata da mastro Vinc" Pos-

i santi, fonditore di campane del Duomo di Pisa, in
compagnia del soprascritto Jacopo Giorgi, orefici
in Firenze, la quale stimassimo scudi 570, e perchè
vi sono molte catenelle di oton, quale regano le
lampe, et alor no' si fu mostrato, e per ciò dichia-
riamo che dette catenne siano pagato foro del precio
di sopra nominato, et il mancho no' le stimo di
scudi 10, e tanto fachio fede, e di mia propria mano
sotte scritto questo di 8 di novembre 1587 in Lucca.
Secondo che io ho visto dette catenne a li

i giorni passatti.

Jo Jacopo Giorgi, orefice romano, fo'fede questo
dì 28 novembre 1587 in Firenze, chome è la verità,
( home mi sono trovato in Pisa giamato dal sg. ope-
raio del Duomo di Pisa per la sua parte, e per la
parto di m:ro Vmcetio Posanti fonditore di canpane
in Pisa por la sua parte giamo mre Baldasarj Mo-
rovile, orefice in Lucha, chome tuta dua insieme,
veduta la sopradetta lumiera e considerata ogni e
qualunche cosa minutamente e gustamentc in con-
sicncia nostra, chome per il lodo fato in quel tenpo
da noi por la detta istima de la sopradetta lumiera,
come pei' il dotto lodo parla e le dette parti, li
apresentamo uno 1" lodo per uno in lor manj e solo
stilliamo la detta lamiera e in «bitta stima no'v'è
compreso catene di lampane dette di sopra, perchè
a noi non ci fu mostrate nò lanpane, nò catene
di lampane, e no' le vide e solo si stimò solo la
lumiera, come dice el lodo che no'si intende com-
preso catene di lanpane, però àno da esere stimate
*or de la stima de la lumiera e di tanfo fo' fede
esere così la verità di mia mano propia questo dì
sopra detto in Firenze.

A tergo: fede delli stimatori del lanpinaio fato
m° Vinc.°

Da questi documenti si può dunque stabilire
che la lampada, comunemente detta di Galileo, è
opera di maestro Battista Lorenzi, scultore fio-
rentino e che la fusione in bronzo è dovuta alla
non dubbia abilità nel fondere e nel rinettare il
metallo del Possanti; ma poiché nelle opere di tal
genere il merito va sempre non a chi ha parte
nel lavoro materiale ma all'artista, cui si deve,
oltre l'idea, il modello, così mal si apposero quelli
che sino ad ora vollero questo lavoro attribuito
I all' artefice pisano. Igino Benvenuto Supino.
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