Archivio storico dell'arte — 6.1893

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LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE IN MILANO

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città, a poca distanza dalla porta Yercellina, l'antico monastero di San Yittore all'Olmo,
detto di San Yittorello, e poiché per le distruzioni avvenute fin dall'epoca di Barbarossa quella
località era rimasta poco adatta come residenza di monache, così l'abate di Morimondo,
dal quale dipendeva il monastero, mise questo a disposizione di quei Padri domenicani che si
erano arresi all'invito dei Milanesi; però, ritenendo il vecchio monastero poco adatto, i
Domenicani si accinsero ben presto a procurarsi un'area abbastanza vasta per la erezione
di un nuovo convento. A quel tempo il conte Gaspare Yimercato, comandante in capo
delle truppe di Francesco Sforza, aveva la sua residenza — secondo le parole del P. Gattico
— « in luogo eminente che dominava il barco ducale delle fiere et uccelli che hoggidì
è detto il giardino del Castello, pur anco cinto di mura fuori poco di porta Yercellina »
ed i vasti terreni attigui a tale residenza erano stati dal Yimercato presi a livello dalla
badia dei Cistercensi di Sant'Ambrogio, per il servizio delle truppe, che vi tenevano il
quartiere hiemale nelle adiacenze di Sant'Ambrogio, ed estimile vicino al castello di porta
Giovia. Al Yimercato si rivolsero i Domenicani per ottenere la cessione di una parte di
quei terreni; ed il Yimercato, non solo accondiscese alla richiesta, ma si assunse di con-
tribuire largamente nelle spese per la costruzione del nuovo convento e della chiesa. Approvata
tale concessione da papa Pio II, e dal commendatario di Sant'Ambrogio, ottenuto altresì
l'assenso del Duca di Milano, veniva l'atto di donazione ratificato ai 5 di giugno del 1463,
dall'arcivescovo di Milano, coli' intervento delle rappresentanze delle altre case domenicane
di Como, Yigevano e Bergamo, dipendenti dal vicariato di Pavia.

È tradizione che sull' area prescelta per la erezione del nuovo convento sorgesse un
piccolo oratorio, innalzato dal conte Yimercato, e recante una immagine dipinta della Ver-
gine, tenuta in molta venerazione dai Milanesi; 1 per il che fu convenuto che le nuove costru-
zioni avessero a rispettare la piccola cappella ; è pure tradizione — riportata dal P. Gattico —
che il Yimercato, largheggiando colle offerte, volesse la nuova chiesa ampia e di forme
maestose, mentre i Domenicani, ligi alle austere discipline dell'Ordine, la volevano semplice,
disadorna, e che solo si piegassero, dietro le insistenze del loro benefattore, a coprire le
navate con vòlte, anziché col semplice tetto in legno. 2 Sta il fatto però che i Domenicani
adottarono per la chiesa un organismo costruttivo, che era identico a quello che in Milano,
circa quindici anni prima, dai Benedettini era stato adottato per la chiesa di San Pietro in
Gessate, e che costituiva una forma di transizione fra la struttura tradizionale lombarda
colle vòlte a sesto acuto a crociera cordonata, ed i primi accenni del Pinascimento, rappre-
sentati dalla disposizione delle colonne che si accostano alla classica proporzione dell'ordine
corinzio; organismo che, se può presentarsi caratteristico ed interessante per chi studia la
evoluzione dell'architettura verso la metà del secolo xv, non può esser giudicato molto
favorevolmente dal punto di vista statico, poiché tanto in San Pietro in Gessate, quanto a
Santa Maria delle Grazie, le lesene sulle quali impostano gli archi traversali della navata
principale, si trovano malamente troncate all'altezza dei capitelli delle colonne reggenti

1 «... in quella parte li Padri suddetti si ricovra-
rono e si trattennero sin che fu stabilita la fabrica del
convento, e per chiesa il Vimercato consegnò un antico
oratorio da lui custodito e tenuto con gran devotione,
poco distante dal suddetto sito, in cui era una devotis-
sima imagine della B. Vergine Maria, sotto il cui manto
stava egli da una parte, e dall'altra la sua consorte, la
quale imagine faceva quotidianamente favori e gratie
a bisognevoli et a quelli che in lei ponevano spe-
ranza... ». (Cronaca Gattico). Sarebbe questa immagine
il dipinto del secolo xv che ancora si conserva nella
cappella del Rosario indicata alla lettera D nella pla-
nimetria a p. 237.

2 «In proposito adunque della chiesa s'andò tar-
dando la fabrica di lei più di quello si sarebbe fatto,
per l'altercatione, che li Padri non volevano per niun
modo acconsentire che si facesse a volta, ma a soffitto
con tavole, e non tanto grande, ma più humile, che poi
riducendo la controversia ad una via di mezzo, fu fatta
più picciola di quello voleva e più bassa di volto per
dar gusto alli Padri ». (Cronaca Gattico). E a ritenere
che i Domenicani insistessero per la disposizione di una
chiesa a navate non troppo alte e coperte da soffitto in
legno, calcolando sulle migliori condizioni che così si
ottenevano per la predicazione, la quale costituiva la
missione più importante della loro carriera monastica.
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