Archivio storico dell'arte — 6.1893

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LA CHIESA DI SANTA MARTA DELLE GRAZIE IN MILANO

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sario, antica cappelletta preesistente; nn anno dopo si ponevano le fondamenta anche della
chiesa, che in quella circostanza, anziché essere dedicata - - come era stato dapprima deciso —
a San Domenico, ebbe il titolo di Santa Maria delle Grazie, in onore dell'antica immagine
venerata dal popolo. È a ritenere che la costruzione abbia proceduto abbastanza rapidamente,
almeno fino all'epoca della morte del conte Yimercato, avvenuta nel novembre del 1467:
infatti il capo dell'Ordine dei Domenicani, P. Marziale Oribello di Avignone, rilasciava
nel 1469 l'autorizzazione ad accettare doni e lasciti in favore del convento « prò maxima
parte erectus ». 1 Ma è da avvertire come la costruzione del convento abbia preceduto
quella della chiesa, e ciò, secondo il P. Gattico, per consiglio dato da Cosimo de'Medici;2
infatti le colonne della chiesa vennero innalzate nel 1472 per la parte attigua al convento,
e le rimanenti nel 1476: nel 1482 il tempio fu pavimentato — soligato — e coperto da tetto,
concorrendo nella spesa, per lire 4000, il giovane duca Giov. Galeazzo Maria, coll'assenso
del tutore Lodovico il Moro. Non pare che le guerre o le pestilenze abbiano — siccome riten-
gono alcuni scrittori di memorie patrie — causato una sospensione dei lavori, perchè tro-
viamo ricordato come sull'altare maggiore fosse stato collocato un dipinto del Butinone da
Treviglio, e come nel 1490 venisse collocato l'organo, a spese di Marchesino Stanga, familiare
di Lodovico il Moro: le quali due opere provano come la chiesa si trovasse già portata a
compimento verso il 1490.

Poco dopo quest'epoca, Lodovico il Moro — che già poteva considerarsi come il vero
duca di Milano — incoraggiato probabilmente dal fratello cardinale Ascanio, e spinto dal
desiderio di ingraziarsi i Milanesi, decideva la grande riforma della chiesa;3 demolita la
parte dell'altare maggiore e del coro, veniva, ai 29 di marzo del 1492, posta solennemente
dall'arcivescovo Guid'Antonio Arcimboldi la prima pietra della riedificazione del coro, con
una grandiosità d'impianto che acquistava maggior risalto dal contrasto coli'austerità delle
navate le quali furono rispettate. Questa nuova costruzione dovette procedere abbastanza rapida-
mente se, venuta a morte la duchessa Beatrice d'Este ai 2 di gennaio del 1497, Lodovico
il Moro potè dare sepoltura alla diletta consorte nella chiesa delle Grazie, « facendola riporre
in Coro in una cassa di piombo rinserrata in una di tavole, ambe rinchiuse in una gran
cassa coperta di veluto nero con ornamenti e contorni adorati, depositata in luogo emi-
nente, cioè nel fine (fondo) del Coro sopra due mesole in similitudine di due leoni »
(cronaca del P. G. Gattico); alla quale tomba ogni giorno si recava il Moro, come narra
il Sanudo:4 « El ducha de Milan per esser sepulta la moglie a le Gratie va ogni zorno
do volte ivi nè mai fallisse. Va vestito con zipon de fostagno negro et uno mantello Jongo
negro per coretto ».5

1 V. La chiesa delle Grazie a Milano, appendice A,
p. 24-25, Milano, Bernardoni, 1879.

" « Discorrendo il Conte con essi frati e con altri
personaggi da qual fabriea si doveva primieramente co-
minciare, da quella della chiesa overo da quella del
convento, benché li Padri onninamente si rifiutassero
al lui volere, havendo egli d'andar a Fiorenza per altri
affari si risolse d'accelerare 1'andata, mentre si prepa-
rava la materia per fabricare, et ivi gionto propose
questo quesito al suddetto Cosmo de'Medici, il quale,
da sapiente, ottimamente gli disse dovesse cominciare la
fabriea delle loro habitationi, e ch'egli havea fatto il
simile in Fiorenza nella fabriea di San Marco luoco pur
dell' istessa religione domenicana ». (Cronaca Gattico).

3 « Morto il conte Gasparo, Lodovico che alla reli-
gione per la buona esemplarità della santa vita e co-
stumi di quei padri, e per le calde raccomandazioni fat-
tegli dal Conte suo amico prima che morisse, s'era som-

mamente affezionato, entrò in pensiero (quantunque ciò
risaputo da' Padri gli fosse di sommo disgusto, attesa
la loro humiltà) di volere a poco a poco demolire tutte
le fabriche fatte dal Conte giudicandole troppo positive:
e perciò volendo cominciare dalla chiesa, gli gettò a
terra la capella grande et il choro antico, et allar-
gandosi a maggior sito con il parere di peritissimi ar-
chitetti gli fabricò il nuovo choro-e la magnifica tri-
buna ». [Cronaca Gattico).

4 Diarii di Marin Sanudo, voi. I, col. 457.

5 Diarii di Marin Sanudo, voi. I, col. 746.

Il Sanudo menziona anche i funerali della duchessa:
« Di sopra ho scripto di la morte de la duchessa di
Milano, per la qual morte el Ducha dimostrò grandis-
simo dollor. Or fo sepolta in la chiesia di Santa Maria
di Anzoli (sic) di note tempo, accompagnata da 400 pizo-
chare ». 1497 gennaio, voi. I, col. 491.
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