Archivio storico dell'arte — 6.1893

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LUCA BEL TRAMI

Questo vivo dolore provato da Lodovico e che dobbiamo ritenere fosse sincero, non
poteva a meno di spronare il Duca ad accelerare il compimento della costruzione, e ad accre-
scerne lo splendore, giacche non era solo un sentimento di divozione che lo spingeva a
compiere quel tempio, nel quale riposavano Beatrice d'Este e i suoi tigli, « ubi et nos,
cum Deo placuerit usque ad resurrectionis tempus requiescere cupimus ». 1 Pietoso desi-
derio che l'avversa sorte volle rimanesse insoddisfatto.

Già nel 1497, enumerando le largizioni fatte al convento, Lodovico poteva scrivere:
« Capellam majorem, opus insigne, excelsum ac prseclarum, cum Sacristia et ejus Claustro,
adjacentibusque officinis, multo sumpto a fundamentis construximus, ac praedicta loca
picturis Sanctorum, ac pulcherrimis tabulati», choro et aljis thecis armarijsque ad res sa-
cras custodiendas ornavimus ». Basta questo passo per attestarci quanto nel breve lasso
di cinque anni fossero progrediti i lavori, perchè già la sagrestia era stata arricchita con
pitture e con quei celebri armadi, destinati a raccogliere i preziosi arredi sacri e paramenti
di cui ci rimase l'interessante descrizione nell'atto di donazione del 4 dicembre 1497; a
questi lavori prendeva parte direttamente il duca, tanto che più di una volta ebbe occasione
di trattare questioni di Stato mentre seguiva i lavori nella chiesa delle Grazie, come viene rife-
rito dal Sanudo; così, in data 24 maggio 1498 questi scriveva: « Come a di ditto (24) quella
matina in la Chicsia di Santa Maria di le Gratie el ducha de Milau, presente el Cardinal
di Ferrara, arcivescovo di Milano, et li oratori tutti, ebiamoe Marco Lipomano orator nostro,
et a quello usoe gran parole et honorificentissime di la Signoria nostra et quello fece ca-
valier ».2 E lo stesso Sanudo ricorda, in data del luglio 1498 « di certo consulto fato in
Santa Maria de le Gratie et Marco Lipomano orator nostro, intrato in chiesia non andoe
dal ducha et andò ad udir messa et verba illorum ad invicem non in preposito a scrivere ».3
Nè il duca Lodovico si occupava solo di compiere la cupola delle Grazie, poiché si propo-
neva di riformare anche la fronte della chiesa, come risulta dalle istruzioni da lui date a
Marehesino Stanga il 29 giugno 1497: « Item, de bavere tutti li più periti se trovino ne
la architettura per examinare et fare uno modello per la fazada de S. Maria da le Gratie
avendo rispecto a l'altezza in la quale si ha ad ridure la ecclesia, proporzionata alla ca-
pella grande ».4 I rovesci di fortuna impedirono al Moro di condurre a termine il monumento:
e, il Gattico riferendo come nel 1470 il padre Francesco da Milano che fu il primo priore
«gli fece le sedie al choro, aggiunge, «e queste sono quelle ch'oggidi pur anco sono nel
choro moderno, ivi riposte dal Duca Ludovico provisionalmente, con pensiero, ritornando
vittorioso dalle guerre de francesi, di rifarle sontuose et insigni, e con esse loro anco tutta
la chiesa e convento il che tutto per la di lui morte è svanito affatto ».

* *

Riguardo la disposizione che la chiesa eretta dai Domenicani doveva avere originaria-
mente nella parte distrutta dopo il 1490, non si aveva sin qui alcun dato positivo che po-
tesse servire di guida per uno studio teorico di ricostituzione della chiesa monastica; un solo
indizio, a questo riguardo, era dato dal P. Gattico, là dove nella sua descrizione mss.
dice che « le parti vecchie non si estendevano di sito più oltre di quanto hoggidì è l'am-

1 Atto di donazione alla chiesa e convento di Santa
Maria delle Grazie, 4 dicembre 1497. (V. La chiesa delle
Grazie a Milano, appendice C, p. 27). Il Moro aveva
altresì iniziato il mausoleo che doveva accogliere la sua
spoglia accanto a quella della diletta consorte. Vedi
Ardii rio storico dell'Arte, anno IV, fase. V.

2 Diarii di Mar in Sanudo, voi. I, col. 369.

3 Op. cit., voi. I, col. 1020.

4 Questo rinnovamento della fronte si limitò alla de-
corazione della porta d'accesso alla navata maggiore,
Tunica che si avesse nel concetto originario ; più tardi,
nel secolo xvn, si aggiunsero le porte delle navate la-
terali, le cui decorazioni barocche, quali si vedono nella
incisione a pag. 230, vennero levate in occasione dei
restauri ora in corso di esecuzione.
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