Archivio storico dell'arte — 6.1893

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LUCA BELTRAMI

vediamo le tre navate, di cui la maggiore ha, conforme a numerosi esempi, una lar-
ghezza esattamente doppia di quella delle minori, le quali sono fiancheggiate da cappelle
a pianta quadrata; a partire dalla settima campata, abbiamo l'innesto colla costruzione
del 1492, la quale, nel disegno è indicata a solo contorno nero. La tratta d e del fianco,
eccedente la settima campata,1 e che invade la parte aggiunta nel 1492, è la parte demo-
lita recentemente per mettere meglio in evidenza la costruzione di Lodovico il Moro.

In tale circostanza pensai di tener nota di alcune particolarità presentate dalle parli
destinate a scomparire. Così fui portato a rilevare come il contrafforte e, ora demolito, non
avesse una distanza dal contrafforte d eguale all'intervallo che passa fra tutti gli altri
contrafforti del fianco: e questo fatto, congiunto alla circostanza che il contrafforte d ha una
larghezza maggiore degli altri, non poteva a meno di spingermi a ricercarne le ragioni,
ed a vedervi un punto di partenza per ricostituire la parte originaria demolita da Lodovico.

La disposizione della chiesa primitiva non lascia alcun dubbio nella parte che comprende
le sette campate delle tre navi; ed è a ritenere che le navi non si protendessero oltre questo
numero, giacche nella chiesa di San Pietro in Gessate — nella quale la navata trasversale ori-
ginaria sussiste ancora — le campate della navata maggiore sono già in numero minore : a par-
tire dunque dalla settima campata la disposizione della chiesa doveva mutare, per dar luogo
alla parte centrale ed al coro. Ora le indicazioni date dalla parte recentemente demolita
servono a ricostituire, con sufficiente certezza, la disposizione originaria: infatti, la distanza
fra il contrafforte d e quello e, minore — come già si disse — della distanza fra gli altri contraf-
forti, corrispondeva esattamente alla metà della larghezza della navata maggiore, il che
mi indusse ad ammettere che alle sette campate della navata maggiore, a pianta rettan-
golare, dovesse susseguire una campata a pianta quadrata, fiancheggiata da due campate
rettangolari in continuazione delle navate minori, il cui sfondo anziché formare — come
nelle altre campate - una sola cappella, la quale sarebbe riuscita troppo larga, fosse suddiviso
in due cappelle con un muro mediano, al (piale appunto corrisponderebbe il contrafforte e:
questo fatto della suddivisione dell'ampiezza di una campata in due cappelle è abbastanza
comune nelle costruzioni religiose medioevali : - la disposizione quindi della parte originaria
distrutta alla fine del XV secolo, si può ricostituire secondo il tracciato indicato a tratti
nella planimetria a pag. 237; una campata della nave maggiore, a pianta quadrata fian-
cheggiata da due campate a pianta rettangolare costituivano una specie di navata trasversale,
alle cui testate corrispondevano due cappelle per parte : a questa navata trasversale doveva
seguire una campata rettangolare eguale alle altre della navata maggiore, la quale formava
la parte anteriore del coro, terminato, assai probabilmente, a forma absidale secondo il trac-
ciato di un ottagono: lateralmente alla parte anteriore del coro si dovevano avere, o due cap-
pelle formanti lo sfondo delle navate minori, oppure due locali chiusi destinati a sagrestia:
la disposizione così ricostrutta non si protenderebbe al di là della linea dell'altare maggiore
attuale, e quindi viene a corrispondere alla succitata tradizione, conservataci dal Padre Gat-
tico: oltre a ciò viene ad assegnare alla chiesa una lunghezza complessiva corrispondente
esattamente al doppio della larghezza, il che — dati i tradizionali rapporti che nelle costru-
zioni religiose del medio evo erano così frequenti — può costituire un altro argomento in
appoggio della ricostituzione quale ho rappresentato a tratti nella planimetria della chiesa.3

1 Anche nella veduta della cupola, a pag. 234, venne
contraddistinta colle lettere de la parte ora demolita.

2 Ne abbiamo un esempio notevole nella Certosa di
Pavia.

3 Che la chiesa di Santa Maria delle Grazie quale
venne eretta dai Domenicani nel 1464 non dovesse avere
la navata trasversale eccedente l'allineamento della cap-
pella del fianco, si deve ammettere coli1 avvertire come
la direzione della via che dal ponte di porta Vercellina

conduceva a Santa Maria, fosse fin dall' epoca della co-
struzione della chiesa secondo la linea obliqua M-N trac-
ciata nella planimetria; nella raccolta di disegni pro-
spettici, conservata alla Biblioteca Reale di Stuttgart, ed
illustrata recentemente in questo Archivio storico del-
l'Arte dal signor Fabriczy, si ha la veduta dell'abside
di Santa Maria delle Grazie, e si vedono delle case, an-
cora con porte e finestre a sesto acuto, disposte secondo
il tracciato M-N: è da escludere quindi che la chiesa
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