Archivio storico dell'arte — 6.1893

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una figlia per metà, mentre la madre che le sta dietro è rappresentata come una matrona
velata completamente; proprio sul davanti poi trova appena posto un figlio inginocchiato,
con la parte superiore del corpo ignuda, le braccia strette in avanti e le gambe corte, e ac-
canto alla madre spunta la testa di un'altra figlia, che appoggia una mano sulle spalle del
fratello. Al di sopra di questi gruppi di adoratori si librano, a'lati del trono, due angeli
in atto di stendere un pesante festone di foglie sparso di fiori e di frutta. Sulla fascia che
cinge la fronte di questi angeli, come pure in mezzo alle foglie del festone, vedesi di nuovo
il segno della rosetta, che possiamo seguire dai capitelli della tomba di papa Giovanni XXIII
nel Battistero di Firenze fino alle colonne del Palazzo Rettorale di Ragusa.

Xella scena del Congedo, di carattere romano antico, rappresentata nel secondo rilievo
secondo il modello delle antiche stele funerarie, la metà inferiore è piacevolmente animata
da tre fanciulletti ignudi, i quali servono anche a coprire in parte la schiera dei cinque
adulti che stanno più indietro tutti in una linea. Questi farebbero un effetto molto mono-
tono, se l'artista non si fosse preso la libertà di porre tra quelle figure coperte di lunghe
vesti fluenti due figure di giovani quasi nudi, ossia coperti di un leggiero drappo. Due altre
figure in rilievo schiacciato, delle quali non spuntano che la testa e le mani, senza che vi
sia veramente posto per una seconda iila di persone, mostrano nell'esecuzione la mano di
un garzone del maestro, che, a giudicare dalla somiglianza con alcuni lavori conservati in
Siena, è certamente Urbano da Cortona.1 I fanciulletti sul davanti ricordano invece alcune
sculture del tempio Malatestiano in Rimini, con le quali si mette ora in relazione il nome
di un altro garzone di Michelozzo.2

Solo Bartolomeo Aragazzi è vestito in costume dell'epoca, nello stretto senso della
parola, con la sua veste ufficiale di secretano e camerlengo del papa. Invece nella figura
del vecchio parroco l'abito ecclesiastico somiglia piuttosto alla toga romana degli ultimi
tempi, con le sue rigide pieghe. La parte centrale è occupata dalla madre con i due gio-
vanetti ignudi dietro di sè. Essa porge una mano al marito e lo fìssa negli occhi con se-
rietà e con tristezza; con la sinistra tiene ancora afferrata la mano dell'ultimo figlio, sicché
le loro braccia rinchiudono come in una cornice il figlio maggiore. Quest'ultimo, che per
tal modo acquista speciale rilievo, con la sua testa del tutto antica e coi capelli ondeg-
gianti sulle spalle ignude, forma per così dire il punto centrale della scena, sebbene non
ne sia la figura principale, e sta fra due paia di teste, che sono veri ritratti, come tipo di
bellezza ideale.3 In questa tranquilla composizione, che richiama così vivamente quelle del
Della Robbia, le figure principali sono sviluppate più pienamente e più liberamente che
altrove, sebbene i partiti di pieghe e il movimento dipendano ancora da ragioni decorative
e dalla rigidezza simmetrica dell'architetto, il quale non poteva concepire le sue rappre-
sentazioni figurative che come membra funzionanti nel gran corpo della costruzione monu-
mentale. Morbida e fluente è specialmente la veste dell'Aragazzi, che forma bel contrap-
posto alla testa dall'espressione alquanto arcigna; severa e grande è l'antica matrona
romana, che, col manto passato semplicemente sulle braccia e intorno al corpo, esprime
il carattere semplice, borghese e domestico della piccola città, alla quale infatti appartiene.
Appunto qui vediamo la maniera di Michelozzo, che somiglia a quella del Ghiberti nel
San Matteo, in Orsanmiehele, e che si conserva anche nella statua in terra cotta di San Gio-
vanni Battista, di grandezza maggiore del naturale, nel secondo cortile del convento del-
l'Annunziata, ossia in un'opera alla quale il Yasari tributa una lode speciale, nominandola
come esistente nel mezzo della chiesa.

1 Tedi le storie della vita di Maria nel duomo, il
sedile colla data 1462 nella Loggia de1 Mobili e la tomba
di Cristoforo Felici in San Francesco a Siena.

" Tedi Schmarsow, Donatello (Breslau, 1886), a pro-
posito del pergamo di Prato; e E. Burmeister, Ber bilcl-

nerische Sciamici- (Ics Tempio Malatestiano in Ri ni ini
(Breslau, 1891).

3 Così ci viene l'idea che i giovani nudi vogliano
indicare figli già morti, che ricevono la madre nel regno
celeste.
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