Archivio storico dell'arte — 6.1893

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A. SCHMARSO'W

Le statue delle quali ci occupiamo sono alte, dritte, evidentemente destinate a compiere
una funzione architettonica simile a quella delle antiche cariatidi, sebbene non portino nulla
sul capo. Esse stanno in mezzo fra le figure che sostengono il sarcofago del monumento
Brancacci, in Sant'Angelo a Nilo, in Napoli, che fu eseguito a Pisa, in comune da Dona-
tello e da Michelozzo con i loro garzoni, e le figure in rilievo della base della tomba di
papa Giovanni XXIII nel Battistero di Firenze che, in una nicchia incorniciata, potevano
appunto esprimere la vivacità e la libertà del corpo umano accanto alla rigidezza di linee
dei pilastri. Queste statue si alzano e fanno uno sforzo, come se dovessero portare un og-
getto pesante che minacci di spostare il centro di gravità del loro corpo. Siccome hanno
le gambe lunghe, questo sforzo risalta ancor più e costringe l'occhio ad osservare la rigi-
dezza con cui in una la gamba segue la direzione verticale delle vesti, mentre nell'altra
la parte posteriore è appena ruvidamente sbozzata. Appunto in ciò mi pare che si riconosca
il sentimento di un architetto che cerca di esprimere in forma plastica il carattere essen-
ziale di una parte architettonica, piuttosto che l'invenzione di uno statuario come Donatello,
la cui opera è tutta quanta abbastanza lontana dall'architettura.

Ambedue le statue stanno sulla gamba sinistra, mentre la destra è leggermente piegata
alPindietro; tuttavia furono certamente collocate a riscontro l'una dell'altra: l'ima a capo,
l'altra a'piedi della figura giacente del defunto.1 La figura di sinistra porta una veste
semplicissima da donna alla foggia greca, senza maniche, riunita al di sopra delle spalle
e aperta al di sotto delle braccia, annodata ai fianchi da una cintura nascosta dalla parte
superiore che ricade air ingiù, ma che dà origine alle pieghe della parte inferiore. Sotto
questa morbida veste che aderisce alle forme, si vede, ad onta della veste donnesca, un
corpo di ossatura maschile, con gambe lunghe e magre. Le braccia, con muscolatura svi-
luppata, sono fornite di grandi mani; alla base del collo sporgono fortemente le clavicole,
e nel collo stesso, che non ha alcuna morbidezza di carne nè alcuna traccia di qualche
grassezza, si vedono i tendini tirati. L'anca sovrapposta alla gamba su cui poggia la figura,
sporge per opporre maggior resistenza a un qualche grave peso che era sostenuto con ambe
le mani e poggiava sul petto o sul ventre, senza che dai frammenti tuttora esistenti si
possa capire che cosa fosse per render necessario un tale sforzo muscolare. La destra abbraccia
il piede di un candelabro, d'una lampada o fors'anche d'un crocifìsso; quel tanto che
manca non deve aver avuto troppo grandi dimensioni, poiché altrimenti avrebbe nascosto
il volto della statua, e quindi non si spiega come fosse tanto pesante da richiedere simile
sforzo. Se si vuol chiamare in aiuto lo stato interno dell'animo e spiegare come espressione
di un'agitazione interna l'eccesso dello sforzo, ciò non avrebbe senso se non nel caso in cui
la figura avesse portato qualche simbolo, e il sentimento interno della preziosità di quel
simbolo sarebbe espresso con uno sforzo e con una tensione piuttosto che con un atteggia-
mento fiero e quasi tronfio. In tal caso non sarebbe infondato il vedervi espressa, invece
della forza di un angelo che porta un candelabro o una lampada, la profondità della fede
e lo zelo religioso.

Allo sforzo fatto per conservare l'equilibrio del corpo corrisponde anche il particolare
contorcimento del tronco : il petto è ritirato quanto mai, la spalla corrispondente alla gamba
su cui poggia la figura è rialzata, il gomito è aderente al corpo e così pure le mani, le
cui articolazioni si piegano ad angolo. Il collo è teso e la testa è piegata alquanto in avanti
per conservare verticale l'asse del corpo. Il capo è piuttosto quello d'un giovane che d'una
donna, dalle linee larghe e con i capelli a onde corte e selvaggiamente mossi, che ricor-
dano il tipo antico della Medusa, o quello di una barbara prigioniera. Gli occhi si spa-
lancano sotto la fronte sporgente, la cui linea di mezzo, molto accentuata fra le due soprac-
ciglia, si prolunga senza interruzione con quella lunga e dritta del naso. Così pure il mento
si spinge energicamente all' insù, mentre le labbra, strette fortemente insieme, si appuntano

1 Vedi gli angeli presso la figura del cardinal Brancacci, nel monumento sepolcrale del medesimo in Napoli.
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