Archivio storico dell'arte — 6.1893

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NUOVI STUDI INTORNO A MICHELOZZO

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in avanti, quasi provando tutta l'amarezza di quel cordoglio, che si manifesta anche nello
sguardo fisso nel vuoto.

Affatto simile nel tipo, con la sola differenza di una fascia che cinge la fronte, rial-
zando i capelli, e del collo più lungo, che è manifestamente quello d' un uomo, è la figura
di destra, uno svelto giovane, che, per un attributo, si sarebbe tentati a considerare come
una figura femminile allegorica. È così che ci si può figurare il figlio di qualche impera-
tore che si eserciti nella palestra con i suoi compagni. Con le vesti in disordine, è rappre-
sentato nell'atto di afferrare con ambe le mani il tronco di una colonna di marmo attor-
cigliata, stringendola fortemente contro un lato del suo corpo e stando così dritto. Il corpo
si appoggia sulla gamba sinistra tesa; la destra è leggermente piegata indietro ed è nuda
fino alla metà del femore. I piedi son calzati da sandali con delle corregge che lasciano
libere le dita e arrivano con i loro giri fino al polpaccio. Un lungo panno è gettato sopra
le spalle come una toga, e intorno al corpo è in parte tirato, in parte ricade negligente-
mente, come se un movimento repentino abbia scomposto le pieghe. La mano sinistra
sporge in avanti, sicché l'avambraccio è nudo e sta per traverso, davanti al petto, per
sostenere la colonna che la mano destra afferra e stringe contro il fianco, per modo che
la colonna poggia sul braccio e contro la spalla. Anche qui la parte superiore è rotta, ma,
secondo ogni probabilità, la colonna era lunga altrettanto e, se fosse di materia più leggera,
si potrebbe considerare come una fiaccola, se non è una colonna, attributo della forza al
quale corrisponde anche tutto il resto della figura del giovane eroe.

La predilezione per simili figure alte e tutte nervi, di struttura slanciata ma angolosa,
con vesti semplici drappeggiate più o meno liberamente a volontà e a capriccio dell'artista,
è divisa da Michelozzo con Donatello, che allora era suo compagno di lavoro, le cui statue
di Davide, di San Giorgio e di San Giovanni formano un gruppo che ha comuni caratteri,
mentre il Geremia e lo Zuccone del campanile rappresentano i compagni invecchiati di
questa gioventù fiorentina. D'altra parte la più studiata analogia con le antiche statue
romane così nel tipo come nell'esecuzione delle teste, le vesti affatto greche tentate in una
figura, e neli'altra le rigide pieghe delle vesti consolari romane degli ultimi tempi che for-
mano almeno il fondamento del panneggiamento, sono altrettante particolarità che non si
possono pensare senza studi profondi e diligenti, direi quasi archeologici, e che distinguono
già sostanzialmente le opere di Michelozzo da quelle di Donatello. Quanto più gli mancano
lo slancio impetuoso e la straboccante originalità di questo grande statuario, tanto maggiore
è la sua accuratezza, paragonabile a quella impiegata nelle loro poesie dagli umanisti, nei
più importanti dei quali all'imitazione degli antichi modelli si mescola lo sforzo di espri-
mere artisticamente sentimenti moderni in lingua latina e con la fraseologia tradizionale,
mentre la tendenza a imitare l'appassionata energia di Dante, di cui non possiedono l'ar-
dente fantasia, non si concilia con forme studiate, per quanto classiche esse sieno. In tutta
la vita di Michelozzo si manifesta e predomina la tendenza a penetrare nell'antico ideale
della bellezza; questa tendenza va dall'imbarazzo dello scolaro e dall'accuratezza esterna
fino alla completa assimilazione — intendiamo parlare di quell'assimilazione alla quale po-
tevano giungere i quattrocentisti — e solo un po' alla volta, nella grande corrente dello
sviluppo fiorentino, riesce a farsi strada anche in lui il sentimento individuale e nelle forme
delle sue opere avviene una evoluzione in questo senso moderno. Un processo simile a quello
che si manifesta nelle teste, lo osserviamo già qui a Montepulciano nella struttura dei corpi
e nelle vestimenta. Però mentre in quella prepondera ancora l'influenza della maniera do-
natelliana, nei panneggiamenti, o almeno in uno di essi, Michelozzo mostra già pienamente
la sua maniera individuale e lavora con molto maggior gusto di quanto sia mai riuscito
a Donatello; e ciò avviene nel partito di pieghe che scende dalla spalla sinistra di questa
figura, la quale per tal modo è collegata con la terza statua di questa serie, figura special-
mente cristiana della quale dobbiamo ancora occuparci. 1

fotografia Alinari, n. 20858; Lombardi n. 1505: «Figura di sacerdote».
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