Archivio storico dell'arte — 6.1893

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IL BRUNELLESCHI E L'ARCHITETTURA CLASSICA

ntonio Manettj, l'autore della più antica biografia di
Filippo di ser Brunellesco, racconta che costui, poiché
non riuscì ad aver la vittoria nel famoso concorso delle
porte per il Battistero, si determinò a partir da Firenze
e andare a perfezionarsi nell'arte scultoria a lioma;
ma die presto le rovine degli antichi edifizi lo attira-
rono a se così fortemente che, abbandonato il primo
proposito, si rivolse con ardore allo studio dell'archi-
tettura. E tutto il giorno era affaccendato a misurare
e disegnare; ne contentavasi di quello che era allo
scoperto, ma fece « cavare in molti luoghi per trovare
riscontri di membri e per ritrovare cose ed edifici dove
apariva qualche segnale, e a fare bisognava che mettesse
• lolle opere e di facchini e di altri bastagi, pure con ispese e non piccole, non v'essendo altri, etc...
Intorno alle quali opere Filippo stette molti anni; e perchè trovò negli edifizi tra le cose
belle e di grande spese differenze assai nelle mazzonerie e delle qualità delle colonne e
delle base e dei capitelli, architravi, fregi e cornici e frontoni e corpi e differenze di templi,
e spessezze di colonne; col suo vedere sottile conobbe bene la distinzione di ciascuna spezie,
come furono Jonice, Dorice, Toscano, Corinte e Attice; e usò a' tempi ed a' luoghi, della
maggior parte, dove gli pareva meglio, come ancora si può vedere negli edifici suoi ». 1
Il Brunelleschi adunque, secondo il Marietti, avrebbe imparato a Roma sì gì'ingegnosi ar-
tifici murari come le forme estetiche dell'architettura romana, ed avrebbe poi applicato
negli edifizi eretti in patria il tesoro di cognizioni acquistatosi collo studio delle antiche
rovine; suo sarebbe il inerito di aver ritornato in onore gii svariati ordini classici.

Il Vasari, il quale pubblicò le sue Yite quasi un secolo dopo la morte del grande ar-
chitetto, non ebbe altre notizie sul soggiorno di lui a Pioma, che quelle fornitegli dal Ma-
netti; ma le volle amplificare secondo il suo costume: egli fa partire da Firenze il suo eroe,
con proposito ben determinato di studiar sulle fabbriche antiche dell'eterna città, lasciando
all'amico Donato lo studio della scultura, « Solo intento suo —così si esprime — era l'ar-
chitettura che già era spenta, dico gli ordini buoni e non la Todesca e barbara, la quale
molto si usava nel suo tempo. Et aveva in se duoi concetti grandissimi: l'uno era il tor-
nare a luce la buona architettura, credendo egli, ritrovandola, non lasciare manco memoria
di se, che fatto si haveva Cimabue, Giotto; l'altra... ». E più sotto: « Nè restò che non

1 V. Operette istoriche di A. Monetti, pubbl. da Or. Milanesi, Firenze, 1887, p. 96-7; cfr. Frey, ha vita di
F. Brunelleschi, Berlin, 1887, p. 76-7.
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