Archivio storico dell'arte — 6.1893

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PAOLO FONTANA

dal grande artista delle rovine antiche e, finalmente, al vantaggio ritrattone, di tutto ciò
abbiamo modo d'indagare se le affermazioni del Manetti meritino fede, giacche l'opera stessa
dell'architetto fiorentino rivelerà la stia origine. Si tratta dunque di porre a confronto le
fabbriche di Roma antica con quelle del Brunelleschi : indagine non ancora fatta in modo
definitivo. Il primo passo notevole in questa via credo di ravvisarlo in un'osservazione di
riputato critico straniero, secondo la quale le chiese di Santo Spirito e di San Lorenzo cor-
rispondono nei rapporti delle loro principali divisioni all'antica basilica dei Santi Apostoli,
con tanta esattezza da non potersi ammettere che il Brunelleschi si ispirasse a fabbriche
di Roma.1 II signor Fabriczy conferma tale conclusione; ed inoltre non sa trovare fra gli
edilizi del grande architetto che uno solo la cui generale disposizione si può supporre imi-

FlQ. 1\

tata su qualche modello romano; tutti poi i critici autorevoli osservano che nei particolari
architettonici non vi è stretta relazione fra la maniera classica e la brunelleschiana; infatti
alcuni profili sentono della maniera gotica, la trabeazione nei rapporti e nell'ornato non
segue le norme dell'arte antica, e se ne discosta pure notevolmente la foggia dei capitelli.2
Il fatto che il preteso restauratore dell'architettura dei Romani apparisca in realtà così
poco fedele seguace di essi fu ponderato dal recente biografo, il quale con acuto ragiona-

1 G. Dehio, Bonuoiische Benaissance ; breve ma im-
portante articolo pubblicato nel Jahrbuch der konigl.
lìreuss. Kunstsammlungen, VII, p. 129-140. L'osserva-
zione non è, veramente nuova, trovandosi già nel Va-
sari : e il sig. Dehio lo avverte.

2 Vedansi fra gli altri il Nardini, il Geymuller (Fi-
lippo Brunelleschi in Architekur der Renaissance in To-
scana) e principalmente il Fabriczy nell'opera citata.
La più evidente analogia colle fabbriche romane, sulla
quale siasi richiamata l'attenzione, anzi l'unica a parer
mio che possa aver peso è di quel genere di volta che
riscontriamo in varie cupole del Brunelleschi, detta dai
nostri vecchi scrittori a creste e a vela. Il Geymuller
vide per il primo (a quanto io sappia) che identico
organismo ha una volta nella Torre degli Schiavi a

Roma; al quale esempio il Fabriczy aggiunse l'altro del
tempio del Dio Canopo nella villa Adriana. Io ne ag-
giungerò altri due che si vedono in Piranesi, B Campo
Marzio, tav. XLIII, e Antichità romane, I, XVI, f. 2.
Credo che nessuno vorrebbe da questa imitazione ar-
gomentare che il Brunelleschi fece a Roma un lungo
soggiorno ; mentre gli sarebbe bastato un disegno altrui.
Ma è poi necessario ammettere tale derivazione, se in
Firenze stessa e in Santa Croce la cappella del coro
ha una cupola costruita secondo lo stesso sistema? (fig. la)
L'analogia, che pure è innegabile, credo sia sfuggita ai
precedenti scrittori. Un esempio analogo si ha in San
Lanfranco di Pavia, come si può vedere nell'atlante
del Dartein, Architecture lombarde, a taY. 70.
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