Archivio storico dell'arte — 6.1893

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IL BRUNELLESCHI E L'ARCHITETTURA CLASSICA

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mento spiegò la difficoltà ammettendo che il Brunelleschi dagli esemplari antichi abbia, con
lungo e innamorato studio, succhiato l'essenza e lo spirito, che li vivifica; ma quando il suo
genio fu per tal guisa fecondato, deliberatamente si scostasse dai maestri, per riserbare
alla sua virtù creatrice la più ampia libertà. 1 Per tal modo si verrebbe ad attribuire al
Brunelleschi una originalità e indipendenza di concetti veramente straordinaria; senonchè
l'analisi delle sue opere dimostra, per contrario, ch'egli si attenne, assai più che non si
creda, ad esempi anteriori a lui, i quali non si trovano in Roma ma a Firenze o nelle città

vicine. Ora, si dovrà ammettere che il grande artista, dopo molti anni di studio sulle opere
antiche, per le quali aveva la massima venerazione, tornato in patria volesse gettare dietro
le spalle il corredo di cognizioni acquistate, per serbarsi da quelle indipendente; ma si
facesse volentieri imitatore di opere che al suo occhio dovevano apparire ormai tanto infe-
riori? Il lettore vede come la mia argomentazione porti diritto a concludere che, se il Bru-
nelleschi pochissimo imitò le fabbriche romane, gli è che non ne fece oggetto di quello
studio lungo e appassionato creduto l'inora sull'autorità degli antichi biografi ; ma non basta
aver affermato che le analogie esistono ; è necessario provarlo, ed io spero che non mancherò
a siffatto intento colle osservazioni seguenti.

1 Vedasi il secondo capitolo del libro del Fabriczy. segni architettonici del Brunellesclii fossero schizzi af-

L'egregio autore per spiegarsi la difficoltà si giova del frettati ; ma soltanto quelli che il giovane Filippo fece

passo del Manetti : « quantunque insieme e' levassono insieme con Donato, il quale non « aprì mai gli occhi

grossamente in disegno quasi tutti gli edifici di Roma, ecc.». all'architettura ».
Ma veramente il biografo non volle dire che tutti i di-
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