Archivio storico dell'arte — 6.1893

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IL BRUNELLESCtn E L'ARCHITETTURA CLASSICA

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fiorentino in tutte le sue chiese, fuorché in Santo Spirito, nella cui materiale erezione ebbe una
parte assai piccola, intagliò nell'imbotte degli archi una doppia serie di lunghe cassette a cornice
molto semplice, ma contenenti ornative di forme diverse. Si confronti questo genere di ornato
con quello che si vede nei soffitti degli architravi di San Giovanni e si converrà che non
vi è solamente un'analogia lontana, ma una parentela così stretta da non potersi negare
che Filippo imitò fedelmente quell'esempio anteriore. Identica è la disposizione delle cassette
e la loro forma, 1 e gli ornamenti che sono intagliati dentro ad esse nel Battistero si vedono
ripetuti dal Brunelleschi. 2 Una novità rispetto al tempio di San Giovanni è che in questo
vediamo gli architravi ornati nel modo descritto, e nelle opere del Brunelleschi più special-
mente gli archi. 3 11 geniale artista estese inoltre quella pratica alle finestre ed alle porte
nella cappella Pazzi, dove i tondi fra una cassetta e l'altra sono intagliati vagamente a rose
di varia foggia, ed è tanto felice l'applicazione di tali ornamenti, che non si può immagi-
nare nulla di più leggiadro ed attraente. 4 Nè ancora è compiuta la enumerazione delle
parti che il Brunelleschi prese ad imprestito dalle fabbriche, all'ombra delle quali era nato
e cresciuto. Il lettore ricorderà come in quella faccia interna del Battistero, nella quale è
aperto l'arco dell'abside, sono quattro pilastrelli tagliati ad un certo punto dalla curva dell'ar-
chivolto, specialmente i due di mezzo (fig. 3a). Una libertà simile non fu mai adoperata dagli
antichi; e l'avere il Brunelleschi adottato in San Lorenzo un partito cosi capriccioso e ripro-
vevole deve persuaderci ch'egli si affidò all'autorità venerata del tempio famoso (fig. 4a). Il
sig. Fabriczy crede che il grande architetto s'ispirasse ad esempio romano per le finestrelle a
timpano degl'Innocenti; ma nel tempio di Vesta a Tivoli dall'egregio critico addotto non
trovo che un'analogia lontana, mentre ritengo che il vero modello fosse anche per questa
parte il tempio di San Giovanni. Dico per lo schema; che l'ornamento fu dal Brunelleschi
ridotto alla maggiore semplicità. Qua si osserva il primo esempio del Rinascimento della
cornice ripiegata in basso ad angolo retto; ma non è modo ritrovato da Filippo, osservan-
dosi nelle bifore esterne del palazzo Pretorio. Bensì il grande architetto fu seguitato anche
in questo come negli altri particolari da esso usati, e (piasi tutte le porte dei palazzi fioren-
tini hanno la cornice ripiegata in quella guisa. L'esempio del San Giovanni spiega a meraviglia
l'usanza del Brunelleschi di scanalare i pilastri e lasciare liscie le colonne senza che si deva
ricorrere a quello del Pantheon. Chiuderò la serie delle analogie che riannodano l'opera del

1 Una leggerissima differenza è in questo, che il Bru-
nelleschi tralasciò il bastoncino fra la gola e l'interna
ornativa.

2 Si osservi che nelle parti, condotte con ogni pro-
babilità sotto gli occhi del Brunelleschi, cioè nella sa-
grestia di San Lorenzo, e nel portico della cappella
Pazzi, le ornative delle cassette ripetono i motivi del
Battistero, quasi senza variar segno. I motivi nuovi si
riscontrano nelle arcate del San Lorenzo, e nel portico
della cappella Pazzi; ma non pare da ammettere che
il grande architetto lasciasse i disegni per tutti i par-
ticolari decorativi, mentre si sa che era suo costume
di notare, sì nei disegni che nei modelli, soltanto lo
schema generale. Del resto quel genere di cassette fu
molto adoperato dopo di lui fino a che gli architetti
del Rinascimento non si rivolsero ad una imitazione più.
intera e sistematica dell'antico.

3 Se si prestasse fede alla tav. VII dell' itinerario
della città di Fiesole di G. Del Rosso, Firenze, 1826,
si avrebbe già in una chiesa molto anteriore al Bru-
nelleschi, cioè in Sant'Alessandro di Fiesole, un modo

perfettamente uguale a quello adottato dall'architetto
del Rinascimento ; ma in realtà si tratta di un'aggiunta
del poco giudizioso disegnatore. Nello stato in cui sono
arrivate a noi le fabbriche romane, non è facile deci-
dere se fosse o no abitudine degli antichi architetti di
intagliare con ornamenti gli archi; nelle chiese primi-
tive di Roma e assai più nelle ravennati si vedono de-
corazioni diverse da quelle del Brunelleschi; soltanto
nel chiostro Lateranense e in alcune delle arcate del
chiostro di San Paolo fuori le mura sono lunghe cas-
sette, ma sfornite di ornamenti.

4 Non tacerò che gl'intagli longitudinali dell'arco
dànno bensì a questo una grazia che piace, ma non
in armonia colla sua natura; giacché l'arco essendo
composto di parti che stanno l'una accanto all' altra
nel senso della lunghezza, invece che secondare questo
ordinamento, tendono a mascherarlo. Molto diversa è la
cosa per le finestre, le quali non hanno nel portico della
cappella Pazzi una funzione viva, ma servono soltanto
a lasciar adito alla luce e a render più varia e ornata
la parete.
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