Archivio storico dell'arte — 6.1893

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IL BRUNELLESCHI E L'ARCHITETTURA CLASSICA

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quando dallo studiare passò all'operare, la famigliarità grandissima acquistata colle classiche
forme lo avrebbe dovuto guidare, pur senza volerlo, ad applicarle nelle sue fabbriche.
Giacché nessuna autorità di biografo può farci dimenticare che il genio comincia anch'esso
dall'imitare, e soltanto più tardi si trova forte abbastanza da lasciare la via tracciata dagli
altri per aprirne una nuova. E noto che Raffaello, sebbene la natura lo avesse dotato delle
più meravigliose qualità, cominciò dal seguire le tracce dei maestri così fedelmente da la-
sciare incerto l'osservatore più attento se alcune figure siano di lui o di chi gì'insegnò. E
non altrimenti si dovrebbe dire degli altri; soltanto il Brunelleschi si sarebbe sottratto alla
legge comune; anzi avrebbe percorso una via del tutto opposta. Difatti nelle prime sue
opere i profili delle modanature e i capitelli sono più lontani dalla bontà classica che in
quelle eseguite quando l'efficacia dello studio dell'antico non era più così forte, e il genio
più maturo e, quindi, più adatto a staccarsi dalla imitazione.

La tesi da me sostenuta incontrerà forse poco favore presso una parte dei lettori, avendo

essa in apparenza un'arditezza troppo grande. Eppure non solo io ritengo che le mie dedu-
zioni sieno legittime, ma si trovano in germe in molti scrittori autorevoli antichi e moderni;
il che dimostrato brevemente produrrà, spero, l'effetto di rendere meno repugnanti coloro
che vedono a malincuore l'attiva demolizione di credenze diventate care per lunga consue-
tudine. Abbiamo veduto quale importanza dia il Vasari al viaggio di Filippo a Roma: non
pare, leggendo le sue parole, che il grande architetto apprendesse tutto il suo sapere dalle
rovine dell'eterna città? Orbene, lo scrittore stesso, in alcuni punti del suo libro, tiene gran
conto della efficacia che ebbero sull'ingegno del Brunelleschi gli edilizi della sua patria, e
precisamente quelli che noi stessi dimostrammo essere stati fra i principali esemplari per
il rinnovatore dell'architettura. Nel proemio alle Vite, toccando dei Ss. Apostoli, dice: «in
somma l'architettura di questa chiesa è tale, che Pippo di ser Brunellesco non si sdegnò di
servirsene per modello nel fare la chiesa di S. Spirito e quella di S. Lorenzo nella mede-
sima città»; nella vita di Andrea Tati esalta la bellezza del Battistero ed assevera che Fi-
lippo e Donato impararono l'arte col mezzo di quell'opera e dei Ss. Apostoli; e più sotto:
«da quel tempio si ebbe la buona architettura che oggi è in uso». Evidentemente, il Va-
sari aveva, col suo occhio acuto e addestrato, notato che fra quelle vecchie fabbriche e le
più moderne del Brunelleschi era analogia non casuale: e vediamo come nettamente regi-
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