Archivio storico dell'arte — 6.1893

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Gr. FRIZZONF

nel Giordano. ISTè vorrei tacere di una serie di composizioni a figure piccole, allusive a fatti
dell'Antico Testamento, a guisa di fregio, schizzate con molto spirito e scioltezza in una
gamma di colori chiari, disegnate e dipinte starei per dire nello stesso tempo.

Di ritratti pure ve ne sono parecchi e valga per tutti quello del vincitore di Lepanto
Sebastiano Yenier.

Un altro celebrato colorista veneto contemporaneo, che ci è dato di rimirare al Prado,
si è Paolo Veronese. La sua Venere e Adone, comperata pure essa a Arenezia dal Velazquez
pel re Filippo IV, fa bella mostra di se nella sala d'Isabella II ed è opera distinta per vi-
vezza di tinte e pei notevoli effetti di luce e di ombra messi a contrasto fra loro.

Altre tele che rivelano del pari il suo stile nobile e grandioso sono quella del Cristo
giovinetto disputante fra i dottori nel tempio e il Redentore in casa del Centurione, per
parlare solo delle principali. In esame più specificato del resto delle opere numerose che
d'ogni dove con troppa facilità vengono aggiudicate al maestro hanno ampiamente since-
rato i critici, che molte cose non sono che immaginate ed iniziate ma non eseguite da lui
stesso, sì bene dai suoi discipoli ed imitatori, in ispecie dal tìglio Carlo e da quella schiera
di suoi addetti che si qualificarono da se quali Eredi di Paolo Cui in fi. C'è da mettere
pegno che anche in Ispagna sia penetrato più di un prodotto di collaborazione collettiva.
Nei ritratti di mano propria di Paolo, non molto frequenti per verità, egli s'innalza a un
grado di dignità e di splendore artistico da uguagliare i migliori del genere. La Pinacoteca
di che ci occupiamo forse ne possiede uno solo ammissibile e sarebbe quello a mezza figura
di una giovine Signora riccamente vestita. Il concetto vi è affatto paolesco, gli effetti colo-
ristici accennano bensì a spiccate attiuenze col fare distinto di Tiziano. (V. il n. 545 del
Catalogo).

*

È all'operato di quest'ultimo, all'eccelso Cavaliere di Carlo V che importa ora rivol-
gere la nostra attenzione, da (die il Prado conserva così grandi e così luminose traccie del
medesimo, quali non si saprebbero trovare riunite in alcun altro luogo.

Se si considera che non fu se non dal 1530 in poi che Tiziano entrò in relazione col
grande monarca non è da meravigliare che nella Galleria di Madrid oggi il pittore si veda
rappresentato principalmente colle opere dell'età più provetta, parte espressamente eseguite
per l'imperatore, parte pervenutegli come omaggio o come acquisti fatti a mezzo de'suoi
agenti.

Tuttavia, un quadro dell'età più fresca di Tiziano vi si trova, ed è quello dove si vede
dipinta sulla tavola la Madonna col Bambino fra le braccia, mentre Santa Brigida gli offre
alcuni fiori, presente il guerriero Sant'Ulto, posto dietro a lei (flg. 15a). In Galleria per ve-
rità codesto quadro è sempre esposto quale opera del Giorgione, non si sa perchè realmente,
mentre il compilatore del catalogo stesso confessa apertamente che lo ritiene opera di Tiziano
e con lui consentono tutti i migliori conoscitori, non esclusi il Cavalcasene e il Morelli, pur
sì spesso in antagonismo fra loro.

Allo stato delle cognizioni del giorno d'oggi, su quanto spetta alla maniera di dipingere
di Tiziano, non è altrimenti ammissibile il dubbio che troviamo tuttavia ancora espresso
nella Guida inglese del Murray (buona d'altronde sotto tanti riguardi) là dove questa sta
in bilancia fra coloro che pensano a Tiziano ed altri che suggeriscono il Palma Vecchio. In-
fatti per quanto sia sussistente la somiglianza che corre fra la fisionomia di questa Santa Bri-
gida e della Violante del Palma, quale vedesi, munita della sua viola sul petto, nella Galleria
imperiale di Vienna, non si potrà negare in alcun modo che il quadro di Madrid è una ema-
nazione diretta del pennello del Vecchio. A Vienna stessa avvi altra tavola di lui (di cui la
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