Archivio storico dell'arte — 6.1893

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I CAPOLAVORI DELLA PINACOTECA DEL PRADO IN MADRID

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Galleria Corsini di Firenze .possiede una copia antica) che corrisponde affatto a quella di che
si tratta qui nella maniera con cui è condotta: maniera oltremodo succosa e di un'armonia
di tinte che ben si può definire come giorgionesea.

Il Morelli forse si appose al vero collocando il dipinto approssimativamente fra gli anni
1512-1514, cioè vicino al tempo in cui fu incaricato di ornare con alcune storie, oggi pur
troppo assai deperite, l'ambiente interno della Scuola del Santo a Padova. Con quella fa-
coltà di discernimento che lo distingueva fra tutti i conoscitori egli vi rilevò giustamente
i tratti speciali di Tiziano a differenza di quelli che si riscontrano nelle opere di Giorgione,
massime per quello che concerne il modo d'intendere le forme della umana figura, sempre
più tarchiate e larghe nelle creazioni del primo, mentre Giorgione è rimasto insuperato e
nello stesso tempo un archetipo per tutta la scuola veneta nella misteriosa finezza delle sue
composizioni, nella magia del suo colorito del più semplice e nello stesso tempo del più eletto
accordo che immaginar si possa.

Il Morelli combatte, e come parmi a ragione, l'opinione emessa dal Cavalcasene nel suo
Tiziano, per cui si avrebbe a ritenere il Yecellio influenzato dal Palma il Vecchio anzi che
il contrario, come pare più ragionevole anche in ragione della minore età dell1 ultimo in
confronto del primo. E in proposito soggiunge:

«Il Vasari non nomina il maestro del Palma; Carlo Ridolfi opina ch'egli da giovane
si fosse recato a Venezia e vi avesse appreso di molto da Tiziano, in modo anzi ch'egli ap-
prese certa dolcezza di colorire che si avvicina alle opere prime dello stesso Tiziano.

« Come si spiega pertanto che uomini così competenti ed arguti quali sono i signori
Crowe e Cavalcasene, per mezzo dei loro propri studi siano stati indotti, per quanto con-
cerne il Palma, ad un sentimento che non trova appoggio nò in quello del Vasari, nò in
quello del Ridolfi? Hanno essi trovato forse dei documenti in appoggio al loro assunto?
Poiché non è il caso, io suppongo che da sò siansi lasciati trarre in errore ».

Egli allude poi precisamente al quadro di che si ò fatto menzione qui in una nota istrut-
tiva dei suoi Kunstcritische Studien.1 Ora poi che questi non sono per anco comparsi tra-
dotti nella nostra lingua, piacemi interpretare qui la parte essenziale di questa nota: «Il
pregiudizio istesso, che cioè non sia stato Tiziano quegli che abbia esercitato la sua influenza
sul Palma, ma viceversa, indusse i signori Crowe e Cavalcasene a voler rilevare un'influenza
del Palma nel bel quadro di Tiziano del Museo di Madrid, quivi collocato sotto il nome di
Giorgione.

« In detto quadro la testa della Madonna rassomiglia assai a quella della donna, tenuta
per infedele dal proprio marito, nell'affresco di Tiziano, sventuratamente deturpato dal re-
stauro, che vedesi eseguito nella Scuola del Santo in Padova. Per la stessa ragione i sul lo-
dati scrittori scorgono Tinfluenza del Palma nel quadro della Madonna con Sant'Antonio,
n. 633, della Galleria degli Uffizi, nell' « Amor Sacro e Amor Profano » della Galleria Bor-
ghese, nel quadro della Galleria d'Anversa, dove il vescovo di Pafo, di casa Pesaro, viene
raccomandato a San Pietro. Essi poi farebbero risalire l'origine dell'Amor Sacro e Amor
Profano al 1500, il dipinto di Anversa al 1503. Quanto a me, debbo confessare di non sa-
pere dividere questa loro opinione. Il quadro di Borghese è bensì un'opera dell'età fresca
dell'autore, è eminentemente giorgionesco, ma è nello stesso tempo di una condotta e di una
tecnica così larghe e così libere, ch'io lo debbo ritenere dipinto almeno un otto o dieci anni
più tardi, vale a dire intorno al 1509. Anche il quadro di Anversa mi pare posteriore al 1503,
per quanto anteriore all'Amor Sacro, e verosimilmente vorrebbe essere posto in quella serie
di opere giovanili di Tiziano, alla quale appartengono il Cristo fanciullo fra due Santi nella
chiesa di San Marcuola, l'Angelo con Tobia in San Marziale a Venezia, la Madonna colle
ciliege nella Galleria di Vienna.

1 Vedi Kunstcritische Studien uber italieniscìie Mederei von Ivan Lermolieff, voi. II, p. 53.
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