Archivio storico dell'arte — 6.1893

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Gr. FRIZZORI

Risalendo all'età più fresca del longevo artista, noi c'imbattiamo al Prado in due dei
suoi più splendidi capolavori, nelle due tele vale a dire di soggetti mitologici, eseguite in
origine per ornamento alle pareti dello studio del duca Alfonso d'Este prima dell'anno 1520.
Sarebbe difficile invaginarsi qualche cosa di più giocondo, di più vivamente festoso di quel
che sia il quadro dell' Offerta alla dea degli amori, popolato da una moltitudine animatis-
sima di floridi bambini sotto le sembianze di amori che si danno alla pazza gioia, trastul-
landosi tra di loro in mille guise sopra un terreno erboso, all'ombra di alcuni alberi ver-
deggianti, sotto i quali lo sguardo spazia verso il fondo illuminato da quegli effetti di luce,
che Tiziano solo sapeva rappresentare. All'estremità destra s'avanzano due giovani donne
che vanno a fare omaggio alla imagine statuaria della dea (fig. 19a).

«La semplicità degli incidenti — ben dice il Cavalcasene - - e l'innocenza dei pensieri,
che questa leggiadra scena rappresenta, è incantevole. Le forme di questi fanciulli sono gra-
ziose e belle: essi muovonsi sotto i nostri ocelli, si nascondono e ci riappaiono da capo con
infantile agilità. L'occhio si compiace a contemplare la bellezza del paese e la feconda ve-
getazione. Un'auretta tranquilla e temperata sembra che ravvivi gli oggetti ch'essa cir-
conda, e la dolce armoniosa luce è distribuita nel quadro con tal meravigliosa arte, che
vieppiù lussureggiante appare la natura ivi dipinta».

La stessa prerogativa rifulge nella tela a riscontro, quella cioè a dire del Baccanale,
per quanto sensibilmente più oscurata in certe parti e alterata da' ritocchi. E un'orgia di
giovani baccanti d'ambo i sessi, nobilitata dal senso del bello insito al grande coloritore.
L'avvenenza delle ligure, infatti, specie dei visi, vi è pari alla scioltezza e alla grazia delle
movenze e degli aggruppamenti, ne è a credersi (die in siffatto genere siasi mai eseguito
nulla di più magnifico ne di più inebbriante. E se è vero che altri artisti di vaglia come
il Padovanino, l'Albano, il Poussin, il Domenichino cercarono di emulare questi esemplari
nelle loro composizioni mitologiche, è vero altresì che rimasero tutti a una bella distanza
dal loro modello.

La serie dei sovraindicati dipinti constava, com'è noto, di quattro tele di eguali dimen-
sioni ed era stata iniziata lino dal 1514 da Giovanni Bellini con una composizione di un
altro Baccanale che fu poi terminato da Tiziano stesso (ora proprietà del duca di Northum-
berland, ai conlini della Scozia). Quarto, inline, il suo Bacco e Arianna, ora nella Galleria
Nazionale di Londra.

Furono portati via dal castello di Ferrara contemporaneamente nel 1598 per arbitrario
comando del cardinale Aldobrandini (allorché gli Estensi dovettero trasferire la loro sede a
Modena, e Ferrara fu incorporata al dominio pontificio), come c'insegna Adolfo Yenturi negli
accurati ragguagli contenuti nella sua importante opera: La Galleria Estense in Modena.1
I due quadri appartenenti ora al Prado, dopo essere stati portati a Roma, dalla villa Lu-
dovisi passarono nel palazzo Panlili e più tardi furono regalati, come riferisce il Mengs,
alla Casa reale di Spagna.

In epoca assai anteriore, cioè fino dal 1533, pervenne alla Corte di Spagna, cioè a
Carlo Y, per mezzo del suo segretario Covos, il ritratto del Mecenate pel quale Tiziano
aveva dipinto le rammentate tele di soggetto mitologico; ma sgraziatamente l'effigie di Al-
fonso d'Este quale vedesi ora nella Galleria di Madrid ha sofferto assai in conseguenza di
inabile restauro, non rimanendovi di ben conservato se non il cagnolino ch'egli viene acca-
rezzando con la mano.2 II viso del duca invece apparisce tutto rifatto, ma da quanto si può

1 Modena, Paolo Toschi e C, editori, 1883, p. 15.
Nel relativo documento, tratto dall'Archivio di Stato in
Modena, i quadri ora a Madrid sono così designati :
Una pittura di pattini nudi di mano di Tiziano e un'al-
tra di mano del detto Tiziano, dove era dipinta mìa

donna nuda, che giaceva con un hamhino, che gli pisciava
su ì piedi et altre figure.

2 È strano che nell'inventario della collezione di
Carlo III questo ritratto venga registrato semplicemente
come : Un Veneciano agasajando a nn perro de aguas.
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