Archivio storico dell'arte — 6.1893

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G. FRIZZORI

per diversi luoghi; la migliore è forse quella che v edesi nella Galleria di Napoli sotto il
nome del Vecellio stesso.

Fra i ritratti dei personaggi appartenenti alla Casa regnante finalmente Tunisi ram-
mentare quello a mezza figura di donna Isabella di Portogallo sposa di Carlo Y, desunto
da uno fatto anteriormente da qualche altro pittore, dappoiché l'imperatrice era già morta
in quel tempo (a. 1545), uè Tiziano potè mai averla conosciuta. Tuttavia egli seppe rap-
presentarla a seconda del suo proprio genio, come l'avesse ricavata dal vero. Il fondo del
quadro ha una parete oscura con una finestra di fianco, prospiciente un paese trattato a
tocchi fugaci ben intonati col cielo, similmente come nel ritratto del conte di Torcia a Mi-
lano, di che si è già fatto menzione in questo periodico. Pur troppo il viso della effigiata,
quale ci si presenta ora, è stato sensibilmente svisato dalla mano di uno di quei flagelli che
sono stati in ogni tempo certi ristauratori non meno audaci che inesperti. Ammirevole invece
vi è tuttora il modo con cui l'autore, secondo il suo consueto, eseguisce gli ornati delle
vesti, le gemme e via dicendo.

Anche le sembianze dell'artista, nonché quelle dell'avvenente sua figlia Lavinia, ci sono
serbate fra le tele della Pinacoteca eh'è oggetto del uostro studio. Quelle di Lavinia si scor-
gono in una mezza figura intesa a rappresentare Salome, la figlia di Erode, in atto di por-
gere sopra un vassoio la testa di San Giovanni Battista. E una variante del quadro noto
della Galleria di Berlino, dove la bella giovane porge frutti e fiori invece della testa recisa,
Un altro esemplare è presso lord Cowper in Inghilterra e (piivi essa tiene un cofanetto. Per
(pianto L'originalità dell'esemplare di Berlino non saprebbe essere messa in dubbio e che anzi
si può noverare Ira le molte cose di un'attrattiva straordinaria in quella insigne raccolta,
pure non saprei dividere l'opinione del dottor Bode, là dove qualifica quello di Madrid una
ripetizione di mi imitatore di Tiziano, ma in presenza del dipinto ebbi a dividere piena-
mente coll'appassionato ricercatore ed estimatore delle opere del sommo artista veneto, il
signor Enrico Costa di Firenze, l'ammirazione per quest'opera, rivelante in tutto e per tutto
(se non prendiamo abbaglio) la diretta creazione del suo pennello impareggiabile, non ostante
i danni sofferti per essere stata visibilmente svelata ed allumacata. Se sono esatti i calcoli
fatti dal dottor Bode, l'esemplare di Berlino devesi porre intorno agli anni 1550, quest'altro
presumibilmente sarà stato eseguito alcuni anni più tardi.

E che dire poi dell'effigie del nonagenario artista che incontrasi a pochi passi di là?
Noi vi troviamo sensibilmente impresso quello che ben vi osserva il Murray, vale a dire la
lotta quasi tragica di una volontà indomabile contro la potenza inesorabile del fato, quale
portato del peso degli anni. Ma il valentuomo l'ha sostenuta con vigore questa lotta e mo-
stra se non altro di non essersi per anco arreso.

Ed ora per brevità mi vedo necessitato a sorvolare su altre opere memorabili di lui,
onde è nobilitata la grandiosa raccolta. Ne potendo fare a meno di enumerarle, dirò che
sono, per non citare che quelle della originalità delle quali non avvi da dubitare, La Tenere
e Adone, dipinta per Filippo II, l'Adamo ed Eva nel paradiso terrestre, di cui il Prado stesso
possiede una interessante copia eseguita da Rubens, la Danae (imitata in una copia con
varianti nel Museo di Napoli), la Deposizione, le gigantesche ma poco godibili figure di
Sisifo e di Prometeo, la Santa Margherita, l'Allocuzione del marchese d'Avalos alle sue
truppe, la Religione soccorsa dalla Spagna, l'Apoteosi di Carlo Y, detta «la Gloria», e
l'offerta fatta da Eilippo II del proprio figlio alla Vittoria dopo la battaglia di Lepanto,
ultimo quadro nella serie cronologica, essendo stato compito nel 1574, quando al pittore non
mancavano che tre anni per compiere il secolo.

11 più importante d'altronde fra tutti questi dipinti, se si tiene conto principalmente
della vastità del soggetto, è quello fatto per commissione di Carlo Y, poco tempo prima
della sua abdicazione. E quello di poco meno che otto metri quadrati di superficie, inteso
a glorificare nelle schiere dei beati il potente imperatore, unitamente al figlio Filippo e alle
rispettive consorti che appariscono oranti sulle nubi al cospetto della Trinità ; composizione
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