Archivio storico dell'arte — 6.1893

Seite: 306
DOI Heft: 10.11588/diglit.18092.28
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18092.34
DOI Seite: 10.11588/diglit.18092#0354
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1893/0354
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
0.5
1 cm
facsimile
306

Vagit infans, inter arcta
Conditus procsepia;
Membra pannis involuta,
Virgo mater alligat
Et Dei manus pedesque
Stricta cingit fascia.

Tre angeli giovani, caratterizzati da una lunga
capigliatura e dalle ali abbassate, senza aureola
per dimenticanza, hanno annunziato ai pastori la
buona nuova e intonano, nell'alto dei cieli, l'inno
dell'allegrezza. Intanto che la loro missione si
compie, essi si volgono verso il neonato infante
per adorarlo e tendono verso di lui gioiosamente
le mani.

Due pastori guardano il loro gregge sulle col-
line di Betlemme. Essi hanno udito la chiamata
degli angeli ed ecco (die si affrettano di recarsi
alla stalla. Il più giovane affretta i passi del vec-
chio, suo padre forse, che assicura col suo vinca-
stro ricurvato — il pedum antico — la sua andatura
vacillante e scalda le membra assiderate per l'età
e pel freddo, con l'aiuto d'una pelle di montone
a lunga lana, gettata sulle spalle, ma troppa corta
per riparare la nudità dolio braccia e delle gambo.

Presso di loro stanno accoccolati con le zampe
anteriori diritte, un caprone con le corna allun-
gate, un montone che mangia un pruno e una pe-
cora che allatta un agnello nascente.

Infine, in cielo brilla una stella in forma di
fiore, che getta i suoi raggi fino alla testa del
Fanciullo-Dio; fantasia artistica che la scrittura
riprova, perchè essa non fa brillare la stella mi-
racolosa che per condurre più sicuramente i tre
Magi.

L'arte bizantina è un'arte jeratica, che ha dei
tipi e delle messe in scena tradizionali e invaria-
bili. Così con questa immobilità sistematica diviene
molto difficile di assegnare una data a un oggetto
antico, l'iconografia non potendo affatto dare un
aiuto. Bisogna allora procedere per la via del
sincronismo che permette la classificazione.

Io non credo errare riportando all'xi secolo o
al xii al più tardi, l'epoca in cui fu scolpito l'avorio
del quale si parla.

L'archeologia, che è una scienza d'osservazione,
li a per guida la comparazione. Essa giudica l'in-
cognito dal cognito, l'incerto dal certo. Ora, se si
vuol prendersi la pena di mettere l'avorio del Vati-
cano in confronto d'uno scompartimento della porta
di bronzo della basilica di S. Paolo fuori le mura, |
che ò egualmente bizantino, si sarebbe all'istante

colpiti dall'identità dei motivi iconografici e dalla
conformità dello stile a tal punto che si direbbe
che la stessa mano abbia disegnato insieme il
rilievo dell' avorio e i damaschi del rame.

(Questo ravvicinamento, fortuito forse, m'impe-
disce qualunque esitazione quando so positivamente
che il panneggio damascato ha la data del-
l'anno 1070, per conseguenza della seconda metà
dell' xi secolo.

Quale fu la prima destinazione della placca
d'avorio? S'ignora, perchè essa ha perduto attual-
mente la sua cornice, quadro o scultura (die sia.
Si può verosimilmente supporre che questo foglio
isolato fosse cosi fin da principio e allora avrebbe
potuto servire a coprire un libro liturgico. Se al
contrario essa è stata distaccata da un insieme o
serie, sarebbe stata impiegata a decorare un reli-
quiario, insieme con gli altri fatti della vita del
Salvatore. Ma la prima ipotesi mi pare più pro-
babile.

Si vede ancora sulla bordura, restata rozza, e
che deve essere stata ricoperta da una striscia di
metallo, forse filogranato e gemmato, i buchi che
fecero i chiodi d'attacco in numero di tredici, che
fissarono la placca sul legno della rilegatura. Il
duomo d'Aix-la-Chapelle possiede un avorio bizan-
tino, così incorniciato d'oreficerie e formante il
piano superiore della copertura d' un manoscritto.1

Ci sarebbe ancora molto da dire sull' avorio
del Vaticano, ma credo che sarebbe superfluo,
perchè la questione dell'iconografia in soggetto è
•>tata ampiamente trattata da M. Rohault de Fleury
in due belle opere, piene di tavole: VEvangile et
la Vierge. Ci si trova tutto in sostanza.

Sarà sufficiente aggiungere che la scena del
bagno è segnata agli Evangeli apocrifi, che le due
levatrici sono nominate a Poma in una cantilena
popolare Sant'Anastasia 2 e Santa Salome 3 e che
questa città ci fornisce, come simili all' avorio,
quattro rappresentazioni : il mosaico di S. Pietro
in Vaticano (vili secolo), 4 l'affresco del cimitero

1 Annales arcìioélogiques, tomo XX, pag. 5.
- I pifferavi cantano nelle vie all'avvicinarsi del
Xatale :

San Giuseppe, Sant'Anastasia
Assistarno al parto di Maria.

3 Xel cimitero di S. Giulio, una di queste levatrici
è specificata da questa iscrizione: SALOME V.

1 CEuvr. compi, t. I, p. 539, n. 15. —X. B. de M.,
Les SOUterrains et le trc'sor de S. Pierre, à Rome,
Rome, 1866, pag. 74.
loading ...