Archivio storico dell'arte — 6.1893

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fresca dell'autore, che avrà impressionato anche il suo concittadino Fra Filippo (di cui si
hanno pure parecchie bellissime Annunciazioni di analogo sentimento), ed è per fortuna
ottimamente conservata, ove si faccia eccezione di una spaccatura nella tavola principale
dalla quale rimane offesa la spalla dell'angelo. Dell'origine, ossia della provenienza della
pala, altro non si sa, se non che si trovava fino a pochi anni or sono sopra un altare
del monastero de las Descalzas Reales, da dove, per l'intromissione premurosa di Don Federico
de Madrazo direttore della Pinacoteca, fu ceduta al Museo del Prado. Ciò seguì nell'anno 1861.

VII.

Ila faci lo e sua Scuola.

Il Prado, oltre che per i suoi numerosi e splendidi Murilli, Velazquez, Tiziani, è vantato
pei suoi Rafaelli. Per questi ultimi debbo confessare che le mie aspettative sono rimaste
deluse alquanto. Se si sottopongono i dieci quadri, che all'Urbinate vengono ascritti, ad
un esame spassionato, si vedrà che la maggior parte dei medesimi non si possono consi-
derare come lavori usciti delle sue mani stesse, tali quali noi li vediamo.

Già si sa quanto grande sia, l'ambizione delle Gallerie da tempi immemorabili, di nove-
rare delle opere di questo artista nelle loro raccolte, di un artista, vale a dire, il cui nome,
per un complesso di circostanze, è tenuto il più eccelso di quanti sono esistiti. Qual mera-
viglia dunque, che i grandi sovrani di Spagna avessero cercato di assicurarsi non dirò
tanto il reale godimento, quanto il possesso di esemplari celebrati appunto col nome di lui?
E chi vorrebbe negare, d'altronde, che sono sempre citati come capolavori di prim'ordine
la Madonna del l'esce, lo Spasi/no di Sicilia, la Perla, per non rammentare che i più fa-
mosi? Eppure la critica, colla sua logica inesorabilità, ha le sue riserve da fare in proposito,
e la verità storica per un verso, il gusto estetico e il discernimento artistico per l'altro, ci
debbono insegnare in questi come in tanti altri casi a non lasciarci abbagliare dalle appa-
renze, e a mantenere il nostro giudizio indipendente da preconcetti inveterati.

Potrebbe sembrare forse eccessivamente ardito il sollevare delle eccezioni sopra un'opera
tanto vaga e di una composizione tanto sentitamente rafaellesca qual'è la Madonna del Pesce.
Per conto mio m'affretto a dichiarare, che non esprimerei neppure il fondo del mio pensiero
se avessi a porre in dubbio l'origine prettamente rafaellesca del quadro. Non ostante debbo
convenire che (pur tenuto conto degl'insulti sofferti principalmente pel trasporto del dipinto
dalla tavola sulla tela) l'esecuzione panni non porga tutta l'aurea morbidezza propria di
Rafael lo, ma che almeno parzialmente vada attribuita al suo più intimo scolaro Giulio Romano,
quando questi, ventenne circa, s'andava immedesimando del fare del maestro, col quale poi
e pel quale ebbe ad eseguire ben parecchie imprese nel tempo che il Sanzio stesso non
avrebbe avuto nò mente nò braccia sufficienti per soddisfare a tante richieste. Nè potrebbe
valere a distogliermi da quest'opinione la testimonianza remota di Pietro Summonte, il quale,
in una lettera scritta a Marcantonio Michiel nel 1524, rammenta l'esistenza del quadro, in
allora nella chiesa di San Domenico a Napoli, colle parole seguenti: « In la medesima ecclesia
dentro la cappella del sig. Ioan Baptista del Duco è l'Angelo con Tobia facto per man di
Raphael di Urbino ». Non mi dissuade, come dico, questa testimonianza dalle riserve che
vorrei fare circa l'esecuzione del quadro, perchè non credo basti per sè stessa ad escludere
la possibilità della collaborazione di un allievo sotto la direzione del maestro, quando si può
inoltre verificare che certe altre opere contemporanee, messe a confronto, si distinguono
dalla Madonna del Pesce per qualità più intimamente rafaellesche. E (tasti citarne una sola,
la Madonna della Sedia cioè a dire, dalla quale quella di Madrid si troverebbe battuta di certo
se le si trovasse a canto, considerata la trasparenza e la finezza spontanea della nota gemma
di Palazzo Pitti. Anche nella Madonna di Foligno, della Pinacoteca vaticana, il tocco del
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