Archivio storico dell'arte — 6.1893

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318 G. FRIZZORI

vivente ancora l'Urbinate, come c'insegna il Cavalcasene, egli stesso, a ragione, non la stima
se non per una delle migliori produzioni di Giulio Romano e del Penni.

Quanto alla Sacra Famiglia, chiamata della lucertola, appartiene pur essa al novero
di quelle opere il cui disegno originale spetta probabilmente a Rafaello, non già l'esecu-
zione, eh' è apparentemente tutta dovuta a qualche scolare, il quale, nel caso presente, potrebbe
essere il Penni, come credono parecchi conoscitori. E noto del resto, che in Galleria Pitti
esiste una bolla ripetizione di questo soggetto, esposta quale pittura di G. Romano. Ora, se
alcuno qui credesse che lo scrivente, quasi per partito preso e per ismania di critica ad oltranza,
si sia accinto ad un'opera di pura demolizione, disponendosi a scartare in tutto il nome di Ra-
faello nella grande Galleria di Madrid, gli farebbe torto, avendo egli voluto semplicemente
fai' seguire la parte affermativa al procedimento di esclusione. In altri termini, come un
esame critico (confortato, nel caso concreto, dal consentimento indipendente di un acuto
osservatore, (piale è il giovane sig. Costa) ci ha condotti alla conclusione, che nelle opere
fin (pii passate in rassegna, o in tutto o in parte, l'esecuzione voglia essere attribuita agli
scolari, nelle due che rimangono tuttora da contemplare, non solo il concetto ideale ma anche
la materiale esecuzione, che rivela pur tanta pai-te dell'intimo spirito dell'artista, vanno
tatti risalire direttamente al maestro in capo, del nome del (piale tanto, e in sì vario modo,
si è abusato per ogni dove.

La piccola tavola della Sacra Famiglia con l'agnello appartiene, si può dire, a quel
periodo di transizione del giovane Sanzio dalla prima alla seconda sua maniera, nella (piale
culi, sciolto già manifestamente dalla diretta influenza del maestro Perugino, sembra tuttora
un po' vacillante nella ricerca di una maniera sua propria. Il carattere urbinate, nel vero
senso della parola, in (pianto accenna alle attinenze col concittadino Timoteo Viti, fa capolino
tuttora nel quadretto di che si ragiona, e, in pari tempo, vi si sente la vicinanza dei grandi
artisti fiorentini, Leonardo da Vinci e Fra Bartolomeo della, Porta. Giustamente anzi osserva
il Cavalcasene,1 come il Sanzio siasi ispirato per la sua composizione a quella da Leonardo
ideata, nella (piale è espressa la Vergine in atto di aiutare il Fanciullo a porre la gamba
sul dorso dell'agnello, facendo egli un passo più avanti, e collocando il Fanciullo, senz'altro, a
cavalcioni dell'animale. Questo gruppo poi viene compiuto dalla presenza di San Giuseppe,
eh'è in piedi ma curvo verso il Bambino, mentre si appoggia al suo bastone. Il dipinto
è condotto a tinte chiare, ed è segnato nel lembo della veste delia Madonna: Raphael Ur-
binas MI) VII. Come fosse giunto in Ispagna non si sa, bensì consta che in Italia ne esistono
parecchie copie antiche. Così pure vengono additati parecchi disegni che hanno relazione col
dipinto; di autenticità questi più e meno discutibile. Comunque, non si saprebbe porre fra
le cose più riescite e più attraenti del maestro, come non lo sono forse altre opere di codesto
suo periodo di transizione, il quale non tiene del l'aurea purezza primitiva, e non ha rag-
giunto pur anco la sicurezza ammaliante degli anni più progrediti.

Ed ora veniamo all'opera di gran lunga la più bella e la più preziosa di lui al Prado,
vale a dire, al ritratto di un Cardinale, eh'è pure uno dei più stupendi da lui eseguiti. Si
confronti poi quest'opera, come dipinto, con quelle precedentemente esaminate e appartenenti
più agli scolari che al maestro, e si vedrà quale differenza, quale abisso anzi intercede fra
la finezza e la chiarezza del colorito di questo e quello cupo, pesante e ordinario degli altri.
Quello di che si ragiona deve appartenere di certo ai migliori anni del pittore, e vuol
essere stato eseguito verosimilmente a tempo o forse poco prima di quello del papa Leone X
co'suoi cardinali, ch'è oggi uno dei tesori più rari della Galleria Pitti. In complesso si può
dire ch'è discretamente conservato, fatta eccezione della pulitura un po' eccessiva nelle carni.
Il contorno del viso poi avrà avuto un distacco meno crudo sul fondo quando la tinta di
questo si sarà mostrata meno rientrata di quello che apparisce ora. Nulla di più squisita-

1 Op. cit., I, 353.
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