Archivio storico dell'arte — 6.1893

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T CAPOLAVORI DELLA PINACOTECA DEL PRADO IN MADRID

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mente artistico del resto dell'interpretazione dei tratti nobili e distinti del rappresentato.
È assolutamente un sovrano, nel campo suo, l'autore di opera siffatta.

Il grande quesito, tuttora insoluto, che vi si asconde è quello di sapere chi sia il di-
stinto personaggio eternato da tanto pennello. Numerose congetture si sono fatte in proposito.
Il Morelli, e con lui il Minghetti nel suo «Rafaello», avevano senz'altro adottata quella del
Passavant che voleva ravvisarvi il cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena. Ma il confronto
col ritratto di Galleria Pitti, eh'è sempre stato considerato per quello del Bibbiena (come che
dai migliori critici non venga altrimenti riconosciuto per opera della mano di Rafaello) non
pare possa rafforzare tale congettura. (Yedansi, in proposito, le hg. 25a e 26a). Parimente riesce
difficile accettare per concludente il tentativo di dimostrazione fatto dal sig. E. Muntz per
provare, che nel personaggio della Galleria del Prado s'abbiano ad identificare le fattezze del
cardinale Alidosi. In un articolo di questo stesso periodico intitolato: il ritratto del card'nulle
Alidosi, di Rafaello,1 egli incomincia dal l'escludere l'opinione avanzata dal Passavant; poscia
riporta un facsimile della medaglia coll'ellìgie dell'Alidosi, e più in là quella dello stesso,
quale apparisce nell'opera di Paolo Giovio intorno agli uomini illustri2 ch'egli mette a riscontro
alla incisione di quella di Madrid, per mostrare come i rappresentati si corrispondono fra loro;
soggiungendo, che già questa somiglianza aveva colpito lo spagnuolo Don Vincenzo Carde-
rera. Se non che si sa che tale opinione non trovò fede invece nè presso la Direzione della
Galleria del Prado, nè presso il signor Cavalcasene. Il ritratto inciso nell'opera del Giovio,
infatti, è una cosa alquanto grossolana, da non prestarsi gran fatto a un confronto col viso
finissimo della Galleria di Madrid; quello della medaglia, dandoci un semplice profilo, non
può servire di guida sicura; senza notare poi che l'età stessa del cardinale Alidosi pare
si opponga ad ammettere che l'abbia potuto rappresentare Rafaello nell'ultima decade di
sua vita, dovendo in allora il cardinale essere stato più avanti negli anni di quello che
apparisce nel ritratto di Madrid, mentre è noto ch'egli morì già nel 1511.

YIII.

Rubens, Yan Dyck, A. Durerò ed altri.

La R. Galleria è ricca di opere di alcuni maestri della Scuola fiamminga propriamente
detta. Se queste poi prevalgono in confronto di quelle della Scuola olandese, la ragione si
avrà a ricercare nelle circostanze politiche delle relazioni che corsero fra la Spagna e i
Paesi Bassi, donde seguì, come si sa, la memorabile divisione fra le provincie che si sot-
trassero ai dominio di Filippo II e quelle che rimasero più a lungo sotto l'impero della
Spagna.

L'autenticità di quanto al Prado viene attribuito ai primitivi pittori fiamminghi, ai Yan
Eyck, a Ruggero van der Yfeyden, al Memling, per verità e alquanto contestata dalla
critica recente. Dei loro seguaci, o successori per dirla in termine più lato, Pietro Christus,
Quintino Massys, Patinir, ecc., sonvi bensì parecchi esemplari degni di essere illustrati da
giudici competenti.

Passando alla pittura del Seicento, la Galleria possiede un tesoro nella serie di oltre
60 quadretti del celebre pittore d'Anversa Davide Teniers juniore, quasi tutti segnati e in
in buona parte veri capolavori nel loro genere brioso e divertente.

Ma quegli che grandeggia fra tutti i Fiamminghi si è Pietro Paolo Rubens. I suoi fasti
presso la Corte di Spagna, dove egli venne con incarichi da diplomatico ben due volte,
cioè nel 1605 regnando Filippo Iti e nel 1628 presso Filippo IY, sono consegnati, da

1 Anno IV, 1891, pag. 328.

a NB. Per isvista la rispettiva stampa nel testo

del sig. Muntz è qualificata pel ritratto del Cardinale
nella Galleria Pitti.
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