Archivio storico dell'arte — 6.1893

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I(ìINO BENVENUTO SUPINO

* *

Nessuno ha posto in dubbio che quest'opera preziosa non debba a lui attribuirsi. Il Ciampi
ci dice, che oltre lavorare in avorio è probabile che dipingesse pure a colori ed a mosaico,
giacche quelli antichi maestri solevano esercitare tutte le arti del disegno; ma poiché di
questi altri lavori non ci rimangono sicure notizie, e non sarebbe poi qui il caso di par-
larne, riportiamo il documento da lui pubblicato, dal quale apparisce che Giovanni del
q. Nicola pisano, si obbliga: « agere et procurare quod ipse faciet, complebit et perficiet opus
eburneum quod incepit; et factum, et completum et perfectum erit in proximo paschate nati-
vitatis D. in eo scilicet quod ad eum spectat videlicet in sculpendo ymagines et levigando
et omnia alia faciendo que ad artem sculpture et levigationis eboris pertinent ». 1 «Il Cac-
ciaguerra, canonico pisano - - scrive il Da Morrona - - ci addita il prezzo della fattura di tale
opera, perocché desso, col consenso di altri canonici pagò, coi denari del Capitolo, a mae-
stro Giovanni, lire 25 pisane di denari minuti col patto, che scolpendo in essa e levigando
le immagini, la dasse nel!'indicato tempo ultimata». 2

Che la Madonna, dunque, per i caratteri propri e per il documento citato, sia di lui
non v'ha dubbio; ma non della sola Madonna doveva trattarsi, che il contratto chiaramente
ci dice: in sculpendo ymagines et levigando et omnia alia faciendo, cosicché parrebbe che
qualche altra cosa dovesse esservi. E i nostri dubbi sono confermati dall'avere trovato in
un inventario dell'Opera, fatto subito dopo l'incendio, che nella stanza sopra il salone, su
di sopra, fra le altre cose che v'erano state poste, era anche «un tabernacolo dov'è una
Madonna con il Figlio in braccio, di avorio, et 2 agnoli attorno pur d'avorio, rotti ». 3 A
quella di cui parliamo con queste indicazioni doveva certo alludersi; e disfatto il tabernacolo,
e non curati gli angeli perchè rotti o andati dispersi, chè in questi anni che seguirono dopo
l'incendio, tante cose furono abbandonate, tante distrutte, non è rimasta dell'opera di Gio-
vanni che la sola Madonna, la quale ora, nel giorno dell'Assunta, è messa all'altare della
Madonna di sotto gli organi, come anticamente il tabernacolo completo, nella stessa ricor-
renza, era esposto all'adorazione ed ammirazione dei fedeli.

* *

E veniamo all'altra Madonna, in marmo, che dalla guglia centrale della chiesetta della
Spina, dove si trovava, fu portata in Camposanto. Scrivono i signori Crowe e Cavalcasene,
nel volume primo della loro Storia di pittura, che il Vasari attribuisce a Giovanni
anche la Madonna col Bambino posta in sul vertice della chiesa della Spina ; e benché essa
sfugga, per l'altezza, ad un esame accurato, pure la maniera con la quale è stata condotta
induce a ritenerla opera di lui. 4 Ma veramente il Yasari non parla particolarmente di questa
Madonna: « che venuta occasione di far prova di Giovanni Pisano — scrive egli — l'opinione
che di lui si erano fatti i Pisani non fu punto ingannata, perché avendosi a fare alcune
cose nella piccola ma ornatissima chiesa di Santa Maria della Spina, furono date a fare a
Giovanni, il quale, messovi mano, con l'aiuto di alcuni suoi giovani, condusse molti orna-
menti di quell'Oratorio a quella perfezione che oggi si Tede ; la quale opera, per quello che
si può giudicare, dovette essere in quei tempi tenuta miracolosa, e tanto più avendovi fatto
in una figura il ritratto di Nicola, al naturale, come seppe meglio ».5 Qui, dunque, si parla,

1 Ciampi, Notizie inedite della sagrestia pistoiese, ecc. ;
doc. Ili, p. 123.

2 L'istrumento è rogato da ser Giovanni del q. Gu-
glielmo da Pisa, notaro pubbl., Imp. nel 5 giugno 1299
ndizione 6, e celebrato in Pisa nel chiostro del Capit olo

pisano. Da Morrona, Pisa illustrata nelle arti del di-
segno, voi. II, p. 423.

3 Arch. del Capitolo, filza K : Inventario delle robbe, ecc.

4 Storta della pittura in Italia, I, pag. 220, nota 4.

5 Vasari, ed. Milanesi, voi. I, p. 309.
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