Archivio storico dell'arte — 6.1893

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NOTIZIA STORICA INTORNO AD UNA SCULTURA DEL CANOVA IN LOVERE 331

Dalla elegantissima iscrizione del celebre epigrafista lombardo si apprende che il ceno-
taflo fu inalzato alla memoria del conte Faustino Tadini, giovane colto e virtuoso, rapito,
per luttuoso accidente, ai genitori che non avevano altro figlio, il 7 dicembre 1799, a soli
venticinque anni. Non vi è detto però in che anno il monumento fosse eretto. Il catalogo
cronologico delle opere del Canova, nel Missirini, fìssa a questo lavoro la data del 1822;
nel catalogo invece compilato da Alessandro D'Este lo stesso lavoro è compreso fra quelli
eseguiti dallo scultore nel 1821. Entrambe queste date sono erronee, come è dimostrato dal
testamento del conte Luigi Tadini, padre del giovane Faustino, in cui si legge che il marmo
fu terminato dal Canova «nel suo studio in Roma nel fine dell'ottobre 1820 ». 1 Conferma
pienamente tale affermazione una lettera del Canova stesso, scritta
da Roma il 21 ottobre di quell'anno al detto conte. 2

La famiglia dei conti Tadini di Crema era da tempo legata <nrw^^^
d'amicizia al Canova. Fin dal 1795 Faustino, che contava allora '-S'-^zCi
ventun anno, aveva composto un volumetto di versi e di prose,
in cui illustrava le sculture e le pitture del Canova;3 e questi gli
aveva espresso per ciò la sua «eterna riconoscenza».4 E anche
nel 1801, cioè due anni dopo che il contino era morto, rimanendo
schiacciato sotto le rovine di una vecchia casa di Lo vere, nel
luogo dove il padre faceva fabbricare lo splendido palazzo che
tuttora si ammira, il Canova, scrivendo al conte Luigi, aveva pa-
role di rimpianto per la dolorosa perdita patita dalla famiglia
Tadini. 5

li conte Luigi era uomo colto e amantissimo delle belle arti.
Egli aveva raccolto quadri, stampe, sculture, mobili antichi, me-
daglie, bronzi, porcellane, oggetti di storia naturale, libri antichi
e moderni, per formarne una galleria, un piccolo museo e una
biblioteca, di cui fin d'allora intendeva fare pubblico benefìcio,
come si rileva da una lettera del settembre 1818 del Canova,0
il quale si rallegrava col conte per le fatte raccolte e per la
generosa intenzione dimostrata di volerne disporre a pubblico uso;
e si augurava di potersi recare nella casa di lui, dove altre volte
era già stato invitato, 7 per vedere tali collezioni. Il conte si di-
lettava anche di poesia, e compose un poema bernesco in dodici
canti, 8 di cui regalò una copia al Canova. 9 Scrisse pure salmi,

cantici ed inni religiosi, che furono musicati dai maestri Gazzaniga e Pavesi, 10 e alcune
considerazioni sulla musica e sulla poesia, 11 che il Canova molto gli lodò, giudicandole
« prudentissime... e figlie legittime del buon senso, il quale dev'essere il capital primiero
d'ogni autore che vuol approssimarsi alla perfetta imitazione della natura». 12

Era desiderio vivissimo del eonte di avere qualche opera del « divino » Canova, come
lo chiamò il Giordani sintetizzando con quell'aggettivo l'ammirazione veramente entusiastica
dei contemporanei per il grande scultore. A tal uopo gli scrisse il 29 agosto 1818 esprimen-

1 Testamento del nobile conte Luigi Tadini; Lovere, 8 Ricciardetto ammogliato, poema comico di Luigi
Filippi, 1892, art. 19, p. 11. Tadini; Crema, Ronna, 1803.

2 Appendice, n. IIJ. 9 Lettera 25 giugno 1803, da Roma, del Canova al

3 Le sculture e le pitture di Antonio Canora pubbli- conte.

cute fino a quest'anno 179"> ; Venezia, Palese, 1796. 10 Salmi, cantici ed inni cristiani del conte Luigi Ta-

4 Lettera 11 novembre 1796, da Roma, del Canova dini, posti in musica popolare dai maestri Giuseppe Gaz-
ai conte Luigi Tadini. zaniga e Stefano Pavesi; Crema, Ronna, 1818.

5 Lettera 5 dicembre 1801, da Roma. 11 Queste considerazioni precedono i Salmi, cantici ed

6 Appendice, n. I. inni religiosi nell'edizione citata.

7 Lettera 18 febbraio 1818, del Canova al conte. 12 Appendice, n. I.

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